Pictet AM: “La Fed comincerà a rialzare i tassi verso la fine del 2023″

Politica monetaria
di Leo Campagna 16 Giugno 2021 - 14:45

Andrea Delitala Marco Piersimoni (Pictet Asset Management) esaminano la situazione dell’inflazione negli USA e inquadrano il possibile percorso virtuoso per il debito pubblico italiano

L’evoluzione dell’inflazione e del mercato del lavoro, obiettivi delle politiche economiche di Fed e BCE, è strettamente intrecciata alla fiducia di privati e imprese. “Osservando i dati OCSE si nota come le economie di stati Uniti e UE si stiano riprendendo più velocemente e meglio rispetto alle previsioni, con quest’ultime che in molti casi vengono peraltro riviste al rialzo”, fanno sapere Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.

PIL USA AL 7%

Negli Stati Uniti, che secondo l’OCSE dovrebbe registrare un rimbalzo prossimo al 7% in termini nominali, la Fed ha già da tempo comunicato di privilegiare l’occupazione rispetto al controllo dell’inflazione nell’ambito del suo duplice mandato. “La banca centrale USA sostiene la tesi secondo la quale il rialzo dei prezzi al consumo è transitorio: in quest’ottica, il mercato si aspetta un punto di arrivo intorno al 2,5%, un livello tollerabile alla luce degli ultimi anni di inflazione estremamente debole”, spiegano Delitala e Piersimoni.

PRIMO RIALZO DEI TASSI USA A FINE 2023

Secondo i due manager, la Fed potrebbe tollerare anche un carovita prossimo al 3%, ma sarebbe in difficoltà a mantenere l’attuale politica ultra accomandante in presenza di un’eventuale fiammata inflattiva originata dal mercato del lavoro che dovesse consolidarsi. “Per il momento, riteniamo che il rischio di inflazione non verrà contrastato, con la Fed impegnata a ridurre il ritmo e l’importo degli acquisti nel 2022, rimandando il primo rialzo dei tassi a fine 2023”, specificano i due esperti di Pictet Asset Management.

NEXT GENERATION UE

Anche nel Vecchio Continente le istituzioni sono impegnate a non arrestare lo slancio che le economie degli Stati membri stanno guadagnando con i progressi nei piani di vaccinazione. Il problema è che l’inflazione europea non riesce a risollevarsi dall’1,5% e questo, con il debito pubblico sui massimi di sempre, rischia di minare la stabilità finanziaria di molti Paesi della regione, Italia in primis. Gli acquisti della BCE, l’unico compratore netto di BTP, e i tassi ai minimi storici, garantiscono nel breve termine la sostenibilità del debito pubblico italiano. “Nel medio/lungo, sarà fondamentale rilanciare la crescita potenziale. E’ necessario che il testimone degli investimenti pubblici, che sinora hanno sostenuto la ripartenza economica, passi alle finanze comunitarie nella forma del programma Next Generation EU e alle esportazioni, che dovrebbero beneficiare della riapertura delle economie a livello globale” argomentano Delitala e Piersimoni.

FAR RIPARTIRE LE ASPETTATIVE DI FAMIGLIE E IMPRESE

In parallelo sarà poi cruciale far ripartire le aspettative di famiglie e imprese. In Italia, i segnali sono incoraggianti sul versante degli investimenti aziendali meno su quello dei consumi. La pandemia, infatti, ha spinto le famiglie ad aumentare ulteriormente la propria propensione al risparmio in via precauzionale a causa dell’alto livello di disoccupazione e di incertezza sul futuro. “Si tratta, nel caso venissero spesi i risparmi addizionali rispetto al trend pre-Covid, di circa il 7% del PIL” puntualizzano i due manager di Pictet Asset Management.

IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA (PNRR)

Nel frattempo, stanno per iniziare gli stanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la declinazione italiana del programma Next Generation EU, che libererà 182 miliardi di euro di risorse aggiuntive, per il 50% circa destinate alla digitalizzazione e alla transizione verde. “Il Governo stima il PIL nominale su un livello prossimo al 6% nei prossimi due anni: con i tassi di interesse sotto controllo grazie alle manovre della BCE, questa maggiore crescita consentirebbe la stabilizzazione del rapporto debito/PIL del nostro Paese” concludono Delitala e Piersimoni.

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