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Attese & Mercati – Settimana dal 26 novembre 2018

Fed verso il rialzo a dicembre, ma dal 2019 sarà normalità imprevedibile. Finale di settimana col botto con il G20 che dovrebbe vedere il confronto Trump-Xi su dazi e commercio. A Wall Street si aggirano strani Orsi, come Amazon e Netflix che da inizio anno guadagnano il 25%.

26 Novembre 2018 - 7:53
financialounge - news https://www.flickr.com/photos/foreignoffice/21706073543
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LA FED VERSO IL RITORNO ALLA NORMALITÀ. E ALL’IMPREVEDIBILITÀ


Mancano poco più di due settimane al 19 dicembre, quando con molta probabilità a conclusione della due giorni del FOMC la Fed di Jay Powell annuncerà il quarto quartino dell’anno, portando il costo del denaro in USA al 2,5% dal 2,25% deciso a settembre. Il mercato si interroga più su quanti rialzi seguiranno nel 2019, quattro sembrano troppi e due pochi. Se si va per tre vuol dire che Powell ha individuato poco sopra il 3% il livello neutrale dei tassi, vale a dire né stimolo né restrizione alla crescita economica. Qualche indicazione potrebbe arrivare già in settimana con la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione del FOMC di inizio novembre e dallo stesso Powell che mercoledì tiene un intervento pubblico. Powell guarda molto i dati che vengono dall’economia reale e molto poco le oscillazioni di Wall Street, e dal primo fronte continuano ad arrivare dati forti, anche se la crescita è un po’ meno veloce rispetto ai due trimestri centrali dell’anno. Da tre anni ormai la Fed sta usando solo il pedale del freno, con estrema leggerezza, dopo 7 anni passati a premere sull’acceleratore. Una volta raggiunta la neutralità potrà scegliere di volta in volta se e quale dei due toccare, e molto probabilmente non lo dirà in anticipo.

TUTTI A BUENOS AIRES


Venerdì e sabato prossimi, a cavallo del mese, si riunisce nella capitale argentina il G20. Tutti gli occhi saranno puntati su Donald Trump e Xi Jinping, che dovrebbero incontrarsi faccia a faccia per parlare di commercio e magari trovare una tregua o addirittura concordare la fine della guerra dei dazi. Sarà un incontro di boxe con The Donald nel ruolo del peso massimo e Xi che gli saltella agile intorno? Oppure una partita a scacchi giocata soprattutto dai tecnici nelle retrovie dei due schieramenti. Qualunque cosa somigli anche molto vagamente a un accordo potrebbe diventare il catalizzatore di un rally di fine anno a Wall Street e nelle altre Borse globali, quest’anno decisamente in ritardo. Così come qualunque cosa somigli a una rottura che apre la strada a una guerra dei dazi guerreggiata potrebbe trasformare la correzione in corso in qualcosa di peggio. Finora le spese le ha fatte soprattutto la Borsa cinese, in calo del 27% rispetto a un anno fa. Gli altri 18 capi di governo del vertice faranno da sfondo, e per non sbagliare hanno fatto anche sparire la parola ‘protezionismo’ dalla bozza di comunicato congiunto.

A WAL STREET SI AGGIRANO DEGLI STRANI FINTI ORSI


Come fa un titolo che a fine novembre è in rialzo di oltre il 25% da inizio anno a essere in territorio Orso?  Dipende dal metro che si usa per tracciare il confine tra i territori del Toro e del plantigrado. Se ci si attiene strettamente alla definizione di un ribasso superiore al 20% rispetto ai massimi recenti è ovviamente possibile. E’ il caso di Amazon, ad esempio, che ha iniziato l’anno sotto quota $ 1.200 e oggi vale più di $1.500 ma a inizio settembre era salita fino a superare $2.000. O di Netflix che ha avuto una traiettoria simile e anche più accentuata. Ma se si prende la definizione di un “declino prolungato e pronunciato” dei prezzi, con minimi e massimi sempre più bassi rispetto ai precedenti, è evidente che i due titoli high tech americani non sono in territorio Orso, almeno non ancora. Il caso dell’Orso è invece sicuramente quello di General Electric, che due anni e passa fa ha rotto al ribasso la media mobile a 200 giorni e da allora non ha fatto che infilare nuovi minimi. Le medie mobili sono un altro strumento utile per capire se il trend di un prezzo ha cambiato direzione. Un caso di scuola è il cosiddetto “incrocio mortale”, quando la media mobile più corta, tipo a 20 o a 50 giorni, si piega repentinamente e va a bucare al ribasso quella più lunga, tipicamente a 200 giorni. Un segnale che di solito fa scattare le vendite. Il mercato è comunque al massimo in una fase di correzione, con lo S&P sotto del 10% rispetto ai massimi (storici) recenti, ma ben lontano dalle terre dell’Orso.
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