L’Asia sempre più centro di gravità dell’economia mondiale

Non solo la Cina
di Virgilio Chelli 20 Novembre 2020 - 17:00

Vontobel analizza l’impatto della Regional Comprehensive Economic Partnership firmato da Cina, Giappone, Corea e molti altri paesi. Per le aziende USA e Europee vuol condizioni sempre più competitive

La Regional Comprehensive Economic Partnership, nota con la sigla RCEP e firmata il 15 novembre da Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda con gli stati del sud-est asiatico come Laos, Thailandia, Vietnam e Indonesia, sposta ancora di più il centro di gravità dell’economia mondiale a Oriente, con Pechino che espande la propria influenza. Per le aziende europee e statunitensi vuol dire che in futuro si troveranno probabilmente ad affrontare più competitività e maggiori ostacoli nella regione. La RCEP rappresenta la più grande zona di libero scambio al mondo, con 15 Stati, 2,2 miliardi di persone e circa il 30% della produzione globale, superando l’Accordo di partenariato economico tra Unione Europea e Giappone entrato in vigore a febbraio 2019, che copre il 40% del commercio mondiale.

BASE PIU’ SOLIDA PER LA BELT AND ROAD

Sven Schubert, Senior Investment Strategist di Vontobel Asset Management, sottolinea che la RCEP per la Cina, rappresenta l’opportunità per espandere ulteriormente la propria influenza economica e per costruire una base più solida per la One Belt One Road. Ma non necessariamente le consentirà di staccarsi da un panorama commerciale globale dipendente dagli Stati Uniti. Se infatti la Cina sta rafforzando il mercato interno diventando meno dipendente dalle importazioni, la guerra commerciale ha anche dimostrato che l’economia cinese dipende ancora dall’estero per la tecnologia. Ad esempio nei semiconduttori produce solo il 30% di quello che consuma.

APERTURA DEI MERCATI FINANZIARI CINESI

L’esperto di Vontobel AM sottolinea che la Cina rimarrà aperta agli investitori e ai produttori stranieri e probabilmente liberalizzerà ulteriormente i propri mercati dei capitali, perché gli investimenti esteri sono essenziali per ‘scalare’ la catena globale del valore. Per le economie asiatiche in generale, e in particolare quelle emergenti, la RCEP è chiaramente uno sviluppo positivo, anche perché molti paesi orientali hanno gestito la crisi da Covid-19 meglio di europei o americani. L’accordo sarà significativo anche perché potrebbe pareggiare le divergenze economiche tra gli Stati firmatari, che vanno da paesi a basso reddito come Myanmar, Cambogia, Laos, Vietnam e Filippine, a quelli a medio come Indonesia, Thailandia, Cina e Malesia, fino a quelli ad alto reddito come Brunei, Corea del Sud, Giappone e Singapore.

EFFETTO TONICO SUL SENTIMENT DEGLI INVESTITORI

Secondo Schubert, in sintesi la RCEP ha un effetto tonico sul sentiment degli investitori e rafforzerà lʼAsia come motore di crescita mondiale. India e Stati Uniti non ne fanno parte per ragioni diverse: le alte barriere tariffarie e le relazioni difficili con la Cina nel primo caso, il deterioramento dei rapporti legato alla guerra dei dazi nel secondo. Ma nell’analisi di Vontobel è nell’interesse dei due grandi paesi mantenere la porta aperta al negoziato. La Cina vuole avere ancora buone relazioni commerciali con gli USA, ma non ad ogni costo, e per questo cercherà di ridurre ancora la propria dipendenza dagli Stati Uniti.

PRIMATO USA ALMENO PER ALTRI 10 ANNI

Le tensioni commerciali potrebbero allentarsi con una presidenza Biden, ma è improbabile secondo Vontobel AM che cambi la tendenza a fare dell’Asia il centro di gravità economico globale. Questo non significa che la Cina infrangerà il predominio economico degli USA almeno nel prossimo decennio, perché la profondità dei mercati finanziari statunitensi, il dominio militare e l’importanza del dollaro sono elementi chiave nella lotta per la supremazia globale. Inoltre, conclude l’analisi di Vontobel AM, gli investitori globali tendono ancora ad avere più fiducia nelle istituzioni statunitensi che in quelle cinesi.

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