Azionario Giappone, motivi di ottimismo a breve e a lungo termine

Le aziende giapponesi aumentano i dividendi e riacquistano azioni proprie proteggendo i corsi azionari dai ribassi di breve termine mentre le riforme dovrebbero essere un potente propulsore di  lungo termine

Tra le principali aree geografiche che hanno mostrato segnali di rallentamento della propria economia negli ultimi mesi figura pure il Giappone. Il suo Pil, nel terzo trimestre, si è posizionato al livello più basso da 4 anni, mentre gli ultimi dati sulle attività industriali, aggiornati al mese di novembre, confermano la decelerazione del Sol Levante. Tuttavia, nonostante questo quadro che appare tutt’altro che roseo, secondo Daisuke Nomoto, Gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle Investments, le compagnie giapponesi hanno risorse e margini per cercare di sostenere il ROE (return on equity).

IN CASSA 1.700 MILIARDI DI DOLLARI DI RISORSE

“Tra le aree dove i manager del Sol Levante possono far leva spicca, per esempio, la gestione dei portafogli che può fornire importanti risorse tramite una più efficace implementazione delle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni), disinvestimenti di attività non strategiche, spesa più sostenute per investimenti e per ristrutturazioni, e anche l’innovazioni di prodotto” spiega l’esperto, convinto peraltro che, grazie ai circa 1.700 miliardi di dollari di liquidità in cassa, le aziende possano continuare ad aumentare i dividendi e a riacquistare azioni proprie. Proiettando lo sguardo al lungo termine, invece, Daisuke Nomoto reputa che le riforme avviate sull’aumento della forza lavoro, sul potenziamento della produttività e sull’ottimizzazione della governance, dovrebbero essere capaci di irrobustire l’economia e, a cascata, migliorare le prospettive del mercato azionario del Sol Levante.

RIFORMA DELL’IMMIGRAZIONE

La riforma dell’immigrazione è importante per correggere le implicazioni dell’invecchiamento della popolazione, in modo da colmare il gap delle domanda di lavoro. Si tratta di un aspetto di assoluta rilevanza visto che il Pil è funzione sia delle dimensioni della forza lavoro che della produttività. Le politiche governative volte a dare una risposta strutturale al problema di carenza strutturale di forza lavoro nel paese (aumentando la partecipazione delle donne e dei cittadini più anziani) non hanno dato i frutti sperati e quindi la riforma sull’immigrazione è cruciale. In base ai dati del rapporto “Replacement Migration” stilato dall’ONU, il Giappone avrà bisogno di 343.000 migranti l’anno nel periodo 2000 – 2050 solo per preservare la sua popolazione di 126 milioni, mentre ne dovrà disporre di 647.000 l’anno nel caso invece volesse 77 milioni di lavoratori attivi. Numeri che fanno capire come l’obiettivo del governo di Tokyo, dichiarato a giugno dello scorso anno, di attrarre nel paese mezzo milione di nuovi lavoratori l’anno risulti esiguo al punto che le autorità nipponiche con ogni probabilità procederanno con un aumento del numero dei permessi di soggiorno per lavoratori qualificati

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AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ

In parallelo alla riforma dell’immigrazione, deve procedere quella per aumentare la produttività. In questo ambito occorre ricordare come in Giappone, a fronte di un settore manifatturiero leader mondiale nell’adozione dell’automazione industriale, la produttività del lavoro nei settori non manifatturieri stazioni su livelli molto al di sotto delle medie dei paesi occidentali. E le riforme dello stile di lavoro avviate dall’attuale esecutivo hanno proprio l’obiettivo di incidere, migliorandola, la crescita della produttività e le future modalità di lavoro. “Questo anche perché le misure adottate non si limitano ai classici interventi mirati sulle retribuzioni, sugli orari di lavoro, e sulla flessibilità. Ma puntano con decisione sull’adozione di nuove tecnologie: dall’intelligenza artificiale, all’Internet delle cose, dall’automazione industriale all’accelerazione della costruzione dell’infrastruttura 5G: “ rivela Daisuke Nomoto.

CORPORATE GOVERNANCE

Infine, ma non meno importante, la corporate governance, che deve essere rivista in modo totale per sbloccare le potenzialità dell’impresa privata, un aspetto chiave della strategia di crescita del Giappone. Le aziende giapponesi hanno incrementato la loro sensibilità nei confronti della redditività e dell’efficienza del capitale: basti pensare che il ROE (return on equity) è balzato dal 3% del 2011 a circa il 9% nel 2017, cioè vicino ormai alle media delle compagnie europee. “Abbiamo prontamente approfittato del nuovo contesto di corporate governance che si respira per rimodulare i contenuti dei nostri incontri con molti team direttivi senior giapponesi, in modo da garantire più spazio alle strategie di lungo termine, alle politiche di gestione del capitale, alle performance e alla creazione di modelli di business originali” conclude Daisuke Nomoto.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Columbia Threadneedle Investments

Nikada / Royalty-free / Getty Images


FinanciaLounge
5 febbraio 2019
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