L’inflazione metterà alla prova i nervi della Fed

Politiche monetarie
di Virgilio Chelli 6 Giugno 2021 - 10:00

Columbia Threadneedle Investments prevede che nei prossimi mesi l’inflazione continuerà a salire e la banca centrale Usa subirà pressioni per cambiare il suo atteggiamento ultra-accomodante

Aumentano i timori di mercati e investitori che l’inflazione sia avviata su un percorso di rialzo permanente, Se la Fed davvero intende come dice premere più a lungo sull’acceleratore, i tassi nel breve termine rimarranno più bassi più a lungo, ma riuscirà a mantenere i nervi saldi? Di recente è stata messo alla prova la sua forward guidance, con il mercato che ha iniziato a prezzare un ritmo di rialzo dei tassi di interesse leggermente più aggressivo, e quando l’inflazione continuerà a salire in corso d’anno, la Fed subirà crescenti pressioni a cambiare atteggiamento. Anche una colomba come Larry Summers inizia a vedere un certo rischio di inflazione nello stimolo fiscale di Biden, che probabilmente metterà alla prova la Fed.

LA CORRELAZIONE NEGATIVA TRA AZIONI E BOND

Sono le conclusioni cui giungono Adrian Hilton, responsabile tassi globali e debito dei mercati emergenti e Edward Al-Hussainy, analista senior tassi d’interesse e valute, di Columbia Threadneedle Investments, che in un commento analizzano gli effetti dell’aumento dell’inflazione su azioni e obbligazioni. In particolare i due esperti di Columbia si chiedono se la correlazione negativa tra azioni e obbligazioni, dominante negli ultimi 20 anni, vale a dire da quando l’inflazione si è stabilizzata intorno al 2%, possa essere destinata a cambiare. La domanda resta aperta, e comunque è improbabile un cambiamento repentino, ma la correlazione negativa ma potrebbe iniziare a incrinarsi se l’inflazione dovesse salire ulteriormente.

PORTAFOGLI PIÙ VOLATILI

Le obbligazioni, in particolare i titoli di Stato o le altre forme di debito pubblico, possono essere uno strumento di protezione contro la deflazione. Negli ultimi 25 anni, questo si è rivelato un mercato estremamente proficuo, una forma molto interessante di buffer di portafoglio. Ma, notano gli esperti di Columbia Threadneedle Investments, se l’inflazione si riposizionasse strutturalmente più in alto, quel buffer diventerebbe meno necessario, per cui è probabile che si assista a una riallocazione degli investimenti fuori dei beni rifugio e, più in generale, a uno spostamento verso il rischio, che renderà i portafogli più volatili.

IL FANTASMA DEL TAPER DEL 2013

Il fantasma che perseguita oggi i policymaker è quello del “taper tantrum”, come quello che si verificò nel 2013, quando la Fed, che aveva accennato all’intenzione di ridimensionare il proprio programma di Quantitative Easing adottato dopo la Grande Crisi, finì per irrigidire le condizioni finanziarie, ripristinando il premio a termine sulle obbligazioni, fornito dalla garanzia degli acquisti della banca centrale, un po’ prematuramente e certamente più di quanto fosse giustificato dalle prospettive di crescita e inflazione di allora. Per questo oggi i policymaker non vogliono assolutamente ricadere nello stesso errore, sottolineano gli esperti di Columbia Threadneedle Investments.

CAMBIATO L’ATTEGGIAMENTO SULL’INFLAZIONE

A differenza del 2013, oggi la Fed ci ha detto che in questa occasione ha modificato il proprio modo di reagire all’inflazione e, invece di attivarsi per contrastare gli aumenti dell’inflazione nel breve termine, ha intenzione di pianificare la propria politica in modo tale da garantire che l’aumento dell’inflazione sia sostenibile, consentendo che l’obiettivo venga superato. È un atteggiamento diverso rispetto a quello che avrebbe avuto in passato di fonte a un’inflazione superiore all’obiettivo del 2%, il che significa che lascerà invariati i tassi più a lungo di quanto avrebbe fatto in passato.

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