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Idee di investimento – Azioni – 29 luglio 2019

Non si può fare a meno dell’investimento in azioni, ma occorre un atteggiamento tattico focalizzato su specifiche nicchie come i mercati emergenti, le infrastrutture, l’immobiliare e l’healthcare

di Redazione 29 Luglio 2019 - 7:41

THERE IS NO ALTERNATIVE


I mercati azionari sono ampiamente sopravvalutati: lo rivelano tutte le principali metriche utilizzate per valutarne l’attrattività, tranne una. “Il premio al rischio azionario si attesta infatti su valori mediani, in discesa contenuta da fine 2018 ma ben lontano dagli estremi del passato”, sottolinea nell’articolo There is no alternative all’azionario il team multi asset di Milano di GAM (Italia) Sgr. Questa apparente anomalia è dovuta al fatto che “il rendimento atteso azionario è sì sceso in misura consistente (dal 7,1% al 5,8%), ma è stato accompagnato da una discesa altrettanto consistente dei rendimenti reali obbligazionari, praticamente azzerati dalle nuove prospettive di politica monetaria”. Per questi motivi, notano gli esperti di GAM, si può affermare che giugno e i mesi precedenti hanno visto la progressiva presa di coscienza e riproposizione del vecchio acronimo TINA, ‘there is no alternative’: al momento non ci sono alternative all’equity come fonte di rendimento.

PRUDENZA SULLE AZIONI


Tuttavia, pur non ritenendo probabile una recessione nei prossimi 12 mesi, CANDRIAM ritiene opportuno, in questa fase, ridurre l’esposizione alle azioni. “I multipli di valutazione delle azioni sono aumentati dall’inizio del 2019, ma rimangono prossimi alla loro media di lungo termine – sottolinea nell’articolo Azioni, è il momento per un passo indietro “tattico” Nadège Dufossé, Cfa, head of asset allocation di CANDRIAM – Il calo dei titoli di Stato dall’inizio dell’anno ha reso le azioni sempre più attraenti in termini relativi”. Tuttavia, tenuto conto delle molte buone notizie arrivate e del fatto che i mercati finanziari saranno meno resistenti alle notizie negative, Dufossé ha deciso di ridurre l’esposizione alle azioni nel mese di luglio. “Sebbene alcuni eccessi di mercato siano fonte di preoccupazione nel medio termine, riteniamo tuttavia che la ricerca di rendimenti in un contesto di bassa crescita dovrebbe incoraggiare gli investitori verso un ritorno alle azioni e ad altre asset class rischiose, cosa che faremo anche noi quando l’accoppiata rischio/rendimento sarà più interessante” conclude Dufossé.

HEALTHCARE: UN ASSIST ALLA GESTIONE ATTIVA


Intanto, in un mercato azionario dalle valutazioni estreme, il settore healthcare abbina peculiarità difensive, utili in caso di correzione dei mercati, a un alto potenziale di crescita per gli investitori a lungo termine. Se si analizza l’andamento storico del settore healthcare si può constatare la sua ‘doppia anima’. Un aspetto che lo contraddistingue è quello di essere un settore con tassi di crescita relativamente bassi ma costanti nel tempo, con utili solidi, situazione patrimoniale robusta, dividendi generosi e sostenibili. Caratteristiche che lo rendono un settore ‘difensivo’, ovvero capace di attutire le perdite durante le fasi di correzione improvvisa dei mercati. Al contempo, però, l’healthcare comprende compagnie che vantano tra i più alti coefficienti di innovazione , in virtù anche degli elevati investimenti in ricerca e sviluppo: questo rende il settore tra i più promettenti per i gestori attivi a lungo termine. Anche alla luce del fatto che la continua innovazione tende a migliorare la qualità della vita delle persone e per questo stimola la crescita e le opportunità per le aziende. Ne è convinta Anne-Marie Peterson, gestore di portafogli di Capital Group, che a questo proposito segnala, nell’articolo Healthcare, molto più di un settore difensivo, all’interno della rapida innovazione nel settore sanitario, i progressi registrati nella genomica.

DUE SOLUZIONI: INFRASTRUTTURE E IMMOBILIARE


D’altra parte, sul fatto che nella parte conclusiva del ciclo economico convenga giocare in difesa non ci sono dubbi, ma questo non significa necessariamente rinunciare ai rendimenti. Nordea AM, nell’articolo Infrastrutture e mercato immobiliare: la ricetta d’investimento per il “fine ciclo”,  propone due soluzioni che possono adattarsi al fine ciclo: la prima basata sulle infrastrutture e la seconda sul Real Estate. Nordea 1 – Global Listed Infrastructure Fund, lanciato di recente e gestito da CBRE Clarion Securities LLC, sfrutta la crescente domanda di infrastrutture nuove o già esistenti, che richiedono continui investimenti per essere migliorate o sostituite. Se molti Paesi in via di sviluppo, infatti, hanno un crescente bisogno di nuove infrastrutture, nei Paesi sviluppati la necessità è quella di ammodernare strade, aeroporti e linee ferroviarie costruite decenni fa. Un’altra opportunità di fine ciclo suggerita da Nordea riguarda il settore immobiliare, asset class supportata da forti fondamentali, operazioni di M&A, privatizzazioni e solide attività. La casa d’investimento ha appena ingaggiato Duff & Phelps Investment Management Co. per la gestione del Nordea 1 – Global Real Estate Fund. Il comparto investe nel Real Estate quotato, che genera rendimenti interessanti nel lungo periodo e che storicamente ha dimostrato di ridurre il rischio di portafoglio aumentandone i rendimenti.

CONSUMI NEI PAESI EMERGENTI: UN MEGATREND DAL GRANDE POTENZIALE


Un altro dei temi di investimento più interessanti del momento a livello globale è quello relativo all’evoluzione delle abitudini di spesa dei consumatori dei Paesi emergenti. Come nota nell’articolo Emergenti: l’evoluzione dei consumi è il nuovo megatrend Andrew Mathewson, portfolio manager Global Emerging Markets di Martin Currie (Legg Mason), “con l’allargamento della classe media e la maturazione dei vari settori industriali, la crescita nei Paesi emergenti deriva sempre di più dai prodotti di alta qualità e dai nuovi servizi in aree come l’educazione e la sanità”. L’incremento dei consumi nei mercati emergenti trova le sue ragioni nella crescita della popolazione in età lavorativa, dalla rapida urbanizzazione e dal boom della classe media. “Accedere al potenziale di crescita è ora un processo con molteplici sfaccettature, con l’enorme implementazione della tecnologia che ha cambiato in modo permanente il panorama dei consumi”, sottolinea Mathewson. “Per identificare gli attori vincenti in un processo di cambiamento così radicale ci vuole pazienza, competenza e – soprattutto – la capacità di guardare al lungo periodo. Siamo solo all’inizio, a nostro parere, e in questo megatrend c’è ancora molto potenziale non sfruttato”.

LE POTENZIALITÀ INESPLORATE DEL’INTERNET MOBILE IN AFRICA


A questo proposito, si segnala che nel continente africano si sta diffondendo sempre più la tecnologia 4G, e questo porterà a scenari interessanti e sottostimati dal mercato. In Africa, infatti, soltanto il 4% dei clienti mobile ha il 4G, mentre il 44% continua ad usare il 3G, e per accelerare la transizione gli operatori di telefonia mobile come Airtel e MTN stanno offrendo smartphone low-cost a 20 dollari, progettati specificamente per il mercato africano. Le potenzialità di questo mercato sono immense: come spiega nell’articolo In Africa è boom per l’internet mobile Erik Renander, gestore del fondo HI EMIM Africa di Hedge Invest Sgr, in Nigeria sul solo sito di ecommerce Jumia le vendite di smartphone sono cresciute del 500% dal 2014 al 2018. I principali venditori sono marchi low-cost cinesi come Fero, Tecno e Infinix. Secondo Renander, la combinazione di crescita della clientela mobile, aumento della diffusione di smartphone e sviluppo delle funzionalità online come i pagamenti via cellulare e i servizi di streaming porterà a un’esplosione dell’uso della connessione dati negli anni futuri.
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