Inflazione Usa, i Big Data dicono che è solo una fiammata passeggera

Lo studio
di Virgilio Chelli 6 Luglio 2021 - 14:26

AllianceBernstein ha analizzato quasi 30.000 trascrizioni di annunci sugli utili di 3.200 società Usa quotate, giungendo alla conclusione che gli aumenti dei costi non sono permanenti e non gonfieranno i prezzi

L’inflazione Usa ha continuato a salire toccando a maggio il il tasso annuo più alto da oltre 25 anni e suscitando preoccupazione tra gli investitori, perché anche un’inflazione leggermente più elevata erode il valore reale dei rendimenti e spesso determina un aumento dei tassi d’interesse. Ma l’inflazione non è destinata a restare elevata e il balzo è temporaneo: gli aumenti dei prezzi rallenteranno il passo nel corso dell’anno e, con l’allentamento dei vincoli di approvvigionamento indotti dalla pandemia, l’offerta raggiungerà la domanda, riducendo la pressione sui prezzi.

VERIFICA DEI DATI SOCIETÀ PER SOCIETÀ

Dopo aver sostenuto questa tesi dal punto di vista macroeconomico, AllianceBernstein è andata a verificare la sua ipotesi analizzando più attentamente i dati sottostanti, società per società, in modo da comprendere la tesi anche dal punto di vista microeconomico. Un’ analisi firmata da Robert Hopper, Director of High Yield and Emerging-Market Corporate Credit Research, Susan Hutman, Director – Investment Grade Corporate Credit Research e Fixed Income Responsible Investing, e Eric Winograd Senior Economist, tutti di AllianceBernstein, spiega come si è arrivati ad avere conferma delle previsioni sfruttando il potere dei Big Data.

ESAMINATO OGNI GRANELLO DI SABBIA

I tre esperti di AllianceBernstein spiegano che costruire una tesi microeconomica per l’inflazione è come esaminare ogni granello di sabbia in una spiaggia e poi riunire i dati per creare un’immagine del litorale. L’elaborazione di un insieme di dati tanto esteso è stata condotta con l’elaborazione del linguaggio naturale NLP, che permette ai computer di dare un senso al contenuto di documenti scritti. AllianceBernstein ha iniziato con un’analisi NLP di quasi 30.000 trascrizioni degli annunci sugli utili di 3.200 società statunitensi quotate, andando poi a identificare tutte le discussioni dei management sull’inflazione, sui fattori trainanti e sulle modalità di adattamento, analizzando anche le espressioni utilizzate, in modo da comprendere i possibili effetti in termini di margine.

PRESSIONI SUI COSTI IN GRAN PARTE ASSORBITE

L’indagine ha rivelato che le pressioni sui costi, che hanno iniziato a calamitare l’attenzione a febbraio, soprattutto nei settori di beni di consumo e prodotti industriali, al momento sembrano essere state in gran parte assorbite, evitando il trasferimento sui prezzi finali. Inoltre, i manager ritengono che gran parte dell’inflazione dipenda dalle perturbazioni nei mercati del lavoro e nella catena di approvvigionamento, dal che AllianceBernstein deduce che le pressioni saranno temporanee, dato il proseguimento delle campagne vaccinali, la riapertura delle scuole e il ritiro nei prossimi mesi dei sussidi di disoccupazione potenziati che porterà i lavoratori al reinserimento.

ANCHE GLI ANALISTI CONCORDANO

Poi AllianceBernstein si è rivolta ai suoi analisti per avere stime a livello aziendale dei costi di produzione e dei vincoli alla capacità produttiva e ottenere dati aggregati e per settore sull’andamento dell’inflazione, riscontrando che, seppur significative, difficilmente le pressioni sui costi saranno permanenti. Circa due terzi delle società Usa sono sottoposti per lo meno a una certa pressione sui costi di produzione, mentre l’altro terzo risente di una pressione significativa. Ma gli analisti di AllianceBernstein ritengono che siano pressioni per lo più temporanee destinate a esaurirsi con le riaperture del 2021.

QUADRO SETTORIALE ETEROGENEO

A livello settoriale, il quadro è invece più eterogeneo, con compagnie aeree, automotive, strutture ricettive e tempo libero, prodotti industriali, vendite al dettaglio, supermercati e tecnologia soggetti a pressioni moderate o forti sui costi di produzione che probabilmente persisteranno nel 2022 e oltre. Ma AllianceBernstein ha esaminato altre due variabili: velocità di ricostruzione delle scorte e l’intensità dei vincoli alla capacità produttiva, scoprendo che le imprese hanno generalmente una capacità inutilizzata sufficiente a evitare pressioni sostenute sui prezzi una volta che le catene di approvvigionamento iniziano a normalizzarsi.

I DATI DEL FRONTE MICRO SI ALLINEANO AL MACRO

Gli esperti di AllianceBernstein sottolineano in conclusione che il fronte microeconomico si allinea a quello macro e che alla fine, anche se alcuni settori potrebbero registrare aumenti sostenuti dei prezzi, le prospettive generali sono più rosee. L’analisi a livello aziendale ha confermato che le società statunitensi sono soggette a pressioni significative sui costi, dato lo shock delle chiusure, ma non ha riscontrato alcuna prova convincente di un trend rialzista dell’inflazione una volta usciti dalla pandemia. Anzi, l’approfondita analisi condotta sulle imprese dice che l’attuale incremento dell’inflazione potrebbe attenuarsi.

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