Cancellare il debito sovrano? Ecco perché non deve essere un tabù

Possibilità concreta?
di Virgilio Chelli 16 Marzo 2021 - 7:50

Mark Dowding, Chief Investment Officer di BlueBay Asset Management, spiega che i titoli di Stato potrebbero restare in modo permanente nelle casseforti delle banche centrali e della Bce in particolare

L’Unione Europea deve rendersi conto che le politiche monetarie adottate finora per contrastare la crisi indotta dalla pandemia sono ancora troppo restrittive, ed è per questo che è rimasta bloccata, con tassi di interesse negativi e inflazione sotto il target. Per risolvere il problema occorrono più acquisti di asset e una politica fiscale ancora più espansiva, altrimenti si rischia di compromettere la capacità dell’economia europea di continuare a crescere. In altre parole, l’austerity è l’ultima cosa di cui c’è bisogno in questo momento, mentre la cancellazione del debito non deve essere un tabù.

NESSUNO DOVREBBE PAGARE IL CONTO DELLA PANDEMIA

Lo sostiene Mark Dowding, Chief Investment Officer di BlueBay Asset Management, che parte dal forte incremento del debito pubblico causato dalla risposta alla pandemia di Covid-19 e si chiede chi, in ultima analisi, dovrà pagare il conto, e anche cosa avverrà quando l’emergenza sarà passata. A differenza dell’uscita dalla grande recessione del 2008-09, Dowding si dice convinto che questa volta nessuno debba ‘pagare il conto’ e che misure di austerity, come tasse e riduzione della spesa pubblica, non siano realmente necessarie.

NESSUN OBBLIGO DA PARTE DELLE BANCHE CENTRALI

Dowding parte osserva che il debito pubblico è molto più basso di quanto appare, perché è in larga parte posseduto delle banche centrali, ma questo implica che il problema del pagamento degli interessi nel tempo non si pone. Inoltre, prosegue Dowding, anche quando l’attività economica si normalizzerà, non vi sarà alcuna necessità o obbligo da parte delle Banche Centrali di ridurre il proprio bilancio e a rivendere sul mercato le obbligazioni acquistate, che possono rimanervi in modo permanente, ‘dimenticandole’.

DIMENTICARE O DETENERE ALL’INFINITO

È in questi termini che l’esperto di BlueBay concepisce la cancellazione del debito. Che poi le banche centrali distruggano materialmente i bond, li trasformino in obbligazioni speciali a 1.000 anni con cedola zero, o semplicemente continuino a detenerli all’infinito rifinanziandoli ad ogni scadenza, la sostanza non cambia. Dowding sottolinea che questo significherebbe guardare ai livelli di debito futuro solo in termini di calcoli fiscali, come è stato ben compreso in Giappone, dove il rapporto debito/Pil supera il 300%, ma la banca centrale detiene tutti i titoli sovrani. Ponendo così la questione, la prospettiva cambia radicalmente, e ad esempio l’Italia risulterebbe non avere alcun problema, con un rapporto debito/Pil effettivo pari a circa la metà dell’attuale.

TIMORI TEDESCHI E VINCOLI DELLA BCE

Secondo Dowding, in Europa il tema debito ha una forte connotazione ‘emotiva’, con Germania e altri Stati nordici intrinsecamente contrari a cancellare o ‘ignorare’ il debito detenuto dalla Bce, per i timori sulla cattiva disciplina fiscale nel Sud, ma l’Italia ad esempio ha una lunga storia di avanzo primario ed è molto meno irresponsabile fiscalmente. Per questo l’esperto di BlueBay crede che questi timori siano eccessivi, ma segnala anche lo scoglio di una Bce i cui Trattati Istitutivi non consentono il finanziamento monetario.

REGOLE DA RIVEDERE, IL CRITERIO DEL CAPITAL KEY

Ma, prosegue Dowding, bisogna rendersi conto che è un momento senza precedenti, con tassi di interesse negativi inimmaginabili vent’anni fa, quando la BCE è stata fondata. Alcune regole fissate allora vanno riviste, e oggi in Europa c’è sicuramente maggior consapevolezza che ciascun Paese per prosperare ha bisogno dell’intera Unione. Secondo Dowding un’ulteriore sfida sarebbe la cancellazione del debito garantendo un beneficio equo e proporzionale a ciascun Paese dell’Unione, ma anche questo non sembra un problema insuperabile, e l’approccio migliore sarebbe probabilmente basarsi sul criterio del ‘capital key’, che è lo stesso usato dalla Bce per acquistare obbligazioni.

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