Cina, come interpretare l’andamento dei tassi e dello yuan

Secondo Tracy Chen di Brandywine Global (gruppo Legg Mason) la guerra dei dazi tra Cina e USA non sarà indolore. Ma tassi e andamento dello yuan sono più importanti per gli investitori.

Il rapporto commerciale tra USA e Cina, declinato nella versione “guerra dei dazi”, avrà conseguenze per le economie dei due giganti e, ovviamente, ripercussioni sui mercati globali. Ma secondo Tracy Chen, Portfolio Manager e Head of Structured Credit di Brandywine Global (gruppo Legg Mason), è ancora più importante, per gli investitori, fare attenzione a due fattori: la valutazione dello yuan e l’andamento dei tassi di interesse cinesi.

RIVALITA’ STRATEGICA DI LUNGO PERIODO

Partita all’improvviso dopo la visita di una delegazione USA in Cina, la guerra commerciale è esplosa a metà giugno con una serie di dichiarazioni bellicose twittate dal presidente Donald Trump. Tweet che, poi, sono stati seguiti dai primi dazi commerciali veri e propri. Vista la situazione attuale, Tracy Chen ritiene improbabile una soluzione rapida e a lieto fine. “La tensione tra i due paesi – spiega – potrebbe protarsi a lungo, sviluppandosi in tre fasi: prima uno scontro commerciale, poi una competizione sul piano tecnologico e, infine, nel lungo termine, una rivalità strategica”. Inoltre, secondo Chen, il conflitto commerciale tenderà a inasprirsi con l’avvicinarsi delle elezioni di mid term negli USA, in programma a novembre.

CINA, L’ECONOMIA REGGE

Finora l’impatto dei dazi sull’economia cinese è stato minimo. Trainate dalla crescita globale, esportazioni e importazioni sono rimaste solide, grazie anche all’aumento della domanda interna. Tuttavia, spiega l’esperta di Brandywine Global, i consumatori dei due paesi potrebbero dover affrontare un aumento dell’inflazione dovuto alle ripercussioni dei dazi sulle catene di produzione globali.

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DIFFERENZE TRA BANCHE CENTRALI

“È ingenuo pensare che il conflitto commerciale possa risolversi presto” commenta Tracy Chen, che poi sposta l’attenzione sull’andamento dei tassi di interesse cinesi e su quello dello yuan. “La Federal Reserve a giugno alzato i tassi, ma la People’s Bank of China non ha fatto altrettanto – spiega l’esperta – perché preoccupata dai potenziali shock provenienti dall’incipiente guerra commerciale”.

IL COMPORTAMENTO DELLO YUAN

“Lo yuan si è rafforzato sia rispetto al dollaro che rispetto ad un paniere di valute (indice CFETS) dal 2017 in poi – prosegue Chen – per poi invertire la tendenza dall’aprile 2018 a causa dell’accellerazione del dollaro, a sua volta conseguenza del taglio all’obbligo di riserva per le banche cinesi. La prossima mossa dello yuan potrebbe dipendere proprio dal dollaro: se questo si rafforzerà, il rally dello yuan rispetto al paniere di valute dell’indice CFETS potrebbe decelerare. Se il dollaro invece si indebolirà, lo yuan avrebbe il lusso di potersi indebolire leggermente a sua volta per alleggerire le condizioni monetarie”.

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LE RIPERCUSSIONI SUGLI ASSET

Infine, rispetto all’obbligo di riserva, Chen spiega che “i mercati si aspettano ulteriori tagli per far fronte a una potenziale riduzione della liquidità o a un rallentamento dovuto a fattori esterni”. “Queste misure relativamente semplici – conclude l’esperta – dovrebbero preludere a migliori performance degli asset cinesi, sia nell’azionario che nelle obbligazioni onshore”.




FinanciaLounge
3 Agosto 2018
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