Cosa insegnano i primi 10 anni di Google in Borsa

Era il 19 agosto 2004 quando il titolo Google esordiva ufficialmente sul listino azionario del Nasdaq chiudendo la sua prima seduta di Borsa a 42,5 dollari: esattamente 10 anni dopo, la quotazione del motore di ricerca in Internet più famoso al mondo viaggia intorno ai 595 dollari.

A conti fatti, si tratta di una performance complessiva del 1.300 per cento, pari ad oltre il 30 per cento annuo composto: nello stesso arco di tempo, l’indice S&P500 di Wall Street si è rivalutato del 6% annuo composto per arrivare a sfiorare l’8% considerando anche i dividendi distribuiti nel periodo.

Per rendere ancora più concreta l’eccezionale performance del titolo Google in questi suoi primi 10 anni di Borsa, si può pensare al fatto che chi avesse investito 10 mila dollari nell’agosto 2004 oggi si ritroverebbe titoli che valgono circa 140 mila dollari.
Un risultato legato a doppio filo con la crescita impetuosa del gruppo nel decennio; il fatturato, per esempio, è balzato dai 3,2 miliardi di dollari del 2004 ai 66 miliardi attesi per quest’anno, mentre il margine operativo, che è al 20% dei ricavi, proietta Google tra le cinque più importanti corporation americane: la capitalizzazione di Borsa invece ammonta a 400 miliardi di dollari, preceduta soltanto da Apple (601 miliardi) e Exxon Mobil (423 miliardi).

Tuttavia, un’analisi più attenta di questi 10 anni di Google in Borsa consentono di ricavare agli investitori preziose indicazioni.
In primis, è indispensabile che il management della società abbia una view di medio lungo termine precisa e che, soprattutto, la rispetti nel tempo. Google è partito come motore di ricerca nel web ma, in linea con la mission dichiarata dal management agli investitori (innovazione, sperimentazione, flessibilità, capacità di rischiare in nuovi business), si è ingigantita con il lancio di Gmail, l’avvio del servizio di mappe Google Maps, l’acquisizione strategica di YouTube, la messa a punto del browser Google Chrome, il boom del sistema operativo Android per gli smartphone, il successo dei social network, la commercializzazione dei tablet Nexus, l’affermazione dei servizi musicali a pagamento, gli investimenti nelle fibre ottiche e nella tecnologia satellitare. In pratica, non basta crescere e accumulare profitti ma è indispensabile innovare e ricercare sempre nuove opportunità di business.

In secondo luogo, chi investe in titoli di questo tipo deve essere comunque pronto a sopportare correzioni di prezzo anche violente a seguito o di risultati trimestrali inferiori alle attese o per situazioni particolarmente avverse alla Borsa: dopo il crac della banca d’affari Lehman Brothers, per esempio, il titolo Google in pochi mesi ha lasciato sul parterre oltre la metà del suo valore di Borsa.

Infine, non è assolutamente sicuro che i prossimi 10 anni siano per il titolo Google brillanti o quantomeno soddisfacenti: per questa ragione il consiglio, per un investitore dotato delle normali conoscenze dei mercati finanziari e con poco tempo a disposizione per le proprie scelte di portafoglio ma che intenda diversificare la parte azionaria puntando sulla rivalutazione a medio lungo termine dei titoli hi tech, è quello di puntare su un buon fondo azionario specializzato sul settore della tecnologia.




FinanciaLounge
21 Agosto 2014
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