Idee di investimento, i corporate bond high yield si fanno preferire agli investment grade

Focus sull'obbligazionario
di Leo Campagna 24 Agosto 2020 - 10:26

Diversi indicatori sembrano segnalare la fine della lunga corsa dei bond societari IG mentre quelli high yield, sebbene più rischiosi, restano attraenti. Le valute emergenti, invece, si propongono come alternativa all’oro

CORPORATE BOND EMERGING INVESTMENT GRADE, FINE CORSA?

Il mercato dei bond emergenti Investment Grade è andato in rally insieme a quello dei mercati sviluppati sia per le emissioni denominate in dollari che in euro, beneficiando indirettamente degli acquisti delle banche centrali di America e Europa, con gli spread che hanno addirittura sovra-performato quelli delle controparti dei paesi sviluppati. Ma nell’articolo  di Goldman Sachs: “Quasi finita la corsa degli Investment Grade emergenti”, si rileva come il premio addizionale derivante dalla liquidità abbondante sia stato ormai prezzato, e non si aspetta che il trend continui in modo significativo nei prossimi mesi, mentre crede che proprio dalla liquidità possa venire una spinta al segmento high yield, sempre dei mercati emergenti.

IL SEGMENTO CON RATING BBB RESTA ATTRAENTE

Nonostante la pandemia abbia modificato le prospettive su utili e cash flow, Neuberger Berman non è troppo preoccupata dal segmento obbligazionario BBB, perché ritiene probabile che il ciclo del credito si muoverà in modo più tranquillo rispetto a quanto accaduto nel 2008-2009 o anche dopo la bolla tecnologica. Ad aprile le proiezioni della casa d’investimento sulle insolvenze negli high yield e leveraged loans USA per il biennio 2020-2021 si aggiravano attorno al 15 e al 12%, ma oggi sono ridimensionate al 9-10% per l’high yield e all’8-9% per i leveraged loans sempre in USA; mentre per l’high yield europeo Neuberger Berman si attende un tasso d’insolvenza del 3% e per l’high yield globale del 7%. Brad Tank, Chief Investment Officer – Fixed Income di Neuberger Berman, nell’articolo “Corporate bond BBB, un killer senza pungiglione” nota che gli interventi dei governi e delle banche centrali sono stati determinanti, sottolineando che la Federal Reserve ha incluso alcuni “fallen angels” specifici tra le società beneficiarie dei programmi di acquisto di debito. Il tutto ha infuso nei mercati del credito la necessaria fiducia, fornendo agli emittenti un “ponte di liquidità” per superare senza troppi danni la crisi. Per questo Neuberger Berman ritiene che la fiducia poggi sull’osservazione che la maggior parte delle società, anche quelle con rating BBB, non siano pericolosamente sovraindebitate e che difficilmente tutte e contemporaneamente andranno incontro a un declassamento.

SELEZIONATE OPPORTUNITÀ NEL SEGMENTO NON INVESTMENT GRADE

Allargando il panorama a tutto il mercato delle obbligazioni societarie, grazie al robusto e tempestivo intervento delle principali banche centrali, le quotazioni dei corporate bond di alta qualità denominati in euro oggi sono appena al di sotto dei massimi dell’anno e anche la liquidità si sta avvicinando ai livelli pre-crisi. “Grazie alla combinazione dei massicci tagli dei tassi di interesse e dei programmi di acquisto di obbligazioni della Federal Reserve statunitense, i bond denominati in dollari con scadenze residue brevi o medie hanno registrato risultati particolarmente positivi”, fanno sapere nell’articolo ““È il momento di bond societari non investment grade” gli esperti di Ethenea. Molte grandi aziende ne hanno approfittato per migliorare la propria liquidità e convertire il debito a breve in debito a lungo termine ed è probabile che l’attività di nuove emissioni obbligazionarie societarie sia destinata ad essere facilmente soddisfatta dai flussi di acquisto da parte delle banche centrali e dalla domanda degli investitori. Questo dovrebbe contribuire a far apprezzare ulteriormente i corporate bond e stabilizzare la volatilità, escludendo problemi di liquidità. “A differenza di inizio anno, e in seguito all’ampliamento dei premi per il rischio, sono presenti nuove interessanti opportunità nel segmento delle società non-investment grade: le loro emissioni non hanno infatti potuto beneficiare direttamente degli acquisti delle banche centrali”, specificano i professionisti di Ethenea.

TREND ANCORA PROPIZIO AGLI ASSET RISCHIOSI

Più in generale, come illustra nell’articolo Candriam: “Prudenza nell’azionario, privilegiando l’Eurozona a Wall Street” Nadège Dufossé (Candriam), emerge un sentiment di mercato non eccessivamente ottimista, ma il trend propizio agli asset rischiosi dovrebbero proseguire. A favorirlo sia il boom di liquidità e sia il progressivo miglioramento della propensione al rischio da parte degli investitori: in pole position nelle loro preferenze anche i titoli e i settori in ritardo (value) e i titoli ciclici nell’attuale fase di ripresa economica, nonché il credito investment grade e i bond emergenti. “I rischi presenti sul mercato continuano a suggerirci un’esposizione azionaria complessiva prudente, proteggendo inoltre le azioni europee e statunitensi attraverso opzioni e coperture di portafoglio (oro e yen giapponese)”, puntualizza l’esperta di Candriam.

L’ORO POTREBBE SPINGERSI A 2.500 DOLLARI L’ONCIA ENTRO IL 2025

Anche gli esperti di Pictet Am, nell’articolo “Spazio all’oro in attesa della pausa di riflessione per azioni e bond” sostengono che le obbligazioni abbiano attualmente valutazioni ancora più tirate delle azioni dal momento che si attestano sui livelli peggiori degli ultimi due decenni. I rendimenti delle obbligazioni societarie investment grade e dei TIPS USA (i titoli indicizzati all’inflazione) viaggiano sui minimi record, mentre l’oro è ai massimi di tutti i tempi in termini assoluti. “Riteniamo che i fondamentali e l’elevata domanda di attivi in grado di offrire diversificazione lascino spazi per ulteriore potenziale di crescita. In particolare restiamo in sovrappeso sull’oro: il posizionamento speculativo a livello globale è limitato mentre stimiamo un rialzo a 2.500 dollari l’oncia entro il 2025.

VALUTE EMERGENTI, LE ALTERNATIVE ALL’ORO

A questo proposito è interessante l’articolo “Una valida alternativa all’oro? Le valute dei mercati emergenti”. La correlazione tra le valute dei mercati emergenti e l’oro è in media positiva, con un numero limitato di volte, e per brevi periodi di tempo, in cui tale legame è stato interrotto. Tuttavia nessuno dei fattori che solitamente guidano i comportamenti delle due attività sembra giustificare l’estrema divergenza osservata dalla fine di maggio. “Probabilmente sarà solo una questione di tempo prima che la correlazione torni alla ‘normalità’, e che le valute dei mercati emergenti raggiungano finalmente l’oro con un potenziale di guadagni significativi”, commenta Thierry Larose, Senior Portfolio Manager di Vontobel Asset Management. “I tassi locali dei mercati emergenti restano in media su livelli ancora appetibili rispetto a quelli espressi attualmente dai mercati sviluppati, e potrebbero esercitare un’attrazione per gli investitori a caccia di rendimenti: questi ultimi potrebbero infatti optare per un modo più economico, rispetto a quello di accaparrarsi oro, per esprimere il loro sentiment anti-dollaro”, conclude l’esperto di Vontobel Asset Management.