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Idee di investimento - Obbligazioni - 18 dicembre 2017

18 Dicembre 2017 09:31

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ercati scommettono sull’aumento dei tassi a breve e non vedono pericoli di inflazione nel lungo periodo. Il veleno nella coda è qui, nel rischio di inflazione percepito: se questa dovesse davvero riemergere, inattesa e non annunciata, il premio al rischio aumenterebbe rapidamente. Si tratta di un evento che oggi ha poche probabilità di accadere ma, se accadesse, avrebbe conseguenze dirompenti” sottolinea nell’articolo “Mercati, il premio al rischio dipende tutto dal pericolo di inflazione percepita” Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR, che poi ricorda come, in questo contesto, l’esposizione in obbligazioni sia la più vulnerabile, indicando una possibile soluzione. “La gestione attiva e le strategie flessibili nel reddito fisso e nelle soluzioni multi-asset sono a nostro avviso le più adeguate in uno scenario di così elevata incertezza, tassi in salita, ma molto gradualmente, inflazione non allarmante, ma chissà per quanto, curve piatte, ma non è detto che invertano, volatilità bassa, ma non più nelle valute e nei tassi”.

Nell’ambito della gestione attiva obbligazionaria, gli esperti del BlackRock Investment Institute (BII) nell’articolo “Mercato private, una interessante riserva di caccia per il rendimento” indicano una alternativa agli asset pubblici (azioni, obbligazioni e titoli di stato): il mercato private. Cioè quell’insieme di obbligazioni e azioni in società attive nelle infrastrutture, private equity, hedge fund, debito mezzanino (forma di finanziamento a metà strada tra l’investimento in capitale di rischio e quello in capitale di debito, con una scadenza solitamente a medio lungo termine), titoli immobiliari. “Le nostre attuali migliori scelte sono nel private equity e nel settore immobiliare, nelle aziende e nelle attività che fanno leva sul settore tecnologico e sull’e-commerce, nel credito privato, nel credito opportunistico e nel credito mezzanino dei mercati sviluppati e dell’Asia, nelle infrastrutture, e in specifiche aree di crescita come l’energia rinnovabile” rivelano i professionisti di BlackRock, secondo i quali, tuttavia, è fondamentale adottare un approccio orientato ai risultati quando si investe nei mercati private.

“La buona notizia è che i fondamentali sono intatti e si dovrebbe ancora una volta assistere ad un’espansione della crescita globale nel 2018. L’assenza di qualsiasi segnale materiale di inflazione consentirà alle banche centrali nel loro insieme di protrarre la politica monetaria ultra accomodante e, malgrado l’operato della Fed, la dimensione complessiva dei bilanci delle quattro banche centrali dovrebbe in realtà crescere in misura modesta nel 2018, prima di iniziare a ridursi nel 2019” riferisce nell’articolo “Reddito fisso, le nicchie di mercato dove posizionarsi nel 2018” Mark Holman, CEO di TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel), che ipotizza, alla luce di queste considerazioni, una sostanziale tenuta dei mercati del credito con gli spread (extra rendimenti rispetto ai titoli governativi) sostanzialmente invariati nel corso dell’anno ma con interessanti nicchie di mercato dove attingere ancora valore. Il manager, in particolare, preferisce i finanziari subordinati, i titoli societari dei mercati emergenti in valuta forte, gli ABS in euro e le obbligazioni high yield in sterline inglesi.

Anche per gli analisti di SYZ Asset Management le obbligazioni subordinate europee, che si stanno dimostrando fra i migliori titoli a reddito fisso del 2017, dovrebbero continuare a rappresentare una scelta interessante per il 2019. “A nostro parere, lo slancio positivo registrato finora è tutt’altro che esaurito e si profilano nuovi e interessanti guadagni per gli investitori. Vi sono buone ragioni per prevedere che il debito subordinato proseguirà la sua performance interessante dall’inizio del 2017 anche in futuro” precisano nell’articolo “Obbligazioni, esperienza e selezione per sfruttare le opportunità delle subordinate” i professionisti di SYZ AM che poi aggiungono: “Ciò detto, l’agilità, il dinamismo e l’esperienza nel credito saranno cruciali per la sovraperformance e la gestione del rischio. Gli investitori nel reddito fisso si trovano oggi ad affrontare delle sfide e il paradigma è certamente mutato rispetto agli anni scorsi. Alle giuste condizioni è tuttavia possibile cogliere rendimenti interessanti e, a nostro avviso, il debito subordinato è un settore dalle concrete opportunità”.

Infine, una riflessione sulla valuta americana la sviluppa, nell’articolo “Il dollaro è un vero rebus”, Edoardo Ugolini, Portfolio Manager di Zest Asset Management e gestore del fondo Zest Absolute Return Var 4. “Il dollaro è un vero rebus per me e per molti. Da una parte i tassi sono a favore del dollaro, dall’altro le prospettive di una flattening della curva USD (cioè di un sostanziale appiattimento dei tassi americani) sono a favore dell’Euro. Io francamente sono stupito nel sentire molti soloni sulla necessità di una rialzo dei tassi in Europa o di un repentino taglio delle misure straordinarie. L’Europa non è in grado di sostenere in rallentamento dopo appena un anno di crescita senza inflazione. Capiamo che alcuni paesi (quelli nordici) stanno crescendo molto ma anche nel loro caso ciò avviene senza inflazione soprattutto grazie alla bilancia commerciale (export). Dunque un forte rialzo dell’euro sarebbe un forte deterrente alla crescita appena iniziata. I mercati stanno sopravvalutando una tightening da parte della BCE (rialzo dei tassi euro). Ciò detto abbiamo scelto di attendere sviluppi”. Per questo Edoardo Ugolini ha dimezzato la posizione long (rialzista) sul dollaro dal 7,5% al 3%.

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