Fed verso la svolta: lasciar correre l’inflazione

Politica monetaria Usa
di Virgilio Chelli 4 Agosto 2020 - 16:45

J.P. Morgan Asset Management ritiene che la Banca Centrale potrebbe diventare ancora più accomodante e ancora più a lungo

La Federal Reserve si avvia verso un ‘cambio di regime’, preparandosi ad abbandonare le sue tradizionali politiche di controllo dell’inflazione e passare a un regime di ‘forward guidance’ basato sugli esiti, quindi non più anticipando l’arrivo dell’inflazione, ma aspettando che si attesti stabilmente al di sopra dell’obiettivo del 2% in termini di Personal consumption expenditures ‘core’, con la possibilità che la politica monetaria possa diventare ancora più espansiva.

LE INDICAZIONI DEL FOMC

Il tema è affrontato nel Bond Bulletin Settimanale dal team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, secondo cui per gli investitori obbligazionari il nuovo orientamento implica anche che i dati storici e i comportamenti passati stanno per diventare una guida meno affidabile. Il Bulletin parte dall’ultima riunione del FOMC, che ha lasciato intendere che la Fed potrebbe passare dalle politiche di controllo dell’inflazione a un regime di forward guidance basato sugli esiti. Il Team di J.P. Morgan AM ricorda che il doppio mandato della Fed è garantire l’occupazione e la stabilità dei prezzi, oggi con l’obiettivo di PCE core del 2%.

QUANDO LA FED GIOCAVA D’ANTICIPO

Ma in passato l’obiettivo è stato più che altro una guida, perché la Fed ha alzato i tassi quando il PCE era ancora sotto il 2%, mentre con un approccio di forward guidance basato sugli esiti i tassi non verrebbero alzati fino a quando l’inflazione non superasse stabilmente il 2%. Il Team di J.P. Morgan AM osserva che con questo nuovo tipo di regime, solo uno dei tre cicli di inasprimento monetario degli ultimi 25 anni si sarebbe realizzato, per cui una mossa in direzione della ‘forward guidance’ potrebbe incidere in misura significativa sulle decisioni di politica economica, non solo indicando che la Fed lascerà i tassi invariati a lungo, ma anche che potrebbe utilizzare altri strumenti di allentamento monetario per scongiurare il mancato raggiungimento dell’obiettivo.

GLI SPREAD POTREBBERO RIDURSI ANCORA

Il mercato dei titoli di Stato sconta già l’aspettativa che i tassi restino bassi per qualche tempo, con il rendimento dei T-bond decennali sceso sensibilmente da inizio anno, mentre per le obbligazioni corporate il passaggio a un approccio di forward guidance basato sugli esiti significa che confrontare le attuali valutazioni con i livelli storici non darebbe indicazioni sul ‘fair value’. Oggi gli spread dei bond statunitensi Investment Grade e High Yield si avvicinano alle medie a lungo termine e potrebbero sembrare relativamente modesti considerato il contesto recessivo, ma con il nuovo regime potrebbero comprimersi ulteriormente.

MA CONTINUERÀ LA CACCIA AL RENDIMENTO

Poi ci sono implicazioni tecniche legate alla possibilità che i tassi rimangano bassi per diversi anni, perché la caccia al rendimento comunque non si fermerebbe, e gli investitori continuerebbero a puntare su prodotti a spread, il che a sua volta potrebbe indurre gli emittenti ad approfittare della forte domanda per emettere nuovo debito. Secondo il Team di J.P. Morgan AM il risultato andrebbe monitorato molto attentamente, perché oggi i fattori tecnici sono il principale propulsore della solida ripresa dei mercati del credito, e ulteriori iniezioni di liquidità, o una più ampia gamma di strumenti messi in campo dalla Fed potrebbero stimolare la domanda in misura persino maggiore.

IL PASSATO NON SARÀ PIÙ UN RIFERIMENTO

Il Team di J.P. Morgan AM trae la conclusione che, se la Fed adottasse un approccio esplicito di forward guidance basato sugli esiti, le implicazioni sarebbero duplici per gli investitori obbligazionari: la prima è che la politica della Fed potrebbe diventare ancora più espansiva nel tentativo di raggiungere gli obiettivi di inflazione, la seconda che si riaprirebbe il dibattito su quale sia il ‘prezzo giusto’ sui mercati del credito. Con il nuovo regime infatti, guardare indietro alla storia per valutare le quotazioni correnti potrebbe essere un metodo superato.