Allbirds

Prodotti "fotocopia", Amazon sotto accusa negli Usa

Allbirds, produttore di scarpe amatissimo nella Silicon Valley, accusa Amazon di aver messo in vendita un paio di sneakers estremamente simili alle sue a un terzo del prezzo. Ed è solo l’ultimo episodio del genere

di Chiara Merico 28 Novembre 2019 - 12:16
financialounge - news
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Nuova grana per Amazon, che vive un periodo di relazioni difficili con i produttori degli articoli in vendita sulla sua piattaforma: Allbirds, che produce scarpe molto note tra gli amanti del tech, ha puntato il dito pubblicamente contro il gigante di Jeff Bezos, accusandola di essersi “ispirata” a un paio di sneakers in lana merinos da 95 dollari per metterne in vendita una copia al terzo del prezzo.

ANALOGIE SORPRENDENTI


“Siamo molto sorpresi dalla somiglianza tra il vostro prodotto private label (a marchio Amazon, ndr) e le nostre scarpe, ma speriamo che tra le analogie ci sia anche l’utilizzo di materiali rispettosi dell’ambiente”, ha scritto Joseph Zwillinger, cofondatore di Allbirds, in un post su Medium, con un riferimento ironico al fatto che il prodotto a marchio Amazon viene realizzato con materiali sintetici. “Offrire prodotti ispirati ai trend preferiti dai consumatori è una pratica comune per l’industria retail”, ha replicato Amazon a Business Insider, precisando che le sue sneakers non violano il brevetto di quelle Allbirds. “Questa estetica non è esclusiva di Allbirds, e prodotti simili vengono messi in vendita da parecchi altri marchi”.

IL CASO DELLA POLTRONCINA


Allbirds non è il primo brand a chiamare in causa pubblicamente Amazon, che ha lanciato da tempo oltre 1000 prodotti private label, dai mobili alle patatine, dai caricatori per cellulari ai pannoloni. Lo scorso anno è stata la volta dell’azienda di arredo e articoli per la casa Williams-Sonoma, che ha trovato una poltroncina sferica venduta a marchio Amazon “sorprendentemente simile” a quella del suo marchio West Elm.

IL SUPPORTO PER LAPTOP


Ma già nel 2016 era venuta alla luce una storia simile, quella di Rain Design, azienda che produce un supporto per laptop in alluminio che è stato per oltre un decennio tra i best seller di Amazon, con una media di cinque stelle. Finché non è arrivato un prodotto praticamente identico a marchio Amazon, venduto però a 20 dollari contro i 43 dell’originale. Rain Design ha precisato che “non c’è stata violazione dei brevetti”, ma i danni per il suo business ci sono stati in ogni caso.

VANTAGGIO COMPETITIVO


Come ha spiegato a Bloomberg Rachel Greer, ex dipendente del team dedicato al private label di Amazon, il colosso dell’ecommerce ha la possibilità di tracciare sia quello che le persone comprano sia quello che cercano senza trovare, e questo rappresenta un vantaggio competitivo notevole nei confronti dei rivenditori più piccoli.

LA QUESTIONE DEL CONTROLLO


Amazon ha sempre sostenuto che i prodotti private label corrispondono a una piccola percentuale del totale delle vendite e che comunque sono necessari per far sì che i clienti trovino quello di cui hanno bisogno. Ma qualche problema su questo fronte esiste, tanto che sempre più brand stanno decidendo di lasciare la piattaforma Amazon, preoccupati per il fatto che il colosso di Bezos controlli troppo da vicino le relazioni con il cliente.

LA PROPOSTA WARREN


L’ultimo in ordine di tempo è Nike, che ha deciso di recente di smettere di vendere i suoi prodotti su Amazon, preferendo puntare su una strategia di contatto diretto con il consumatore. E anche la candidata democratica alle presidenziali Usa Elizabeth Warren ha proposto di vietare ad Amazon di mettersi in competizione diretta con gli esercenti terzi, che generano la gran parte delle sue vendite.
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