I saldi estivi in vetrina a Piazza Affari, ecco le occasioni settore per settore

Possibili opportunità
di Stefano Caratelli 22 Giugno 2020 - 9:03

Già prima del virus le azioni italiane erano sottovalutate, ora i prezzi potrebbero offrire nuove opportunità se riparte l’economia e si fa pace con l’Ue

Cinque anni fa di questi tempi la Borsa di Milano viaggiava ai massimi post-Lehman con l’indice FTSE Mib in area 23.500 punti, in recupero di oltre l’80% dai minimi in area 12.900 toccati al culmine della crisi del debito sovrano europeo tre anni prima. Il governo di Matteo Renzi, reduce dal successo elettorale alle europee di maggio 2014 sembrava viaggiare con il vento in poppa verso le riforme, a cominciare da quella della Costituzione, in America nessuno immaginava che di lì a 16 mesi gli elettori avrebbero portato alla Casa Bianca Donald Trump. Da allora il mercato azionario italiano, in netto ritardo rispetto alle piazze di tutti gli altri Paesi sviluppati, si è mosso in range tra quei massimi e una resistenza posizionata poco sopra i 16.000 punti, fino all’esplosione della crisi da virus che ha portato a ‘bucare’ anche se non di molto e brevemente quel livello, restando comunque a distanza dai minimi del 2012. Adesso siamo a ridosso di 20.000, praticamente a metà del range di periodo.

IL FATTORE ITALIA PESA SUI PREZZI DI BORSA

È opinione diffusa tra analisti e broker che le azioni italiane siano prezzate a forte sconto. Hanno fondamentali sostanzialmente in linea con i competitors europei e americani, ma scontano il fattore Italia, lo stesso per il quale il Paese deve sostenere il costo più alto di tutti i partner dell’Eurozona per finanziare il suo debito. Il fattore Italia non è fatto solo di debito pubblico, ma anche di crescita zero, di inestricabili ragnatele amministrative e giuridiche che scoraggiano gli investimenti, di confusione e incertezza politica. Ci sono titoli, soprattutto nel comparto banche e assicurazioni, che se fossero quotati a Francoforte o Parigi invece che a Milano probabilmente sarebbero prezzati un 30-50% in più di quello che valgono oggi sulla Borsa Italiana. La crisi da virus ha dato un’ulteriore botta ai prezzi, finora recuperata solo in parte.

IN QUALI SETTORI SI NASCONDE PIÙ VALORE

Proviamo a vedere all’interno del FTSE Mib come sono posizionati i vari settori e dove si potrebbe nascondere il valore inespresso che potrebbe emergere con una ripartenza dell’economia. Ai due estremi troviamo il settore della sanità, fatto soprattutto di farmaceutici, e le telecomunicazioni. Il primo ha triplicato il sua valore rispetto a 5 anni fa e viaggia su nuovi massimi grazie all’ulteriore spinta arrivata con la crisi da Covid, mentre il secondo già a gennaio stazionava sui minimi da 5 anni a gennaio, e finora ha recuperato solo metà della caduta inflitta dalla crisi. Nel caso delle Tlc italiane lo spazio di upside sembra davvero tanto, soprattutto nella prospettiva di un consolidamento del settore a livello europeo, che prima o poi dovrà pure arrivare: in Europa sono attivi oltre 30 operatori di telecomunicazioni, sul mercato americano, del tutto comparabile, solo due o tre.

LA CHIMICA BENEFICEREBBE MOLTO DI UNA RIPARTENZA ROBUSTA

Andiamo avanti con le utility, che hanno recuperato quasi tutta la caduta da virus e viaggiano a 2 volte i prezzi di 5 anni fa, grazie alla combinazione di tassi di interesse bassissimi e di flussi di cassa certi e duraturi: sono dei quasi-bond e hanno il vantaggio della sicurezza, ma non si vede molto upside inespresso. All’estremo opposto c’è la chimica, che dipende moltissimo dall’industria delle costruzioni, dal suo indotto e da molti altri comparti manifatturieri. Oggi il settore è ai livelli di prezzo di 5 anni fa e sotto di oltre il 40% dai massimi del 2017-inizio 2018, quando la ripresa sembrava molto forte in Europa. Una ripartenza dell’economia basata su importanti investimenti in infrastrutture e edilizia potrebbe dare veramente una bella spinta a questo comparto, soprattutto nel segmento dei nuovi materiali ad elevato contenuto tecnologico, in cui oltretutto l’Italia è all’avanguardia.

I FINANZIARI HANNO SOFFERTO I TROPPI STRAPPI CON L’EUROPA

Il settore della finanza è sicuramente il più sensibile al ciclo economico, infatti 5 anni fa era ai massimi di periodo sostenuto dalla ripresa globale e da tassi di interesse che sembravano aver imboccato la via del rialzo, ma solo un anno dopo era precipitato poco sopra i minimi post-virus, depresso dai timori di una violenta frenata cinese. Inoltre, soprattutto nella componente bancaria, i finanziari sono esposti all’andamento dello spread e più in generale impattati direttamente da quello che viene percepito come rischio Italia. Il rimbalzo dai minimi di marzo 2020 è stato contenuto, e l’upside sembra davvero importante, ma è legato a due fattori collegati tra loro: una ripartenza sostenuta dell’economia e la ricucitura definitiva dei troppi strappi con l’Europa che si sono susseguiti da maggio del 2018.

PER MODA, AUTO E TECH COMANDANO I MEGA TREND

Infine i titoli del Made in Italy, moda e abbigliamento, colti dalla crisi da Covid ai massimi da 5 anni, che hanno già recuperato metà delle perdite accusate a febbraio-marzo, la pattuglia dei tecnologici, che quando è arrivato il virus viaggiavano già a quattro volte i livelli di 5 anni fa e hanno recuperato tre quarti della caduta, e l’automotive con la sua componentistica, che nonostante la botta da virus continua a quotare due volte i prezzi di fine giugno 2015. In tutti e tre i casi sembra che il virus abbia segnato solo una breve interruzione dei trend di lungo periodo, con una partita da giocare sul terreno dell’innovazione tecnologica, come la mobilità elettrica, e su quello della capacità di intercettare i consumi della classe media emergente sempre più numerosa e con reddito da spendere, come nel caso di moda e abbigliamento.

BOTTOM LINE

Le azioni italiane racchiudono un valore inespresso molto importante, ma tirarlo fuori non è facile, un po’ come lo shale oil del Nord Dakota prima che inventassero il fracking. Bisogna rompere l’incrostazione della diffidenza europea e della stratificazione amministrativa e giuridica che scoraggia capitali e imprenditori. Qualunque segno positivo su questo fronte è uno STRONG BUY su Piazza Affari.