Attese & Mercati – Settimana dal 19 agosto 2019

di Redazione

Venerdì Powell parla a Jackson Hole: la domanda è se questa volta dirà qualcosa o lascerà ancora i mercati al buio. Intanto i cigni da neri diventano grigi ma affollano i cieli, ultimamente ne sono stati avvistati ben 10. Il tormentone ferragostano della curva invertita e cosa vuol dire veramente per Wall Street

TUTTI A JACKSON HOLE AD ASCOLTARE JAY POWELL

Il piatto forte della settimana verrà servito venerdì 23 agosto, quando Jerome Powell parlerà al simposio organizzato dalla Fed di Kansas City a Jackson Hole, in Wyoming. L’attesa è grande perché quando ha tagliato i tassi per la prima volta dopo quasi 11 anni a fine luglio ha lasciato mercati e investitori all’asciutto sia quanto a motivazioni della decisione sia quanto a indicazioni sulle mosse future. La Bce manderà una rappresentanza di tre membri del board, Cœuré, Lane e la Lautenschläger, ma non ci sarà Mario Draghi, che tanto, a differenza di Powell, quello che aveva da dire lo ha già detto forte e chiaro e fatto ribadire un paio di giorni fa dall’ex falco Olli Rehn: il bazooka è carico e pronto a sparare di nuovo. La lista di quello che ci si aspetta, non si sa quanto invano, da Powell è lunga: se la Fed ha aperto un ciclo di tagli dei tassi, se vede anche lui segni di recessione all’orizzonte come prevedono gli ‘esperti’ in inversione delle curve, se sa qualcosa di come vanno le trattative con la Cina sui dazi, se le turbolenze ferragostane di Wall Street lo hanno preoccupato, oppure se lo preoccupano il rallentamento delle economie in Cina e Europa, e magari se continua a pensare che la Fed deve essere del tutto indipendente. In attesa di Powell a metà settimana escono i verbali delle ultime riunioni di Fed e Bce. I primi sono quelli da leggere con più attenzione.

STORMI DI CIGNI GRIGI AVVISTATI ALL’ORIZZONTE

Con la nebbia che avvolge il futuro di economia e mercati anche i cigni non sono più neri, ma sono diventati grigi. Vale a dire non eventi catastrofici che quando arrivano all’improvviso fanno una strage, ma volatili dal colorito più sfumato, che da soli o soprattutto in combinazione possono fare danni, non necessariamente gravi. MarketWatch ne ha avvistati dieci che potrebbero alzarsi in volo nei prossimi mesi. Il primo è che non si arrivi alla scadenza del 31 ottobre per sapere come va a finire il tormentone Brexit, perché Boris Johnson potrebbe addirittura bruciare i tempi e dichiarare l’uscita unilaterale della Gran Bretagna entro agosto. Il secondo è che la guerra dei dazi diventi molto belligerata sul fronte dell’auto, tra Usa da una parte e Ue e Giappone dall’altra, e il terzo che il conflitto si allarghi anche all’industria aerospaziale, vale a dire Airbus e Boeing. Hong Kong la troviamo solo al quarto posto, e finalmente al quinto la crisi politica italiana, che potrebbe degenerare in conflitto aperto con Bruxelles sulla manovra. Poi abbiamo l’Iran e le tensioni nel Golfo al sesto posto, mentre il settimo cigno grigio sono le guerre valutarie, che potrebbero minare la fiducia degli investitori. L’ottavo cigno grigio è un possibile conflitto indo-pakistano innescato dal contenzioso sul Kashmir, mentre il nono è l’Argentina, dove pesa il rischio che dopo le primarie Macri perda anche le elezioni generali a ottobre. Decimo e ultimo cigno grigio l’esplosione di nuove guerre e guerriglie dei dazi in Asia, con possibili teatri quello nippo-coreano e l’India, finita nel mirino di Trump per le tariffe introdotte sulle importazioni americane.

CURVA INVERTITA NON VUOL DIRE SOFFERENZA IN ARRIVO A WALL STREET

Negli ultimi giorni si è parlato molto, e molto spesso a sproposito, di inversione della curva dei tassi americana che starebbe annunciando una recessione in arrivo. La prima cosa da dire è che non si tratta di un fatto scientifico ma di una ricorrenza storicamente rilevante. La seconda è che la curva dei tassi americani, vale a dire i rendimenti sulle scadenze brevi più in alto di quelli sulle lunghe, non è una novità ma una realtà da parecchi mesi, almeno per quanto riguarda la parte brevissima della curva, vale a dire i 3 mesi. Quello che è successo a metà agosto è che anche i rendimenti a due anni si sono portati sopra quelli a 10 anni, anche se per lo spazio di una mezza giornata, come si può vedere dai dati pubblicati quotidianamente dal sito del Dipartimento al Tesoro Usa. Ma poi c’è da dire che anche se l’inversione della curva negli ultimi decenni ha molto spesso anticipato una recessione, i suoi effetti sul mercato non sono stati certo catastrofici, come mostra il grafico riportato qui sotto.

WALL STREET E LA CURVA INVERTITA: ANDAMENTO STORICO DELLO S&P 500 DOPO L’INVERSIONE

Source: Dow Jones Market Data

amedved / iStock / Getty Images Plus


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19 Agosto 2019
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