Uber, rapporto choc: in Usa oltre 3mila aggressioni sessuali

di Chiara Merico

Un’indagine della stessa società rivela che lo scorso anno ci sono stati oltre tremila casi di aggressione. In due anni, inoltre, ci sono stati 97 incidenti mortali con 107 vittime

Nuovo scandalo per Uber, a pochi giorni dalla revoca della licenza a Londra: ieri la società ha reso noto che negli Usa nel 2018 si sono verificati oltre 3.000 casi di aggressioni sessuali durante le sue corse, con nove persone assassinate e 58 morte a causa di incidenti stradali.

RAPPORTO CHOC

Dati choc, che sono contenuti in un rapporto sulla sicurezza messo a punto dalla stessa azienda di ride sharing: Uber ha però sottolineato come gli incidenti rappresentino una frazione infinitesimale del totale delle corse, che negli Usa è di oltre 1,3 miliardi ogni anno.

NUMERI ELEVATISSIMI

“Sono comunque numeri scioccanti e difficili da digerire”, ha ammesso Tony West, responsabile legale di Uber. Tra il 2017 e il 2018 le aggressioni sessuali sono state circa 6.000, tra cui 235 stupri e migliaia tra molestie, abusi e tentativi di violenza carnale.

INCIDENTI MORTALI

Dal rapporto di Uber inoltre emerge come in due anni gli incidenti stradali mortali sono stati 97, con 107 vittime. Si sono inoltre registrate anche 19 aggressioni fisiche mortali. L’azienda ha diffuso questi dati per la prima volta, dopo le pressioni ricevute da istituzioni e associazioni per la difesa dei consumatori perché sia aumentato il livello di sicurezza di chi utilizza la app.

L’INDAGINE DI LONDRA

E sempre la sicurezza è al centro dell’inchiesta che a Londra ha portato alla revoca della licenza a Uber: l’indagine ha infatti rivelato come oltre 14mila corse nella capitale inglese siano state effettuate da conducenti non autorizzati.

Allarme sicurezza, Uber perde la licenza a Londra

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CONDUCENTI NON AUTORIZZATI

Dai controlli effettuati dalla Transport for London sono infatti emerse diverse criticità, tra cui una modifica ai sistemi che ha permesso a persone non autorizzate di caricare le loro foto sugli account dei conducenti. Così alcune corse sono state effettuate da conducenti senza licenza, incluso uno che era stato diffidato per aver diffuso immagini pedopornografiche.

TITOLO IN CALO

Uber continua comunque a operare a Londra, in attesa dell’appello. Ora però la notizia delle aggressioni in Usa rischia di dare un nuovo colpo al titolo, che in Borsa continua a calare: dopo l’Ipo da record in maggio, il titolo ha perso circa un terzo del suo valore iniziale, fissato a 45 dollari per azione: nell’ultima seduta a Wall Street veniva infatti scambiato a 28,65 dollari, poco sopra i minimi.




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6 Dicembre 2019
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