Adesso sono gli utili realizzati a guidare lo slancio della tecnologia

Titoli tech
di Leo Campagna 3 Maggio 2021 - 19:00

In sintesi, nota Antonio Anniballe (GAM Italia SGR), dopo la grande espansione dei multipli nella primavera 2020, il successivo +41% del Nasdaq è spiegabile quasi interamente dalla crescita degli utili attesi

Le valutazioni elevate, in termini di rapporto prezzo – utili (p/e), rendono i titoli tecnologici vulnerabili, tuttavia la dinamica dei profitti sembra scongiurare l’ipotesi di correzioni profonde. È la conclusione a cui giunge Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR, alla luce delle recenti pubblicazioni dei dati di alcune fra le maggiori capitalizzazioni di tecnologia e internet.

GUARDARE OLTRE ROTAZIONI AZIONARIE, VOLATILITÀ E CORREZIONI DI BREVE

“Se i dati di Alphabet- Google, i cui utili sono risultati del 70% superiori alle attese, spinti da pubblicità online, cloud computing e da un nuovo piano di riacquisto azioni, possono aver sorpreso anche gli analisti più ottimisti, è l’intero comparto hi tech ad aver consegnato solide trimestrali: in 30 casi su 31 le attese degli analisti sono state battute, sia a livello di ricavi, sia di utili”, sottolinea il manager. Si tratta infatti di dati che consentono agli investitori di guardare oltre rotazioni azionarie, volatilità e correzioni di breve termine.

INDICE NASDAQ GUIDATO DALLA CRESCITA DEGLI UTILI

Attualmente il rapporto p/e forward (cioè in base agli utili attesi a 12 mesi) è a 32. A parte il boom della new economy del 2000, rappresenta uno dei valori più alti della storia dell’indice tecnologico. Il confronto rispetto a 10 mesi fa offre però una interessante chiave di lettura del mercato. “Il 10 giugno 2020 il Nasdaq era a circa 10.000 punti, con utili attesi di 320 dollari (e un p/e di 31,2) mentre al 27 aprile 2021, con l’indice oltre i 14.000 punti, il p/e si attestava a 32 grazie ai 435 dollari di profitti attesi. In sintesi, dopo la grande espansione dei multipli avvenuta nella primavera 2020, il successivo +41% del Nasdaq è riconducibile quasi interamente alla crescita degli utili attesi dell’indice”, puntualizza Anniballe.

IL SETTORE DEI SEMICONDUTTORI

Stesso ragionamento può essere condotto per il settore dei semiconduttori, uno dei segmenti growth il cui indice ha registrato una crescita impetuosa, in larga parte commisurata all’andamento degli utili (+70% dai minimi del 2020). “In generale, i risultati del comparto growth continuano ad essere spinti da alcuni trend strutturali come lo sviluppo del cloud computing, le nuove abitudini dei consumatori e l’utilizzo sempre più massiccio di chip, che ha portato ad un cronico deficit di offerta rispetto alla domanda”, spiega il manager di GAM (Italia) SGR.

DIVERSI PERICOLI POTENZIALI

Certo, ammette Anniballe, le valutazioni sono elevate, il che rende i titoli growth vulnerabili in uno scenario di deterioramento del quadro di riferimento. D’altra parte l’elenco dei rischi comprende diversi pericoli potenziali. Si pensi ad un movimento ulteriore e improvviso dei tassi, in particolare quelli reali, oppure a iniziative legislative in materia anti-trust che potrebbero danneggiare le megacap della tecnologia o, ancora, a un possibile aumento della tassazione aziendale da parte dell’Amministrazione Biden, mossa che, peraltro, impatterebbe per l’intero mercato azionario statunitense.

UNA DINAMICA PIÙ STRETTAMENTE CORRELATA A QUELLA DEGLI UTILI

“Resta il fatto che la dinamica degli utili così dirompente, rende difficile immaginare correzioni profonde e durature. Nel lungo termine, il rapporto prezzo/ utili è con ogni probabilità destinato a comprimersi, in tandem con la maturazione dell’attuale ciclo economico e della normalizzazione dei tassi. Ma si tratterà a nostro avviso di una dinamica più strettamente correlata a quella degli utili”, conclude il gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR.

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