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Rapporto ESG paesi 2017, i punti di forza e di debolezza dell’Italia

L’Italia figura al 39° posto (su 123 paesi esaminati) nel Rapporto ESG 2017 condotto da Candriam Investors Group: ecco dove eccelle e dove difetta.

15 Novembre 2017 - 9:31
financialounge - news
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Un punteggio di 62,21/100. È quello che ha meritato l’Italia piazzandosi al 39° posto nel Rapporto ESG Paesi 2017 condotto da Candriam Investors Group che, in virtù del suo consolidato processo Best in Universe ESG, ha svolto una valutazione complessiva del potenziale di sviluppo sostenibile di 123 paesi, nonché dei rischi non finanziari e delle opportunità che incidono sulla creazione di valore a lungo termine.

In estrema sintesi, l’Italia vanta buoni risultati dal punto di vista del capitale umano, naturale e sociale, mentre, al contrario, deve migliorare sul fronte economico, legato prevalentemente al debito pubblico elevato e alle difficoltà delle banche: un sistema bancario ristrutturato, consolidato e più stabile dovrebbe migliorare in modo consistente il punteggio ESG del paese.

Ma quali sono, più nel dettaglio, gli attuali punti di forza e di debolezza nell’analisi ESG di Candriam?

Cominciamo dai punti di forza. Gli italiani vantano innanzitutto una delle più alte aspettative di vita, grazie anche ad un'infrastruttura sanitaria ben sviluppata e un sistema sanitario economicamente più efficiente rispetto ad altri paesi OCSE. In secondo luogo, il consumo di energia risulta inferiore rispetto alla media dei paesi sviluppati con, peraltro, una produzione rilevante e in aumento derivante dalle fonti rinnovabili. Le emissioni di CO2 per abitante e per unità di PIL sono relativamente modeste rispetto alla media OCSE. Infine, ma non certo per rilevanza, nel nostro paese il livello di sicurezza è elevato e il numero di detenuti risulta è piuttosto ridotto rispetto agli standard delle economie sviluppate.

Sul fronte opposto, tra i maggiori deficit socio economici da colmare figurano quelli relativi al tasso di occupazione (piuttosto basso), alla disoccupazione (in particolare quella giovanile) e all’incidenza di contratti precari sul totale. Nel paese pesa un elevato grado di corruzione con diseguaglianze economiche più forti e una maggiore prevalenza della povertà.

A pesare negativamente sul punteggio dell’Italia pure il debito pubblico (tra i più consistenti al mondo in proporzione al PIL), sebbene l’indebitamento delle famiglie italiane risulta ben al di sotto della media OCSE. Infine, il disavanzo di bilancio negli ultimi anni è stato sistematicamente uno dei maggiori dell’OCSE, e i tassi di crescita del PIL previsti per il 2017 e il 2018 rimangono inferiori a quelli di altri paesi sviluppati.
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