Perché la sostenibilità è centrale anche nei portafogli obbligazionari

Idee di investimento
di Leo Campagna 22 Marzo 2021 - 11:46

La corsa delle aziende a impatto zero è guidata dall’Europa con gli investitori che possono influenzare la gestione degli emittenti obbligazionari. Restano attraenti i BTP trentennali e il debito emergente in valuta locale

NESSUNO DOVREBBE PAGARE IL CONTO DELLA PANDEMIA

L’austerity è l’ultima cosa di cui c’è bisogno in questo momento, mentre la cancellazione del debito non deve essere un tabù. Lo sostiene nell’articolo “Cancellare il debito sovrano? Ecco perché non deve essere un tabùMark Dowding, Chief Investment Officer di BlueBay Asset Management, che parte dal forte incremento del debito pubblico causato dalla risposta alla pandemia di Covid-19 e si chiede chi, in ultima analisi, dovrà pagare il conto, e anche cosa avverrà quando l’emergenza sarà passata. Bisogna rendersi conto, secondo Dowding, che è un momento senza precedenti, con tassi di interesse negativi inimmaginabili vent’anni fa, quando la Bce è stata fondata. Alcune regole fissate allora vanno riviste, e oggi in Europa c’è sicuramente maggior consapevolezza che ciascun Paese per prosperare ha bisogno dell’intera Unione. Secondo Dowding un’ulteriore sfida sarebbe la cancellazione del debito garantendo un beneficio equo e proporzionale a ciascun Paese dell’Unione, ma anche questo non sembra un problema insuperabile e l’approccio migliore sarebbe probabilmente basarsi sul criterio del “capital key”, che è lo stesso usato dalla Bce per acquistare obbligazioni.

LA CORSA DELLE AZIENDE A IMPATTO ZERO È GUIDATA DALL’EUROPA

Intanto il 24% di tutte le aziende sarà a emissioni zero entro la fine di questo decennio, con le imprese europee in vantaggio in questo processo (30%) mentre quelle asiatiche (23%) stanno recuperando terreno. A rivelarlo è l’annuale Analyst Survey di Fidelity International che analizza le opinioni dei suoi analisti in tutto il mondo, aggrega le informazioni frutto degli oltre 15.000 meeting con le singole aziende e individua le tendenze chiave nel panorama aziendale. “Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori minacce per la società, i business e la redditività a lungo termine di aziende e mercati”, commenta nell’articolo “La corsa delle aziende ad impatto zero è guidata dall’Europa” Jenn-Hui Tan, Global Head of Stewardship and Sustainable Investing at Fidelity International.

PERCHÈ GLI INVESTITORI SONO IMPORTANTI PER I GREEN BOND

Simon Lue-Fong, Head of Fixed Income di Vontobel, nell’articolo “Gli investitori hanno un ruolo chiave per far crescere le obbligazioni verdi”, sottolinea che la capacità di influenzare la gestione delle società non è un privilegio esclusivo degli investitori azionari. Gli investitori a reddito fisso sono “solo” prestatori di capitale, ma le loro convinzioni si riflettono nei prezzi e nelle valutazioni delle obbligazioni che determinano il costo del capitale delle aziende. L’ESG matura negli investimenti obbligazionari e gli investitori praticano sempre più l’integrazione ESG nei processi di selezione facendo in modo che i titoli “cattivi” costringeranno a pagare di più spingendo verso il basso il prezzo delle obbligazioni e facendo salire il rendimento.

BOOM ESG, MA FATE ATTENZIONE ALL’EMITTENTE

L’ascesa delle obbligazioni ESG sembra destinata ad aumentare anche nell’ambito delle emissioni sovrane e corporate. Andrew Mason, stewardship director – ESG Investment, Aberdeen Standard Investments nell’articolo “Perché gli investimenti ESG non sono una bolla” cita dati Bloomberg secondo cui il mercato globale dei green bond è cresciuto dai 12 miliardi di dollari del 2011 ai 245 miliardi nel 2019, prevedendo una crescita analoga anche per emissioni di obbligazioni sociali, legate agli SDG e a numerosi altri criteri. Di recente, Aberdeen Standard Investments ad esempio ha analizzato un’obbligazione relativa alla pesca sostenibile. Prima di impiegare il capitale, gli investitori dovrebbero considerare anche l’emittente, per accertarsi che l’obbligazione sia in linea con la strategia complessiva del proponente.

QUESTA VOLTA I DIVIDENDI NON DANNEGGIANO GLI OBBLIGAZIONISTI

GAM Investments ritiene che il ritorno ai dividendi aiuterà le quotazioni azionarie e abbasserà il costo del capitale. Lo sottolinea, nell’articolo “Banche europee, perché gli obbligazionisti non devono temere le cedole”, Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments, rilevando che nel caso attuale non vale la teoria secondo cui i dividendi dovrebbero essere dannosi per gli obbligazionisti, in quanto riducono il capitale in eccesso. Oggi, infatti, la capacità di pagare dividendi riflette sia la tranquillità dei regolatori sia le prospettive economiche. Per questo il ritorno ai dividendi è positivo per le valutazioni azionarie e abbasserà il costo del capitale, il che sarà di supporto per la capacità di raccogliere denaro se necessario, e quindi per la resilienza del sistema finanziario. Secondo GAM, un ulteriore segno di normalizzazione è la qualità degli asset, rimasta resiliente nel quarto trimestre, con le perdite su crediti che stanno tornando ai livelli pre-Covid-19.

FOCUS SULLE OBBLIGAZIONI IN VALUTA LOCALE DEI PAESI EMERGENTI

Nell’articolo “Perché privilegiare le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti” la Strategy Unit di Pictet Asset Management spiega perché continua a privilegiare le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti in generale e, in particolare, il debito cinese in yuan: “In base ai dati dell’Institute of International Finance a gennaio sono confluiti sul debito dei mercati emergenti 44 miliardi di dollari di capitale, un quinto dei quali diretti in Cina. È vero che la People’s Bank of China, la banca centrale di Pechino, resta in attesa di verificare gli sviluppi della crescita economica, ma riteniamo che vi sia spazio per fornire, se necessario, nuovi stimoli che sosterrebbero i mercati del reddito fisso”. Inoltre, non si può escludere un apprezzamento della valuta. “La massa monetaria degli Stati Uniti si sta espandendo a un ritmo più rapido di quello della Cina. Le nostre analisi rivelano che, al crescere del divario tra le due componenti a confronto (attualmente il differenziale è di 55 punti percentuali su base annua, il più alto in almeno 14 anni), aumenta il potenziale di apprezzamento dello yuan”.

COSTRUTTIVI SUI BTP TRENTENNALI

Infine Matteo Germano, Head of Multi-Asset di Amundi, nell’articolo “Amundi: neutrale su azionario Usa e Europa, costruttiva su Giappone e Australia” rivela la propria valutazione positiva sui BTP a scadenza lunga. Anche se le valutazioni del debito dei paesi periferici europei presentano un minor potenziale di restringimento degli spread, il manager mantiene un’opinione costruttiva soprattutto per la strategia relative value dei BTP trentennali italiani verso i trentennali tedeschi alla luce della potenza di fuoco della Bce, della domanda di titoli di Stato da parte degli investitori stranieri e della guida del governo assunta da Mario Draghi. Più in generale, Amundi vede un maggior potenziale di restringimento degli spread nel segmento delle obbligazioni High Yield rispetto all’Investment Grade.

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