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Dazi commerciali, per gli investitori la migliore strategia è restare lucidi

È difficile prevedere l’esito di queste tensioni, ma la volatilità resterà comunque elevata creando opportunità di acquisto nell’azionario emergente. Da cogliere in modo mirato.

13 Settembre 2018 07:50
financialounge -  cina dazi Kim Catechis Legg Mason Martin Currie mercati emergenti turchia USA
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Gli investitori di lungo termine devono guardare oltre la confusione attuale. È questa la raccomandazione che si sente di formulare Kim Catechis, Head of Emerging Markets di Martin Currie (gruppo Legg Mason) alla luce di quello che sta accadendo negli ultimi tempi sui mercati (in particolare quelli emergenti). Uno dei principali riferimenti dell’esperto, quando indica la confusione attuale, è alla situazione della Turchia.

ANKARA È UN CASO ISOLATO


“E’ importante non soffermarsi al caso isolato di Ankara quanto piuttosto allargare lo sguardo su un orizzonte più ampio. La situazione attuale deve essere monitorata attentamente, ma la Turchia rappresenta un caso isolato motivato da condizioni preesistenti” specifica Kim Catechis. L’esperto fa infatti notare che le problematiche emerse di recente in Turchia (un’economia con un debito in dollari USA nel settore corporate abbastanza alto) si sono sommate ed accumulate ad altre negli anni fino a stratificarsi.

ELEVATO DISAVANZO DELLE PARTITE CORRENTI


Oggi abbiamo un paese con un elevato disavanzo delle partite correnti, dinamiche politiche quantomeno instabili e pressioni inflazionistiche (con ulteriori preoccupazioni per la sempre meno indipendente banca centrale turca). Detto questo, Kim Catechis suggerisce ai turchi di non farsi distogliere dal vero problema del paese. La situazione attuale della Turchia è in larga misura imputabile alle politiche economiche dell’amministrazione Erdogan e non, come le autorità di Ankara vorrebbero far credere alla popolazione, alla fuga dei capitali dai mercati che, invece, ne è solo la fisiologica conseguenza per la perdita di credibilità ed affidabilità del paese. “In tutto questo, il colpo basso dei dazi e delle sanzioni sta soltanto amplificando un nervosismo preesistente” chiarisce l’esperto.

CINA AL CONTRATTACCO


Nel frattempo, sempre in tema di dazi, la Cina, contrattacca. Pechino, d’altra parte, dispone di diverse opzioni per rispondere alle iniziative di Washington. Innanzitutto l’import statunitense dalla Cina è molto più ampio di quello cinese dagli Stati Uniti. In secondo luogo, la Cina è oggi il maggior creditore straniero degli USA. Inoltre, ha avviato la trasformazione della crescita economica strutturale: da un modello prevalentemente orientato all’export ad un modello basato su maggiori consumi interni e su una produzione a più alto valore aggiunto. Questo permette oggi a Pechino di adottare politiche mirate a rafforzare l’economia domestica e una precisa strategia (in termini di dazi e altre misure) per ogni fase di una possibile guerra commerciale.

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GLI IMPATTI DEL PROTEZIONISMO


E se la Cina risulta, di fatto, meno vulnerabile di quello che potrebbe sembrare ai dazi di Washington, nel frattempo gli effetti del protezionismo sono ben visibili, in particolare nel settore agricolo statunitense che accusa una contrazione delle vendite e dei margini. In parallelo, ne stanno beneficiando i produttori di soia argentini e brasiliani, che realizzano maggiori profitti grazie a prezzi dei futures più alti e alle maggiori vendite in Cina.

NUOVA VIA DELLA SETA


“Sembra probabile che queste tensioni commerciali possano determinare un’accelerazione ulteriore del commercio interno tra paesi emergenti. Allo stesso modo è probabile che si possano rafforzare i rapporti tra mercati emergenti e altri partner, Europa compresa. In quest’ottica va segnalata la maggior velocità e i minori costi nei trasporti tra Cina ed Europa grazie all’ambiziosissimo progetto cinese ‘Nuova Via della Seta” tiene a puntualizzare Kim Catechis. L’esperto, in ogni caso, si aspetta una volatilità sostenuta nei prossimi mesi ma resta propenso a considerare qualsiasi ribasso come un’opportunità di acquistare nell’azionario emergente.

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