Federal Reserve, perché è possibile un nuovo taglio dei tassi nel 2020

di Leo Campagna

Il focus sull’inflazione da parte delle Fed per Western Asset (affiliata Legg Mason) riduce la probabilità di un rialzo dei tassi: possibili ulteriori tagli, se il carovita USA permanesse ben al di sotto del 2%

L’anno scorso sono state avanzate diverse possibili spiegazioni per i tre tagli consecutivi dei tassi da parte della Fed, ma il legame con l’inflazione è diventato sempre più evidente nel corso dell’anno. Tiene a sottolinearlo John Bellows, Portfolio Manager di Western Asset, affiliata Legg Mason, che, inoltre, segnala come la banca centrale statunitense, sempre nel corso del 2019, abbia dimostrato quanto sia disposta a usare le leve di politica monetaria per sostenere il suo obiettivo di inflazione.

UN SIGNIFICATIVO E PERSISTENTE AUMENTO DELL’INFLAZIONE

“Tutto questo implica che non si possa escludere un ulteriore allentamento della politica monetaria, evenienza che avrebbe alte probabilità di materializzarsi qualora i prezzi al consumo negli USA non aumentassero secondo le aspettative della Fed”, specifica Bellows. Il quale, a questo proposito, ricorda che, nelle sue due ultime conferenze stampa, il presidente della banca centrale USA Powell ha precisato che, per rialzare i tassi, dovrebbe osservare “un significativo e persistente aumento dell’inflazione”.

LA STRATEGIA DI COMPENSAZIONE DELLA FED

Affermazione che ribadisce il nuovo approccio della Fed nella conduzione della politica monetaria in futuro, basato sulla possibilità di adottare una strategia di “compensazione”, con la quale l’Istituto cercherebbe di bilanciare periodi di inflazione inferiore al 2% con periodi di inflazione superiori al 2%.

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RIALZO DEI TASSI FED? PROBABILE AL 7,5%

È risaputo che la misura di inflazione preferita dalla Fed è il PCE Core (attualmente all’1,6%): secondo Bellows un “aumento realmente significativo” potrebbe essere considerato solo un rialzo di prezzi al consumo al di sopra del 2%. Tenendo conto delle dichiarazioni di Powell, sembrerebbe pertanto ragionevole presumere che, per giustificare un aumento dei tassi, il PCE dovrebbe posizionarsi su valori uguali o superiori al 2,2%, per almeno sei mesi. Tuttavia la volatilità annuale del PCE core negli ultimi 20 anni è stata dello 0,6% il che comporta che esista una probabilità inferiore al 7,5% che i criteri di Powell possano essere soddisfatti entro la fine del 2020 (vedi grafico).

olatilità annuale del PCE core negli ultimi 20 anni
olatilità annuale del PCE core negli ultimi 20 anni

IL POSIZIONAMENTO PER IL 2020

Nel 2019 Western Asset è riuscita, al contrario di molti investitori, a posizionarsi in modo corretto rispetto al comportamento della banca centrale statunitense, proprio perché ha saputo interpretare molto presto il nuovo focus sull’inflazione. “Quest’anno riteniamo decisamente contenuta la probabilità di un rialzo dei tassi. Al contrario non è possibile escludere del tutto ulteriori tagli, soprattutto se l’inflazione dovesse permanere ben al di sotto del 2%”, conclude Bellows.

amedved / iStock / Getty Images Plus


Financialounge.com
25 Gennaio 2020
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