Perché le aziende del lusso proteggono dall’inflazione più dell’oro

Lusso contro inflazione
di Leo Campagna 17 Agosto 2021 - 7:50

Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, illustra perché le società del lusso possono imporre il prezzo senza il pericolo di diminuire le vendite, facendone una protezione dall’inflazione migliore dell’oro

In questo momento non c’è un argomento che preoccupi più dell’inflazione, non soltanto per i possibili impatti nella seconda parte dell’anno, ma anche per come potrebbe condizionare l’orizzonte di lungo termine. Una fonte di preoccupazione alimentata da alcune importanti analogie con gli anni Settanta.

UN BALUARDO DAL RITORNO ALL’INFLAZIONE

“In quegli anni, dopo decenni di crescita e benessere privi di tensioni sui prezzi al consumo, l’oro ha costituito un baluardo dal ritorno dell’inflazione. Ci si chiede se oggi non si stia ripetendo l’errore di allora, quando i primi segnali di inflazione vennero definiti transitori e ignorati, la Fed lasciò che la domanda superasse l’offerta e quella tolleranza liberò la grande inflazione degli anni Settanta” fa sapere Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR.

L’ANDAMENTO DELL’ORO DAL 1973 AL 1991

Dati alla mano, il valore del metallo giallo registrò un aumento del 35% tra il 1973 e il 1979, distanziando di molto l’inflazione che correva a quasi il nove percento all’anno. Tra il 1980 e il 1984, invece, l’oro perse circa il 10% mentre l’inflazione media annua si aggirava a 6,5% e la stessa dinamica si è ripetuta tra il 1988 e il 1991, con i prezzi al consumo in corsa al 4,6% a fronte di quotazioni del metallo prezioso in ritirata.

L’ORO NON RAPPRESENTA UNA GARANZIA DI DIFESA DALL’INFLAZIONE

“Andamenti che dimostrano come l’oro non rappresenti tanto una garanzia di difesa dall’inflazione quanto piuttosto uno strumento di protezione da shock improvvisi o crisi politiche: quando viene meno la fiducia nelle istituzioni si rafforza la fiducia nel metallo prezioso” specifica Benetti.

SITUAZIONE DEBITORIA DI MOLTE ECONOMIE

Un’altra analogia con gli anni Settanta che aumenta i timori sull’inflazione è la situazione debitoria di molte economie. “La liquidazione del debito del secondo dopoguerra fu agevolata dalla concertazione tra banche centrali e governi, grazie alla quale fu possibile mantenere i tassi nominali sotto l’inflazione. Una strategia che ha consentito di diminuire il peso reale del debito senza tagliare spesa sociale o aumentare le tasse. Sotto le regole di Bretton Woods, nel dopoguerra il sistema monetario era a cambi fissi, non c’erano movimenti di capitali, la crescita economica prevedeva anche una distribuzione del benessere e, soprattutto, il mondo era molto più piccolo.

OGGI LA REPRESSIONE FINANZIARIA SAREBBE UNA PESSIMA IDEA

Oggi la repressione finanziaria sarebbe una pessima idea. L’ampiezza dei mercati finanziari è molto più estesa, così come la liquidità e gli operatori: sarebbero necessarie politiche monetarie interventiste, misure di controllo rigorose che avrebbero esiti ancora più distorcenti nell’allocazione dei capitali” puntualizza Benetti.

DAL PUNTO DI VISTA DEGLI INVESTITORI

Dal punto di vista degli investitori, ricorda il manager, l’inflazione agisce come un acido sulle obbligazioni, corrodendone il valore reale delle cedole e dei capitali rimborsati a scadenza. Va un po’ meglio per le azioni, in particolare per le società in grado di adeguare ricavi, utili e dividendi. Tra queste si distinguono le società del settore del lusso che beneficiano di prezzi capaci di crescere fuori scala rispetto ai comuni indici di inflazione.

L’INDICE CLEWI DI FORBES

“Lo dimostra l’andamento dell’indice della Classe Agiata, messo a punto da Forbes (il CLEWI , Cost of Living Extremely Well Index), una specie di un paniere di quaranta beni e servizi esclusivi. I prezzi dei beni e servizi di lusso salgono senza vincoli perché non compromettono il gradimento e l’acquisto, prevalentemente circoscritto presso un certo segmento di clientela. Le società del lusso rispondono perfettamente alla possibilità di imporre il prezzo senza il pericolo di diminuire le vendite, facendone una protezione dall’inflazione migliore dell’oro” conclude il Market Specialist di GAM (Italia) SGR.

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