Attese & Mercati – Settimana dal 15 ottobre 2018

Insight su cosa ci aspetta e cosa potrebbe sorprenderci nelle economie e sui mercati. Entra nel vivo la stagione delle trimestrali a Wall Street, attesa per i verbali Fed. Conto alla rovescia per i rating sull’Italia, per la Brexit arriva il giovedì della verità.

BANCHE USA PRONTE A RECUPERARE IL RITARDO?

In settimana occhi puntati sulle trimestrali delle grandi banche USA, sui verbali dell’ultima riunione della Fed dopo gli attacchi di Trump e sui dati in arrivo dalla Cina, a cominciare dal PIL del terzo trimestre. Le banche americane vedono viaggiare gli utili a una velocità superiore al resto dello S&P 500 ma i rispettivi titoli performano peggio dell’indice. I primi infatti corrono al 26% sopra i livelli di un anno prima contro il 21% e qualcosa del resto del mercato, mentre le azioni delle banche hanno il segno meno davanti rispetto a inizio anno contro un 2% positivo per l’indice. Finora sono uscite JP Morgan e Citi, entrambe battendo le stime. Strettamente legati alle prospettive per le banche i verbali dell’ultima riunione della Fed. Gli investitori cercheranno conferme di un altro rialzo in arrivo a dicembre e di altri due-tre nel 2019, dopo le parole decisamente sopra le righe di Trump sulla banca centrale. Tassi in rialzo significano margini che si ricostruiscono per le banche.

UN CIRCOLO VIZIOSO CHE NASCONDE UN INCUBO

Continua il conto alla rovescia per l’arrivo a fine mese dei rating di Moody’s e Standard & Poor’s sul merito di credito italiano mentre la manovra di bilancio del 2019 atterra a Bruxelles con i tassi dei BTP che viaggiano ai massimi da quattro anni. Attualmente i rating delle due agenzie sono situati appena due scalini sopra lo status di junk. Un downgrade metterebbe a rischio lo status di ‘investment grade’ del debito italiano, che per molti investitori istituzionali internazionali costituisce un vincolo. Il circolo vizioso in agguato è costituito da downgrade, conseguenti forti vendite di BTP, conseguente calo dei prezzi e aumento dei rendimenti, conseguente costo del debito più elevato per l’Italia. Il contrario di quello di cui avrebbe bisogno una manovra che vuol spingere la crescita del PIL. Con ulteriore rischio in agguato, già battezzato la ‘nemesi’ della manovra. Vale a dire un governo costretto a salvare le banche i cui conti sono impiombati dallo spread fuori controllo spendendo così i soldi che erano destinati al reddito di cittadinanza, proprio mentre entra nel vivo la campagna elettorale europea. Un incubo che Mario Draghi non sembra ritenere possa avverarsi.

GIOVEDÌ DELLA VERITÀ PER LA BREXIT A BRUXELLES

Si avvicina il vertice del 18 ottobre che potrebbe sbloccare la trattativa sulla Brexit, con meno di sei mesi rimasti alla scadenza ultima per un accordo di uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna. L’andamento della sterlina sembra indicare ottimismo, nelle ultime due settimane si è rafforzata del 2% contro dollaro. Sulla moneta britannica molti sono ancora posizionati al ribasso, e un accordo farebbe scattare ricoperture e rally. Uno dei nodi più complicati riguarda il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il partito nord-irlandese DUP, da cui Theresa May dipende per la maggioranza in Parlamento, minaccia di ritirare il suo appoggio, facendo cadere il governo, se l’accordo di Brexit dovesse limitare i movimenti di persone e merci tra le due Irlande. La Brexit è importante anche per l’Italia, se Bruxelles mostrasse la capacità di trovare un accordo potrebbe essere un buon viatico anche per un’intesa sulla manovra italiana.

CharlieAJA / iStock / Getty Images Plus


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15 Ottobre 2018
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