Titolo in declino

Fine del mito Zoom: dopo il crollo in Borsa arrivano anche i downgrade

Simbolo delle "pandemic stocks", Zoom Video oggi vale 73 dollari contro i quasi 600 toccati due anni fa. E ora c'è anche il downgrade di Morgan Stanley

di Controredazione 12 Ottobre 2022 11:48
financialounge -  pandemia The Contrarian Zoom
financialounge -  pandemia The Contrarian Zoom

Quasi tutti lo abbiamo rimosso (o stiamo cercando di farlo) ma durante i mesi del lockdown eravamo arrivati a organizzare aperitivi online per vedere qualche faccia amica. Impossibilitati a uscire di casa, la nostra vita si era riversata quasi per intero sul web. Riunioni di lavoro, visite dai parenti, incontri con gli amici e meeting vari: per molti mesi tutto è successo online, davanti alla telecamera del computer, quasi sempre su Zoom.

DA 600 A 73 DOLLARI IN DUE ANNI


Per Zoom Video Communications la pandemia ha coinciso con un boom mai visto prima. A ottobre 2020, quando si temeva che il Covid ci avrebbe tenuto in casa ancora per molto, il titolo era arrivato poco sotto i 600 dollari. E quanto vale oggi? Martedì 11 ottobre ha chiuso a 73 dollari. Da inizio anno è in calo di oltre il 70% e non ha nemmeno intercettato il rimbalzo (effimero) dei titoli tecnologici della scorsa estate. Due anni di rinascita per il mondo "fisico", due anni da dimenticare per Zoom.

LA BOCCIATURA DI MORGAN STANLEY


Ora, come se non bastasse, è arrivato anche il downgrade di Morgan Stanley. La grande banca di Wall Street ha portato il titolo da "sovrappeso" a "neutrale" e ha tagliato il price target da 130 a 90 dollari. Una sonora bocciatura per il titolo diventato suo malgrado il simbolo delle pandemic stocks, le azioni esplose durante la pandemia per poi sgonfiarsi lentamente e inesorabilmente. Altri casi simili sono quelli di Teladoc e Peloton. Ma il declino di Zoom ha un valore simbolico più alto, forse perché quasi tutti durate la pandemia l'abbiamo usata almeno una volta.

I (TANTI) PROBLEMI DI ZOOM


Gli analisti di Morgan Stanley hanno avvertito che la bocciatura di Zoom è sul medio periodo e che le potenzialità del titolo sul lungo termine restano intatte. Ma i ricavi continuano a scendere insieme agli utenti e la società americana non è riuscita a trovare un modo per mettere a reddito la crescita ipertrofica di utilizzatori nel periodo pandemico. L'inflazione e il dollaro in crescita hanno fatto il resto, nell'ultimo caso assottigliando i ricavi provenienti dall'estero. L'altra pecca rilevata da Morgan Stanley è relativa alla scarsa capacità di Zoom di intercettare le aziende, unica vera fonte di ricavi per una società di videoconferenze. Riassumendo: meno brindisi e più riunioni di lavoro possono salvare Zoom. Magari senza aspettare un'altra pandemia.
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