Questione aperta

Amazon nel mirino delle autorità Usa: “Tiene prezzi alti per i clienti”

Il procuratore di Washington Dc apre un'indagine contro Amazon e solleva nuovamente i dubbi dell'antitrust sui Big Tech americani

di Antonio Cardarelli 26 Maggio 2021 - 8:20
financialounge - news
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Prezzi troppo alti favoriti dal regime di monopolio. Questa l'accusa mossa ad Amazon da Karl Racine, procuratore generale di Washington Dc, che ha messo nel mirino il gigante dell'e-commerce per presunte pratiche finalizzate a far aumentare il prezzo finale dei prodotti.

POSIZIONE DOMINANTE


Secondo l'accusa, Amazon stipulerebbe contratti che vietano ai rivenditori di terze parti che commercializzano prodotti sulla sua piattaforma di mettere in vendita la stessa merce, a prezzo più basso, su altre piattaforme di e-commerce. Oltre a danneggiare i clienti con prezzi più alti, secondo Racine questa pratica metterebbe in pericolo anche l'innovazione. "Amazon ha sfruttato la sua posizione dominante nel mercato al dettaglio online per vincere a tutti i costi. Massimizza i suoi profitti a scapito di venditori e consumatori di terze parti, mentre danneggia la concorrenza, soffoca l'innovazione e inclina illegalmente il campo di gioco a suo favore", ha dichiarato il procuratore generale di Washington Dc.

LA REPLICA DI AMAZON: È ESATTAMENTE IL CONTRARIO


Pronta la replica della stessa Amazon: "I commercianti stabiliscono i loro prezzi per i prodotti che vendono nella nostra piattaforma. Amazon è orgogliosa di offrire prezzi bassi su un'ampia gamma di prodotti e, come qualsiasi negozio, ci riserviamo il diritto di non promuovere offerte a prezzi non competitivi".

BIG TECH VS ANTITRUST


L'indagine aperta da Karl Racine riporta in primo piano la questione antitrust/Big Tech. Da tempo Amazon, insieme a Facebook, Apple e Google, è finita nel mirino delle autorità antitrust americane ed europee. Finora gli enti incaricati di verificare l'esistenza di monopoli che penalizzano mercato e utenti non hanno preso provvedimenti. Joe Biden, per il momento, non sembra essere allineato sulle posizioni di Elizabeth Warren, la candidata democratica che durante la campagna elettorale aveva più volte detto che "è ora di fare a pezzi Amazon, Google e Facebook". Una posizione sostanzialmente sostenuta da un'indagine della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Usa, che lo scorso ottobre aveva rilevato l'esistenza di un monopolio delle Big Tech chiedendo una riforma delle norme antitrust.

STANDARD OIL E MICROSOFT


I precedenti che fanno tremare i polsi a Bezos e Zuckerberg sono almeno un paio. Il primo risale ormai a 110 anni fa, quando in base allo Sherman Act la potentissima Standard Oil Company - che deteneva il 90% del mercato petrolifero - venne divisa in più società. Il secondo è più recente, ma dall'esito diverso. Nel 1998 fu Microsoft a finire nel mirino dell'antitrust americana, accusata di aver monopolizzato il mercato dei software. La società di Gates andò vicinissima allo smembramento dopo una causa durata tre anni, ma alla fine riuscì a salvarsi con un accordo dell'ultimo minuto arrivato pochi mesi dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Recentemente, invece, era stato Elon Musk a chiedere un intervento dell'antitrust contro Amazon: "È il momento di dividerla", aveva detto un anno fa il fondatore di Tesla, ovviamente su Twitter.
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