Recovery Fund: il calcio di rigore che l’Italia non può sbagliare

Dopo la crisi
di Leo Campagna 22 Dicembre 2020 - 17:30

Secondo Andrea Delitala e Marco Piersimoni (Pictet Asset Management) l’Italia deve necessariamente sfruttare l’occasione attuale per fare le riforme e presentarsi tra qualche anno con una ritrovata competitività

Nello scenario base elaborato dall’OCSE occorrerà attendere l’ultimo trimestre del 2021 prima di rivedere il PIL globale tornare al livello di fine 2019. Tuttavia, le molteplici variabili in gioco rendono particolarmente complicate le previsioni economiche per il prossimo anno: basti pensare che la forbice tra scenario migliore e quello peggiore dell’OCSE è di 7.000 miliardi di dollari, circa l’8% del PIL mondiale pari a quasi 88.000 miliardi a fine 2019.

PROFONDE FRATTURE SUL PIANO ECONOMICO E SOCIALE

“Lo stato di estrema incertezza non è l’unico lascito di questo 2020. Come un devastante terremoto, la pandemia ha prodotto delle profonde fratture sul piano economico e sociale”, sottolineano Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Tra gli aspetti più evidenti, l’ampliamento a livello globale del differenziale di crescita tra i Paesi emergenti, con l’Asia e la Cina in testa, e i Paesi sviluppati, con l’Europa indietro. In aumento pure la disuguaglianza tra classi sociali, con i ceti a reddito basso più colpiti dall’ondata di disoccupazione provocata dalla pandemia.

L’URGENZA DI AGIRE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE

È altrettanto vero, tuttavia, che l’emergenza sanitaria ha accelerato, ancora di più rispetto al passato, la consapevolezza dell’urgenza di agire per la tutela dell’ambiente: il calo delle emissioni di CO2 registrato nel 2020 ha dimostrato che è ancora possibile intervenire. Un tema particolarmente caro all’Europa che si è sempre mostrata all’avanguardia sulle politiche ambientali. Il Vecchio Continente, che per primo aveva fissato l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050, ha recentemente rivisto gli obiettivi intermedi per il 2030, rendendoli ancora più stringenti: si punta ora a una riduzione delle emissioni di almeno il 55% rispetto al livello base del 1990.

ADESSO È RICHIESTO L’INTERVENTO DELLA POLITICA FISCALE

Un altro aspetto peculiare di questo 2020 è il passaggio di testimone dalla politica monetaria a quella fiscale. Ciò non significa che le banche centrali faranno mancare il loro supporto, (è infatti difficile immaginare risalite dei tassi, soprattutto di quelli reali, prima di qualche anno), ma adesso è richiesto l’intervento della politica fiscale con provvedimenti non più semplicemente anti-ciclici ma di carattere strutturale.

CONDIZIONI FINANZIARIE PARTICOLARMENTE FAVOREVOLI

Tradotto in pratica, nell’Unione Europea sembra poter prevalere finalmente il superamento delle divisioni ideologiche all’interno della regione e la condivisione di politiche di bilancio comuni, talora anche con fini redistributivi. “In questo quadro, l’Italia si trova certamente a godere di condizioni finanziarie particolarmente favorevoli per due fattori concomitanti”, fanno presente Delitala e Piersimoni. In primo luogo il nostro paese beneficia di una compressione dei premi di rischio ben al di sotto della norma mentre, grazie al Next Generation EU, l’Italia diventa prenditore netto di finanziamenti (e trasferimenti) in ambito EMU.

UN’OCCASIONE UNICA CHE NON VA ASSOLUTAMENTE SPRECATA

Si tratta di un vero e proprio circolo virtuoso che spinge il costo del nuovo debito vicino allo zero con un importante risparmio nella spesa per interessi (oggi pari a circa il 3,5% del PIL): una dinamica che, con gli attuali tassi medi all’emissione, potrebbe permettere all’ingente stock di debito (158% del PIL) di alleggerirsi in modo consistente nel tempo. “Tuttavia, questa occasione unica non va assolutamente sprecata, varando le riforme necessarie per presentarsi tra qualche anno con una ritrovata competitività. Soltanto così il mercato continuerà a concedere credito ai BTP anche nel momento (ancora lontano, non prima del 2022) in cui verrà meno il sostegno della BCE”, ammoniscono i due manager di Pictet Asset Management.

Per approfondimenti su investimenti e strategie a cura di Pictet Asset Management è possibile visitare il sito corporate e il blog di cultura finanziaria Pictet per Te.

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