Ethenea: la Fed ora potrebbe davvero ridurre gli acquisti di titoli

Politica monetaria
di Virgilio Chelli 15 Giugno 2021 - 15:23

Canada, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Norvegia hanno già iniziato a ridurre gli stimoli. La Fed resta cauta, ma se sbagliasse i tempi, l’inflazione potrebbe schizzare oltre il 4-5% e restarci a lungo

Con la ripresa economica globale che avanza e spinge le quotazioni al rialzo su quasi tutti i mercati, gli investitori e gli osservatori tornano a parlare di tapering, vale a dire la riduzione del supporto della politica monetaria fornito dalle banche centrali. Per ora, Fed, Bce e Bank of Japan mantengono un atteggiamento cauto su questa possibilità, mentre diversi istituti centrali di minori dimensioni stanno già riducendo i propri acquisti obbligazionari, peraltro senza causare sconvolgimenti sui mercati.

PER LA FED ORIZZONTE IN AUTUNNO

Sono le considerazioni di Tobias Burggraf, Portfolio manager di Ethenea Independent Investors, secondo cui le consultazioni della Fed sul tapering non cominceranno prestissimo e per l’adeguamento del programma di acquisti obbligazionari dovremo attendere l’autunno. Per la Bce bisognerà invece aspettare ancora più a lungo e non si prevede alcuna stretta monetaria prima del 2022. Ma le banche centrali di Canada, Inghilterra, Nuova Zelanda, e di diversi paesi europei al di fuori della Zona Euro, stanno già iniziando a ridimensionare le politiche accomodanti, senza peraltro causare un crollo dei mercati finanziari.

PRIMA IL CANADA SEGUITO DA NUOVA ZELANDA

L’esperto di Ethenea ricorda che in aprile la Bank of Canada ha annunciato che avrebbe ridotto il proprio programma di acquisti obbligazionari di 1 miliardo di dollari canadesi, pari al 25% del totale, facendo rafforzare la valuta nazionale e causando l’ampliamento degli spread tra i titoli di Stato canadesi e i Treasury statunitensi. A fine maggio poi, la Banca centrale neozelandese ha sorpreso i mercati dichiarando che potrebbe aumentare i tassi di riferimento già nella seconda metà del 2022, e in seguito all’annuncio, il dollaro neozelandese si è apprezzato e i rendimenti obbligazionari locali sono aumentati.

UNA SERIE DI MOSSE IN EUROPA

In Europa, Bank of England ha dichiarato di voler ridurre il ritmo degli acquisti di obbligazioni, portandoli da 4,4 a 3,4 miliardi di sterline alla settimana, mentre l’Ungheria ha annunciato un rialzo dei tassi al fine di impedire che l’inflazione possa sfuggire al controllo, e in Polonia e in Repubblica Ceca la situazione è simile: l’inflazione è superiore agli obiettivi delle banche centrali, per cui aumentano le pressioni per un inasprimento monetario. La Banca centrale svedese ha confermato l’intenzione di terminare il proprio programma di Quantitative Easing verso la fine del 2021, la Banca centrale norvegese ha annunciato che innalzerà i tassi di riferimento nella seconda metà del 2021, e la Banca centrale dell’Islanda ha già inasprito la propria politica monetaria alzando i tassi sui depositi vincolati a sette giorni.

STRATEGIA NON PRIVA DI RISCHI

Fed, la Bce e la Bank of Japan mantengono invece un atteggiamento più cauto, destinato secondo l’esperto di Ethenea a perdurare, ed accolto favorevolmente dai mercati, soprattutto dagli investitori obbligazionari, che generalmente non apprezzano le sorprese. Ma è una strategia non priva di rischi, perché nessuno sa con sicurezza come si evolverà l’economia. Forse il futuro darà ragione alla Fed, che si aspetta una ripresa in tempi molto più lunghi di quelli auspicati. Ma se la Fed dovesse sbagliarsi, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, con un surriscaldamento dell’economia e a un’impennata dell’inflazione ben oltre il 4-5%, con la possibilità che resti a lungo su questi livelli, secondo l’analisi di Ethenea.

FORSE È ARRIVATO IL MOMENTO

In tal caso, la frenata della Fed sarebbe ancora più brusca e dolorosa. La conclusione di Burggraf è che “forse per l’istituto centrale statunitense questo è davvero il momento giusto per avviare la graduale riduzione degli acquisti di obbligazioni, ovvero portarli lentamente al termine: le altre banche centrali stanno dimostrando che questa tattica potrebbe funzionare”.

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