E se questo ciclo avesse ancora qualcosa da dire?

di Redazione

Non c’è all’orizzonte pressione sugli utili aziendali, per Delitala di Pictet Asset Management il ciclo più lungo della storia potrebbe fare un altro pezzo di strada

Il quadro macroeconomico attuale vede una perdurante debolezza delle economie globali che alimenta i timori di una possibile recessione, mentre le banche centrali sono tornate ad essere accomodanti, vista l’assenza di inflazione. Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management, ha una posizione un po’ più costruttiva rispetto ai timori di recessione manifestati dal mercato che non ritiene del tutto suffragati dai fondamentali. Un rischio da monitorare, spiega, è quello di una eventuale compressione degli utili aziendali che potrebbe seguire alla ripresa dei salari reali, qualora la produttività smettesse di crescere a un ritmo superiore rispetto a questi ultimi, ma il ciclo sembra avere ancora potenzialità da esprimere.

QUADRO MACRO IN PEGGIORAMENTO

Gli indicatori macro segnalano un andamento negativo, con un contributo peggiore del mondo sviluppato e meno pesante degli Emergenti. Questo andamento, secondo Delitala, non conduce necessariamente a una recessione e alla base di questo parziale ottimismo ci sono principalmente tre fattori: la politica fiscale cinese, le cui misure dovrebbero avere un impatto equivalente all’1,6% sul Pil, con la possibilità che Xi Jinping spinga ulteriormente sull’acceleratore, se necessario; l’ andamento del mercato del lavoro Usa, dove la produttività è cresciuta a ritmi superiori a quelli dei salari reali, indice di una stabilità nella distribuzione delle risorse e, quindi, della sostenibilità delle valutazioni azionarie; una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve che guida tutto il movimento delle principali banche centrali.

LA TRANSIZIONE VERSO IL NEW NORMAL

Il ciclo americano continua dunque a godere di buona salute, così come le valutazioni delle imprese. L’appiattimento della curva dei rendimenti, una condizione che in passato faceva presagire una fase recessiva a distanza di 15-18 mesi, oggi potrebbe avere un significato differente: l’analisi degli indicatori macro di Pictet AM, basata su 30 diversi fattori economici, mostra un piccolo aumento della probabilità di recessione, ma ancora distante dalla soglia di allarme. “Non siamo dunque in un periodo di recessione, ma in un periodo di transizione verso un regime nuovo di inflazione di livello molto basso che dovremmo considerare il New Normal”, commenta Delitala.

IL TAGLIO DEI TASSI USA È NECESSARIO, MA SARÀ INFERIORE ALLE ATTESE

La banca centrale Usa ha annunciato una inversione di tendenza, ipotizzando un taglio dei tassi, taglio che secondo gli analisti di Pictet AM è necessario per ripristinare il livello di neutralità dei tassi reali. Il gap da chiudere è di circa mezzo punto percentuale che è solo la metà di ciò che si aspetta il mercato entro il 2020. Con ogni probabilità, prevede Delitala, la Fed ridurrà i tassi di almeno mezzo punto, ma non in un’unica mossa, per non spaventare il mercato e per non esaurire in un solo colpo tutto lo spazio a disposizione. “Il punto centrale della questione è che il mercato incorpora una parte di correzione che non è giustificata dai fondamentali – a meno che non si finisca davvero in recessione”.

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SOTTOPESARE I BOND, CON QUALCHE SCOMMESSA

La dinamica del mercato nel 2019 è stata influenzata da fattori finanziari, ciò che ha fatto la Fed e come il mercato lo ha interpretato, e non da fattori fondamentali. A fare da cuscinetto allo choc finanziario generato dalla guerra dei dazi, osserva Delitala, sono stati i bond, i cui rendimenti da inizio maggio sono diminuiti dello 0,6%, mentre l’azionario è rimasto sostanzialmente fermo sui massimi. “Se in questo momento i bond sono prezzati per una recessione e l’equity incorpora solo un rallentamento, la conseguenza logica è stare sottopesati sull’obbligazionario”, è l’indicazione del manager di Pictet AM. Una strategia attuata con qualche accorgimento: c’è una posizione in Treasuries Usa indicizzati all’inflazione che offrono una esposizione più contenuta alla discesa dei rendimenti, ma anche un minor rischio nell’ipotesi di una correzione del mercato; il sottopeso sulla durata finanziaria complessiva è, in parte, mitigato da una posizione che punta all’irripidimento della curva dei rendimenti Usa, strategia che trarrebbe beneficio da una Fed più accomodante rispetto a quanto preventivato.

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FinanciaLounge
26 Luglio 2019
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