Sunday View

Non possiamo fare a meno del carbone, per ora

Nel 2025 aumentano le energie da fonti rinnovabili, ma c’è anche incremento del fossile: c’è lo zampino della befana?

di Lorenzo Cleopazzo 4 Gennaio 2026 10:00

financialounge -  carbone Energie rinnovabili sunday view transizione energetica
Fare un’analisi di coscienza può essere tra le cose più difficili da compiere. Certo, quando siamo piccoli è tutto più semplice: che sarà mai aver mangiato una caramella di nascosto, capita di aver dimenticato l’astuccio a scuola, o quanti di noi qualche volta non hanno fatto i compiti; ma man mano che si diventa grandi, però, diventano grandi anche le responsabilità e, con esse, le zone grigie in cui ci si può muovere. Per esempio: come definiremmo un’azione di per sé sbagliata, ma fatta per ottenere un obiettivo giusto? Per dire, per una domanda così è nata un’intera branca della filosofia morale che ha tirato fuori libri e libri di esempi e metafore, senza mai venire a capo della faccenda. Capite quanto è difficile?

Per fare un esempio pratico che (guarda caso) è anche calzante con il Sunday View di questa settimana, potremmo chiederci: è giusto fare affidamento su un combustibile fossile ritenuto oggettivamente dannoso, per creare uno sviluppo economico che porterà poi ad avere più energia sostenibile?

Andiamo avanti assieme tra le righe, e vediamo cosa ne viene fuori!

DIVERSIFICAZIONE ENERGETICA OLD STYLE


Il nostro mondo, economico e geopolitico, ruota attorno ad alcuni punti fermi: l’oro come bene rifugio per eccellenza; il petrolio come uno degli indicatori chiave dei mercati e degli equilibri globali; e più in generale la capacità di produrre, gestire e diversificare le fonti energetiche, elemento centrale della stabilità e dello sviluppo. E non a caso c’è grandissima attenzione proprio attorno a quest’ultimo punto, con le energie rinnovabili che continuano a crescere fino a soddisfare addirittura il 70% della domanda di elettricità. Ma l’aumento delle fonti green non basta dato che, come evidenziato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), il fabbisogno crescente di elettricità porta con sé un incremento anche dei combustibili fossili, con il carbone che si candida come principale fonte di produzione di energia elettrica globale per i prossimi dieci anni, in un contesto in cui si prevede che l’economia cresca a un tasso medio del 3%.

Ma come mai, nonostante una crescita continua e solida delle fonti alternative, il carbone non accenna a diminuire? Nel suo report annuale, l’AIE sottolinea quanto l’incertezza geopolitica globale si ripercuota anche nel settore energetico e nei flussi commerciali legati proprio all’energia, e questo si riflette in primis su petrolio e carbone, le due fonti più “classiche” e consolidate. Se però il primo sta vivendo un periodo di difficoltà dato dall’eccedenza dell’offerta (quasi 4 milioni di barili al giorno previsti nel 2026 secondo l’AIE, con l’OPEC+ che ha già annunciato la sospensione di ulteriori aumenti produttivi nel primo trimestre), il secondo rimane stabile: secondo il Financial Times, la domanda globale di carbone aumenterà dello 0,5% rispetto all’anno scorso, arrivando a un nuovo massimo storico. Questo incremento è stato dettato soprattutto dagli Usa, con l’aumento del prezzo del gas e le politiche di Trump favorevoli ai combustibili fossili; ma anche dall’Europa, dove, a causa di fattori esterni che hanno condizionato la produzione idroelettrica ed eolica, la domanda di carbone è aumentata registrando un piccolo stop nella sua continua discesa: solo il 3% a fronte di un calo medio del 18% tra 2023 e 2024.

In altre parole, andare sul “classico” aiuta e non poco: quando il nuovo che avanza è costretto a uno stop, il vecchio recupera sempre terreno.

CLASSIC IS BETTER


Questo non è certo una novità, dato che anche nel Settecento, in un’Europa attraversata da crisi politiche, tensioni sociali e grande incertezza, molti artisti decisero di non rischiare troppo e di tornare a qualcosa che fosse già una garanzia: l’arte classica. Dopo tutti i fronzoli e le decorazioni di Barocco e Rococò, lo stile Neoclassico portava una ventata di novità, guardando al passato. I fisici statuari e l’iconografia dei miti greco-romani erano ciò che l’occhio cercava: equilibrio, proporzione, ordine. Si affermano così autori come Jacques-Louis David e Antonio Canova, che piacciono un sacco sia ai loro contemporanei, sia ai nostri. Tutto perché offrono dei modelli già legittimati dalla tradizione e codificati nella nostra cultura, tanto che vanno alla grande ancora oggi.

IL CARBONE NELLA CALZA


Okay, in un mondo sempre più orientato al green, è difficile paragonare il fumo nero del carbone alle sinuosità di una scultura del Canova, ma tant’è: come i modelli dell’antica Grecia, anche il caro buon vecchio carbone sa dire ancora la sua. E quante ne ha da dire! L’AIE prevede che la domanda di combustibile fossile entri in una fase di consolidamento, per poi scendere del 3% entro il 2030, spostando il suo baricentro verso l’Asia, dove (a dispetto di una Cina sempre più orientata al green), Paesi come l’India e continuano ad affidarsi al combustibile “neoclassico”.

Il punto, allora, non è tanto assolvere il carbone in sé o chi lo utilizza, ma capire come e perché resta in gioco. In questo senso ci appare non tanto come una soluzione di passaggio, ma come un passaggio di consegne: l’abbassamento del 3% entro cinque anni non è una destinazione, ma rimane comunque un traguardo. Uno di quelli di cui essere sodisfatti, perché porta con sé punti importanti in vista dell’arrivo.

BONUS TRACK


Per tornare alla domanda iniziale: è giusto affidarsi così tanto, di nuovo, al carbone? Per molti versi sì, per molti altri no. Per fortuna non dobbiamo scegliere noi, perché nei prossimi giorni passerà a trovarci qualcuno che con il suddetto carbone ha qualche familiarità. Speriamo solo che ne porti di più dove serve, piuttosto che nelle nostre calze!

Trending