Laureati e stipendi, ecco quali sono quelli che guadagnano di più

La classifica
di Gaia Terzulli 1 Luglio 2021 - 13:01

Rapporto Almalaurea: dottori in informatica in testa alla classifica (1.833 euro al mese). Psicologi ultimi, con circa 1.100 euro mensili

Guadagnano più di tutti gli altri laureati in Italia, circa 1.833 euro al mese e, una volta terminati gli studi, trovano lavoro nel 97% dei casi. Sono i laureati in Informatica fotografati dall’ultimo rapporto di Almalaurea sul tasso di occupazione dei laureati nel nostro Paese.

LETTERATI E PSICOLOGI IN FONDO ALLA CLASSIFICA

In fondo alla classifica i laureati in Lettere, con il 77% degli impiegati. Ma i meno pagati risultano gli psicologi, che con circa 1.100 euro di stipendio mensile sono il fanalino di coda di un Paese in cui il livello di retribuzione dei laureati è tra i più bassi in Europa.

SUL PODIO DEI PIÙ PAGATI ANCHE GLI INGEGNERI INDUSTRIALI

Nella classifica stilata da Almalaurea a tallonare gli informatici ci sono gli ingegneri industriali, con stipendi da 1.825 euro al mese e un tasso di occupazione post laurea del 96,4%. Seguono i laureati in Economia e Giurisprudenza: questi ultimi, a cinque anni dal conseguimento del titolo, trovano lavoro nel 79,7% dei casi e percepiscono onorari da 1.468 euro.

LE LAUREE A CICLO UNICO

Tra le lauree a ciclo unico quella in medicina ha garantito un impiego al 93,4% dei laureati, che secondo Almalaurea guadagnano circa 1.788 euro al mese.

L’EFFETTO DELLA PANDEMIA SUL TASSO DI OCCUPAZIONE DEI LAUREATI

Prevedibilmente, oggi, il livello di occupazione giovanile in Italia risente degli effetti della pandemia. Un secondo rapporto di Almalaurea sulla condizione lavorativa di 655mila laureati distribuiti in 76 atenei analizza i risultati raggiunti dai laureati nel 2019, 2017 e 2015, intervistati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Nel 2020 il 69,2% dei laureati di primo livello e il 68,1% di quelli di secondo livello hanno un lavoro, avendo concluso gli studi nel 2019.

LA DIMINUZIONE DEL LIVELLO DI OCCUPAZIONE

Rispetto alla precedente rilevazione, il tasso di occupazione a un anno è diminuito di 4,9 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,6 punti per quelli di secondo livello. È chiaro che a risentire maggiormente della contrazione del mercato del lavoro è stato chi vi si è affacciato in piena pandemia, a un anno dalla laurea.

EFFETTI MENO DOLOROSI PER I LAUREATI A 5 ANNI DAL TITOLO

Infatti, le conseguenze della crisi occupazionale innescata dal virus sono state marginali sui laureati a cinque anni dal conseguimento del titolo. Nel loro caso il tasso di impiego è calato, rispetto all’ultima rilevazione, di 0,6 e di 0,9 punti percentuali, rispettivamente per i laureati di primo e secondo livello.

GENDER GAP E DIFFERENZE TERRITORIALI: DUE PIAGHE ANCORA APERTE

Il rapporto di Almalaurea sulla condizione lavorativa dei 655 laureati in 76 atenei italiani conferma, peraltro, le tradizionali differenze di genere e territoriali tra chi si ha trovato un’occupazione dopo gli studi. A parità di condizioni, gli uomini hanno il 17,8% di probabilità in più di lavorare a un anno dalla laurea rispetto alle donne. Inoltre, a confronto di chi vive al Sud, i residenti al Nord hanno il 30,8% di possibilità in più di trovare un impiego.

GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SULLE DONNE

Le donne, com’è noto, hanno anche subito maggiormente gli effetti della pandemia sul piano occupazionale, soprattutto nel secondo periodo del 2020, quello caratterizzato dalla graduale riapertura delle attività economiche.

…E SUI RESIDENTI AL NORD

Infine, a dispetto delle generali migliori condizioni di chi risiede al Nord, secondo Almalaurea la pandemia ha penalizzato di più i laureati residenti al Centro-Nord rispetto a quelli del Sud.

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