Attese & Mercati

Attese & Mercati – Settimana dal 20 agosto 2018

Insight su cosa ci aspetta e cosa potrebbe sorprenderci nelle economie e sui mercati. Il boom americano continua a dispetto delle previsioni con il mercato del lavoro che continua a battere record. Jay Powell parla a Jackson Hole. Intanto Merkel incontra Putin ma non conclude molto, mentre Maduro taglia gli zeri al Bolivar in caduta libera.

20 Agosto 2018 10:42

IL BOOM AMERICANO È APPENA INIZIATO


Così la pensa il capo degli advisor economici di Donald Trump, Larry Kudlow, che definisce ‘puro nonsenso’ le previsioni di chi giudica insostenibile la corsa dell’economia americana, cifrata oltre il 4% nel secondo trimestre. Anzi, nelle sue parole, siamo appena agli “early innings” dell’espansione, alle prime battute, tradotto dal gergo americano del baseball. Parlare di prime battute per un ciclo che dura da sette anni può sembrare azzardato. Ma Kudlow non ha esitazioni, e prevede una crescita solida del 3% almeno per fine anno. Le critiche puntano su diversi fattori, uno è la forza lavoro che inizia a scarseggiare e potrebbe costituire un limite al raggiungimento della piena capacità produttiva. Il che si aggiunge alla produttività ancora debole dell’economia, rallentata in media all’1,3% dopo la grande crisi dal 2,7% di crescita media annua precedente. Gli ultimi dati pubblicati a metà agosto danno ragione a Kudlow, nel secondo trimestre la produttività americana è balzata del 2,9% dopo il modesto 0,3% del primo.

LAVORO PER TUTTI, IN AMERICA


Il mercato del lavoro americano continua a battere record. Prima il minimo storico dei disoccupati neri, poi quello degli ispanici, ora il nuovo record da oltre 50 anni per l’occupazione giovanile. Nella fascia d’età 16-24 i senza lavoro sono scesi a luglio al 9.2% dal 9.6%, toccando il minimo da luglio 1966! Nell’Euro area il dato equivalente, che riguarda i senza lavoro sotto i 25 anni, segna quasi il doppio, 16,8%, con punte drammatiche di oltre il 40% in Grecia, oltre il 30% in Spagna e Italia, e altri grandi paesi come la Francia sopra il 20%. La Germania fa eccezione con poco più del 6% ma lì c’è il sistema duale scuola-lavoro che praticamente non prevede la disoccupazione. Un altro record battuto quest’estate dal mercato del lavoro USA riguarda la popolazione più vecchia senza un diploma, o perché non sono mai andati alla scuola superiore o perché non l’hanno terminata, un segmento in cui i disoccupati hanno toccato un nuovo minimo storico.

A JACKSON HOLE PER ASCOLTARE POWELL


Da giovedì 23 a sabato 25 occhi puntati su Jackson Hole, Wyoming, dove si tiene come tutti gli anni il Simposio sulla politica monetaria organizzato dalla Fed del Kansas time. Venerdì 24 parla il capo della banca centrale americana Jay Powell, che esattamente un mese dopo dovrebbe annunciare il terzo rialzo dei tassi del 2018. Potrebbe segnalare che ci ripensa? Siamo convinti di no. Ma le voci di chi argomenta che farebbe meglio a farlo stanno diventando un coro. Argomenti citati: la crisi turca, il contagio agli altri mercati emergenti, il dollaro forte, la curva piatta e il rischio di invertirla aprendo le porte alla recessione, solo per nominare i principali. L’Europa sta a guardare, i tempi dell’Euroboom che solo non molti mesi fa facevano parlare di ripresa globale sincronizzata sembrano nello specchietto retrovisore. E l’euro viaggia in area 1,13 ai minimi di oltre un anno. Ma Mario Draghi continua a parlare di ripresa solida, lo ha fatto l’ultima volta a luglio davanti al Parlamento Europeo. Forse vede più lontano degli altri.

PUTIN, MERKEL E LE CREPE DELLA NATO


Vladimir Putin e Angela Merkel hanno semplicemente fatto il punto, nessun accordo specifico. È la sintesi per la stampa del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov dopo l’incontro di Berlino sabato pomeriggio. Sicuramente si è parlato del gasdotto Nord Stream 2, molto probabilmente anche di Turchia, Iran e dintorni. Ankara fa ancora parte della NATO, ma sembra arruolata in una nuova alleanza a quattro, con Mosca, Doha e Teheran, decisamente poco compatibile con quella atlantica. La NATO oggi conta 29 membri, quasi il triplo dei 12 fondatori quasi settant’anni fa. A guardarlo sulla cartina geografica, l’allargamento, seguito alla caduta del Muro e al collasso sovietico, somiglia molto all’impero austro-germanico prima della Grande Guerra, con confini che lambiscono la Russia di Putin dal Baltico al Mar Nero. Un impero che negli ultimi anni si è riempito di crepe. Quanto dura? Intanto Trump si è organizzato e ha già forgiato in Medio Oriente un’alleanza alternativa, arruolando l’Arabia Saudita al posto della Turchia che ora affianca Israele nel ruolo di partner militare strategico. La poltrona della cancellliera sta diventando sempre più scomoda.

MADURO TAGLIA TRE ZERI, ANZI CINQUE


L’inflazione venezuelana viaggia alla velocità incredibile del 32.714% ma il presidente Maduro ha pronta la soluzione, le banconote cambiano colore e soprattutto eliminano 3 zeri, rendendo più facile fare i conti e dare il resto per i dettaglianti. Se non basta, le autorità hanno già fatto sapere che sono pronte a ghigliottinare altri due zeri. Non è la prima volta e neppure il primo paese che cerca di combattere l’iperinflazione eliminando gli zeri dalle banconote. Senza tornare indietro a Weimar, più recentemente ci ha provato la Jugoslavia, quando esisteva ancora e batteva moneta con il dinaro. Era l’inizio degli anni Novanta, il paese si stava sgretolando dopo la caduta del Muro, e Belgrado reagiva all’iperinflazione eliminando gli zeri, quattro nel 1990, un altro nel 1992, ben sei a ottobre del 1993 più altri nove a dicembre. Ultimo taglio sette zeri a inizio del 94, con l’inflazione che era arrivata a oltre 300 mln% al mese. Intanto il paese era precipitato nella guerra civile con centinaia di migliaia di morti.
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