Lo scenario

Futuri rialzi sulle Borse europee grazie ai capitali occidentali in fuga da oriente

Un’ipotesi “contrarian” per il medio termine dei listini in un periodo di previsioni cupe. Con la deglobalizzazione molti capitali occidentali potrebbero tornare sui mercati domestici per investimenti soprattutto su titoli value

di Controredazione 24 Maggio 2022 10:21
financialounge -  The Contrarian
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In un periodo così difficile per le Borse di tutto il mondo per la guerra e per l’inflazione tornata a correre non mancano le previsioni catastrofiste, come sempre in questi casi. Partiamo subito da un punto: nemmeno stavolta sarà la fine del mondo. A tendere Wall Street in primis recupererà e nel lungo periodo vedremo nuovi massimi. A tendere appunto, ma nel frattempo cosa ci dobbiamo aspettare? Quanto durerà ancora questa tempesta perfetta?

LO SCENARIO DELLA DEGLOBALIZZAZIONE


C’è uno scenario nuovo che si è generato con la guerra, quello della deglobalizzazione. Ormai ne parlano tutti, anche diverse grandi case del mondo dell’asset management. Dopo decenni all’insegna della globalizzazione e dell’illusione che le ragioni del business potessero rendere tutti uguali i vari player sul pianeta, la guerra ha riportato anche i più illusi dalla sbornia globalista a una realtà un po’ diversa, molto diversa, quella di un mondo di fatto diviso in blocchi. Da una parte c’è l’Occidente libero e democratico e i suoi paesi alleati nei diversi continenti, come il Giappone o l’Australia giusto per fare qualche esempio, dall’altra c’è quello che possiamo definire il blocco dei paesi asiatici autocratici.

RITORNO DI CAPITALI IN OCCIDENTE


Se nel mondo “omogeneo” della globalizzazione i capitali erano abituati a muoversi in modo fluido da una parte all’altra del globo inseguendo le opportunità del momento, con la deglobalizzazione i capitali dovranno cominciare a tenere conto dei blocchi, della variabile geopolitica. E, quando parliamo di capitali, parliamo di investimenti sia produttivi che finanziari. È immaginabile che quelli occidentali, diretti e indiretti (ci sono capitali asiatici che di fatto hanno ormai “testa” in Occidente), sceglieranno sempre più di stare più vicini a casa. Immaginate un manager che oggi proponesse alla sua azienda di delocalizzare tutto o investire tutto in Asia, immaginate la possibile risposta dei vertici aziendali. La percezione del rischio oggi è cambiata, il rischio paese è concetto tornato fortemente in auge. Certi azzardi oggi non si possono più fare.

RITORNO AI TITOLI VALUE?


Ci potrebbe essere quindi a medio termine un trend generale di ribilanciamento degli investimenti finanziari occidentali che potrebbe penalizzare soprattutto Asia e mercati emergenti. Con un contestuale possibile ripensamento anche per quanto riguarda i comparti: più value, meno growth. Più investimenti in storie molto concrete, in settori come produzione, assicurativo, bancario, infrastrutture, meno investimenti al contrario in casi di mirabolanti promesse di risultati per business futuribili. Dunque, nel medio periodo potrebbe partire una corsa all’investimento in certi asset europei che potrebbe far salire sensibilmente i prezzi di mercato visto che non c’è molto da comprare in questo senso. E questo potrebbe riguardare anche l’Italia, con banche e assicurazioni possibili oggetti del desiderio per big a caccia di acquisizioni.

ASPETTANDO UN SEGNALE


Ora c’è la guerra e ci sono tutti i timori legati all’inflazione. Una fase difficile destinata a durare ancora. Ma a un certo punto, magari su qualche segnale che potrebbe fare da “trigger” inducendo gli investitori a cominciare a guardare diversamente tutto il quadro, i listini europei potrebbero girarsi insieme a quelli americani andando a innescare un trend di recupero, un trend rialzista strutturale incentrato su titoli value. Per ora tutto questo è solo un’ipotesi. Un’ipotesi molto “contrarian” in un periodo così cupo.
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