“Essere costantemente competitivi, non occasionalmente grandi”

In questa intervista Alessandro Aspesi spiega perché la gestione attiva può essere l’approccio giusto per i prossimi anni rivelando gli elementi distintivi di Columbia Threadneedle Investments.

Negli ultimi anni la sfida per i manager attivi è stata inquadrata quasi esclusivamente in termini di costo basandosi sul fatto che i fondi attivi sono più costosi dei fondi gestiti in modo passivo. Ma sono stati ignorati quasi del tutto i vantaggi dei fondi attivi, come ad esempio lo scambio di informazioni a lungo termine con il management aziendale al fine di ottenere performance migliori per gli azionisti e la capacità di evitare determinate società nel momento in cui siano gestite male o si trovino ad affrontare ostacoli secolari o strutturali. In questa intervista Alessandro Aspesi, Country Head per l’Italia, illustra gli elementi distintivi della gestione attiva dei fondi Columbia Threadneedle Investments.

Gli ETF stanno continuando ad affermarsi sul mercato anche grazie ai costi ridotti e ai rendimenti capaci di replicare il mercato di riferimento, ma negli ultimi anni i gestori attivi stanno riconquistando quote di mercato: cosa ne pensa?

“Negli ultimi 10 anni, gli ETF non specializzati o di nicchia, hanno beneficiato di un’elevata liquidità nei mercati finanziari alimentata dal QE (quantitative easing, ndr), che ha fatto crescere i prezzi delle classi di attivi. Tuttavia, quando la liquidità globale tende a deteriorarsi, è probabile che la concentrazione sull’esposizione al beta di mercato non sia altrettanto gratificante. Inoltre le dispersioni nei rendimenti offerti dai singoli titoli è probabilmente destinata ad aumentare nel momento in cui l’era della politica monetaria super-accomodante si concluderà e la volatilità tenderà a crescere”.

Perché un investitore dovrebbe scegliere i fondi comuni a gestione attiva?

“Dedicare molto tempo a scegliere singoli titoli non interessa molto gli investitori, anche perché nel lungo e lunghissimo termine i rendimenti agganciati al beta (strettamente connessi all’andamento del mercato, ndr) senza alcun obiettivo di battere il mercato e con costi di gestione molto bassi possono assicurare i ritorni desiderati: le statistiche storiche suggeriscono che, nei periodi di più decadi, le performance dei mercati azionari tendono a superare la liquidità e il mercato obbligazionario. Tuttavia, pochi investitori hanno un orizzonte di oltre 10 anni e, nei periodi brevi e lunghi, esistono enormi variazioni nei rendimenti generati da singoli titoli, settori e paesi, che possono essere acquisiti mediante la selezione rigorosa di titoli. Crediamo fortemente che i mercati siano inefficienti e riteniamo che la differenziazione degli investimenti sottostanti, tramite un approccio attivo, sia molto importante”.

Ritenete che lo scenario attuale dei mercati e quello previsto per i prossimi 12 mesi possa favore la gestione attiva rispetto a quella passiva? E perché?

“Dal nostro punto di vista, ci sono diverse ragioni in base alle quali riteniamo che un approccio attivo possa essere quello più efficace nel 2018 e in un mondo post-QE. I mercati azionari hanno funzionato molto bene negli ultimi anni, ma la storia mostra che non riescono a crescere per sempre. Pertanto, le strategie che si basano soltanto sul beta puro (ovvero sull’andamento del mercato, ndr) difficilmente potranno essere efficaci. D’altra parte esistono importanti rischi macroeconomici e azionari derivanti dall’incertezza del mercato e dalla geopolitica, nonostante la spinta del QE. Ecco perché sarà importante distinguere tra vincitori e perdenti in termini di idee d’investimento”.

I gestori attivi partono da costi superiori a quelli dei fondi passivi: come possono colmare questo gap?

“In un mondo a basso reddito, il ‘valore aggiunto’ generato dai gestori attivi può essere una componente significativa del totale della performance complessiva degli investitori azionari, consentendo peraltro di assorbire le più alte commissioni di gestione degli investimenti. In ogni caso, il fattore costi non può essere l’unico elemento di valutazione. Riteniamo che gli investitori dovrebbero tenere in considerazione elementi come: valutazione dei rendimenti e come vengono generati; orizzonte temporale; livello di rischio e soprattutto volatilità. Solo allora gli investitori possono prendere decisioni informate in merito ai relativi meriti degli investimenti attivi e passivi e alla loro adeguatezza per soddisfare esigenze specifiche. La crescita dei fondi gestiti in modo passivo aumenta l’inefficienza del mercato aumentando la prevalenza dei prezzi dei titoli che salgono in modo indiscriminato”.

Qual è l’elemento distintivo della gestione attiva implementata nei fondi Columbia Threadneedle?

“Vogliamo essere costantemente competitivi, non occasionalmente grandi e i clienti apprezzano questa affidabilità costante nel tempo. Possiamo fare due esempi. Threadneedle (Lux) Global Multi Asset Income, il nostro prodotto ‘income’ diversificato che si pone un target annuo di rendimento del 5%, è stato lanciato 3 anni fa e fin dall’inizio ha battuto il suo obiettivo, con un reddito superiore al 6% sia nel 2015 che nel 2016. Inoltre, il fondo ha generato un ritorno uguale al mercato azionario globale con una volatilità ridotta rispetto a quella del mercato azionario puro.  Un altro esempio, di lunghissimo termine, è quello relativo al nostro fondo Threadneedle American Select : mille dollari investiti al suo lancio nel 1982 avrebbero raggiunto un controvalore odierno di 55.000 dollari, oltre due volte i 23.000 dollari raggiunti dallo stesso investimento nell’indice S&P500 di Wall Street”.




FinanciaLounge
3 Novembre 2017

Gestione attiva e gestione passiva

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