Pictet torna sui titoli difensivi: meno beni di consumo e più utility in portafoglio

Scelte di portafoglio
di Leo Campagna 25 Giugno 2021 - 7:50

Pictet Asset Management opta per una esposizione un po’ più difensiva, riducendo l’allocazione in titoli industriali e beni di consumo voluttuari. Resta il sovrappeso su titoli finanziari e immobiliari

Questo è il momento opportuno per prendere precauzioni sul mercato azionario alla luce dei forti guadagni registrati dall’inizio dell’anno. È la raccomandazione che si sentono di suggerire gli esperti di Pictet Asset Management partendo dalla constatazione che la crescita economica abbia ormai raggiunto il suo apice, soprattutto in Cina e più recentemente negli Stati Uniti. In parallelo, sono in accelerazioni le aspettative di inflazione.

UNA COMBINAZIONE SFAVOREVOLE ALLE AZIONI

“Si tratta di una combinazione che storicamente è sempre risultata sfavorevole alle attività rischiose, come le azioni”, spiegano i professionisti di Pictet AM. Certo, ammettono, i profitti aziendali hanno registrato crescite stellari nel primo trimestre ma ritengono che le previsioni degli analisti sugli utili per azione e i margini di profitto siano fin troppo ottimistiche per il periodo 2022-2025.

RIPORTATO A NEUTRALE IL PESO DI SANITÀ E UTILITIES

In ogni caso, non ipotizzando nessuna imminente ondata di vendite, i manager di Pictet AM hanno ridotto l’allocazione in alcuni dei settori azionari ciclici più vulnerabili e costosi, aumentando il peso nelle aree più difensive. “Abbiamo declassato a ‘sottopeso’ i titoli dei beni di consumo voluttuari e stiamo chiudendo il sovrappeso nei titoli industriali, il settore più costoso del nostro modello e che potrebbe presto risentire di un possibile deterioramento dei sondaggi sulla produzione. Al contrario abbiamo riportato a neutrale i settori della sanità e delle utility sulla scia della constatazione che le valutazioni dei titoli difensivi appaiono ora piuttosto interessanti in termini relativi. Inoltre, le utility tendono a comportarsi piuttosto bene in periodi di aumento dell’inflazione”, puntualizzano gli esperti di Pictet AM.

SOVRAPPESO NEI FINANZIARI E IMMOBILIARI

Resta, invece, il sovrappeso nei titoli finanziari e immobiliari, settori ritenuti tra i più interessanti in un contesto di rendimenti obbligazionari in aumento e di riapertura delle economie. “Inoltre, in base al nostro modello, sono due dei tre settori più convenienti nella loro storia ventennale. L’immobiliare, in particolare, può offrire anche un certo livello di protezione dall’inflazione dal momento che affitti risultano di solito ancorati agli indici dei prezzi”, spiegano i professionisti di Pictet AM che, a livello geografico, notano un crescente potenziale nei titoli britannici.

IL LISTINO DI LONDRA DI GRAN LUNGA IL PIÙ CONVENIENTE

“Tra i mercati sviluppati è il mercato azionario di gran lunga più conveniente con, inoltre, la prospettiva di beneficiare di un miglioramento dell’economia interna grazie anche alla rapida attuazione del piano vaccinale e delle progressive riaperture. Il listino di Londra si fa preferire anche per il mix settoriale che vede una quota superiore alla media di finanziari e di titoli quality, segmenti che a nostro avviso sembrano ben impostati per performare bene in questa fase del ciclo economico” specificano i manager di Pictet AM.

POCO ATTRAENTI LE AZIONI GIAPPONESI E STATUNITENSI

Sempre secondo le loro analisi, non risultano invece attraenti né le azioni giapponesi e nemmeno quelle statunitensi. Le prime per lo scenario economico giapponese, che appare più cupo, e le seconde per le valutazioni, risultando le più costose tra le regioni prese in considerazione. “Il rapporto prezzo/utile a 12 mesi di Wall Street superiore a 22,5 può essere giustificato solo a condizione che la crescita economica tendenziale resti invariata, i rendimenti obbligazionari rimangano ben al di sotto del 2% e i margini di profitto societari si stabilizzino a livelli superiori alla media. In base alle nostre stime il valore equo dell’indice S&P 500 è di circa 3.600 punti , circa un 14% al di sotto dei livelli attuali”, concludono i manager di Pictet Asset Management.

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