Tassi Treasury Usa sottozero? Per Greenspan “non ci sono ostacoli”

di Redazione

L’ex capo della Fed Alan Greenspan afferma che “non ci sono ostacoli” all’ipotesi che i rendimenti dei buoni del Tesoro Usa scendano al di sotto dello zero. Una tesi che sposa di fatto quella di Joachim Fels, consulente economico globale per Pimco

In base alle ultime stime, esistono circa 15mila miliardi di dollari di debito pubblico in tutto il mondo con un rendimento attualmente negativo. Tra i pochi grandi Paesi a essere esclusi da questo trend ci sono gli Stati Uniti, ma l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ritiene che non vi siano ragioni che impediscano ai  Treasury Usa di unirsi al lungo elenco di governativi con tassi inferiori allo zero in circolazione.

PRESIDENTE DELLA FED DAL 1987 AL 2006

Alan Greenspan, che ha ricoperto la carica di presidente della banca centrale statunitense dal 1987 al 2006, in un’intervista telefonica a Bloomberg News martedì scorso ha dichiarato che “zero” non ha alcun significato effettivo per il mercato obbligazionario statunitense e che tassi al di sotto di quel livello psicologico, già superato da molti altri Paesi, non sarebbero inconcepibili per il debito statunitense. I commenti dell’economista di 93 anni si vanno ad aggiungere a quelli di un numero crescente di addetti ai lavori di Wall Street, che contemplano la reale possibilità che i tassi dei Treasury possano spingersi in territorio negativo.

LA TESI DEL CONSULENTE ECONOMICO GLOBALE DI PIMCO

In un post sul blog datato 6 agosto, Joachim Fels, consulente economico globale per Pimco, ha affermato che l’escalation delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina potrebbe essere il driver capace di portare i Treasury a tassi inferiori allo zero. Secondo l’esperto di Pimco, a orientare il trend dei tassi in territorio negativo concorrono due importanti fattori: la demografia e la tecnologia. L’incremento dell’aspettativa di vita corrisponde ad un allargamento del risparmio desiderato, mentre le nuove tecnologie permettono di risparmiare capitale e quindi consentono di ridurre le spese contraendo la domanda di investimenti a priori.

PERCHÉ GLI INVESTITORI ACQUISTANO TITOLI CON RENDIMENTO NEGATIVO

Gli investitori che acquistano titoli obbligazionari con un rendimento negativo accettano il fatto che recupereranno alla scadenza meno dei loro investimenti originali per assicurarsi, nel frattempo, il possesso di debito garantito da un governo ritenuto solido e sicuro. La dinamica dei rendimenti negativi sul mercato si è moltiplicata dopo oltre un decennio di politiche monetarie ultra espansive, mirate a ridurre l’inflazione ostinatamente bassa e la crescita anemica in Europa e in alcune parti dell’Asia.

TUTTO IL DEBITO TEDESCO OFFRE OGGI TASSI NEGATIVI

L’economista capo di Deutsche Bank Securities Torsten Sløk ha calcolato che circa il 42% del debito a rendimento negativo fa capo al Giappone: seguono a distanza Francia (14,7%), Germania (13,1%), Spagna (4,9%), Olanda (4,3%) e Belgio (2,4%). Inoltre tutte le scadenze del debito pubblico tedesco evidenziano un rendimento negativo, con il Bund a 10 anni che paga il -0,60%: altri Paesi il cui debito ha tassi negativi sono Olanda (100%), Finlandia (89%), Francia (75%), Austria (72%), Irlanda (66%), Belgio (64%), Portogallo (54%) e Spagna (50%).

UNA TENDENZA CHE NON SARÀ VALIDA PER SEMPRE

Greenspan si è dichiarato d’accordo con la teoria formulata da Fels, secondo la quale gli investitori sono più disposti a trattenere un debito con rendimento negativo perché hanno orizzonti temporali molto più lunghi. “Il motivo per cui le persone continuano ad acquistare titoli del Tesoro a lungo termine con rendimenti così bassi può essere anche dovuto alle forze che hanno alterato le preferenze temporali delle persone. Ma è anche vero che centinaia d’anni di storia mostrano che questi cambiamenti non saranno per sempre”, ha puntualizzato Greenspan. Come dire che, in un prossimo futuro, nel momento in cui le banche centrali dovessero ritornare sul sentiero della normalizzazione dei tassi, questa tendenza potrebbe arrestarsi e con essa, in parallelo, diminuire la quantità di titoli governativi in circolazione con tassi negativi.

TASSI DEI TREASURY USA A 10 ANNI IN CADUTA LIBERA

Intanto il rendimento del Treasury Usa a 10 anni è crollato dal 2,67% di inizio anno all’1,56% di venerdì 16 agosto e si è quasi dimezzato rispetto al 2,87% di 12 mesi prima. Un trend che potrebbe proseguire sia perché i governativi Usa sono ritenuti un bene rifugio per eccellenza e questa fase di avversione al rischio spinge gli investitori verso questa asset class e sia perché sono tra i pochi titoli di stato di un paese “core” ad offrire un rendimento positivo.

blackred / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
20 Agosto 2019
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