La riscossa del Brasile

Non può certo dirsi soddisfatto l’investitore italiano che abbia avuto in portafoglio azioni brasiliane da inizio anno: dal primo gennaio al 27 settembre, infatti, il loro valore è sceso in media del 14,97% in euro.

E poco importa se, negli ultimi tre mesi, il suo investimento si è rivalutato di quattro punti percentuali. Quel che conta veramente, infatti, è sapere se esistano opportunità di rialzo per i prossimi 6- 12 mesi.

A guardare i fondamentali della Borsa brasiliana i presupposti per una riscossa ci sono. Infatti il rapporto prezzo/utili, che attualmente viaggia intorno a quota 18,8, potrebbe portarsi a 12,6 qualora le aspettative sugli utili attesi per i prossimi 12 mesi (+49%) saranno rispettate: il raggiungimento di questo obiettivo collocherebbe il p/e della Borsa del Brasile al di sotto della sua media quinquennale che è a quota 13,3.

Inoltre anche il rapporto prezzo/patrimonio netto, che si posiziona ora a 1,49 è più che accettabile (soprattutto trattandosi di un listino emergente). Di tutto rispetto anche i dividendi: il dividend yield medio del listino azionario brasiliano si attesta al 3,66%.

Non mancano però nemmeno i punti critici.
Il primo fra tutti è legato alla valuta. Il real brasiliano ha perso l’11,5% del suo valore rispetto all’euro e la tendenza a breve resta di debolezza. L’altro fattore critico, che è legato a filo doppio con la valuta (tramite i tassi di interesse) è l’inflazione. I prezzi al consumo hanno infatti rialzato la testa nel 2013 (+6,1%, rispetto al 5,8% dello scorso anno) ma dovrebbero scendere di nuovo al 5,8% l’anno prossimo.

Insomma molte luci ma anche qualche ombra sebbene la qualità delle società quotate non manchi: da Petroleo Brasileiro a Itau Unibanco, da Cia de Bebidas das Americas a Banco Badesco, da Vale a BRF, da Ultrapar Partecipacoes a Banco do Brasil, da Banco Santander Brasil a Telefonica Brasil.




FinanciaLounge
7 Ottobre 2013
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