News & Views – 03 luglio 2017

Illinois
3 Luglio 2017 - 11:07

Insight dalla redazione di FinanciaLounge su quello che si muove nelle economie e nei mercati.

Turchia, economia e finanza cambiano pelle
Dal colpo di stato fallito di un anno fa la Turchia sembra essersi allontanata dall’Europa, ma l’economia è in fermento spinta dai consumi interni e anche dalla demografia. E aumenta l’appeal per gli investitori, soprattutto multinazionali, ma hanno cambiato bandiera rispetto al passato. Un reportage del FT racconta di una skyline di Istanbul fitta di nuovi grattaceli e di gru, che indicano non solo la costruzione di nuovi edifici del distretto finanziario ma anche di nuove moschee, come la Camlica con i suoi sei minareti e una capacità di 37.500 persone voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan. L’altra faccia del boom economico, che fa crescere il paese del 5% l’anno, è infatti il crescente autoritarismo del regime e l’islamizzazione sempre più spinta. Il debito del paese è classificato a livello spazzatura da Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Gli investitori occidentali se ne sono andati ma altri ne sono arrivati soprattutto dall’area circostante. Come Socar, la compagnia petrolifera di stato dell’Azerbaijan che conta di investire in Turchia 18 miliardi di dollari da qui al 2020. E la finanza islamica, che Erdogan vuol far crescere dal 5 al 25 per cento delle transazioni, attira soldi dall’area del Golfo.

Illinois, debito ormai quasi ‘spazzatura’
Dopo il fallimento di Detroit, la capitale USA dell’auto in declino, qualche anno fa, ora potrebbe essere la volta dell’Illinois, che nel caso passerebbe alla storia come il primo stato dell’Unione, e il terzo più popoloso, a dichiarare bancarotta. Lo stato di Chicago si avvia a concludere il terzo anno fiscale senza essere riuscito a chiudere un bilancio. Il governatore repubblicano Bruce Rauner e il parlamento democratico non riescono a mettersi d’accordo sui tagli alla spesa e il merito di credito dell’Illinois rischia di essere declassato dalle principali agenzie di rating a spazzatura, come il Venezuela o la Turchia di cui sopra. Il presidente della Camera Michael Madigan ha scritto alle agenzie implorandole di dare ancora tempo prima di abbassare il rating sui bond emessi dallo stato, il che aggraverebbe ovviamente i problemi di bilancio. I conti non pagati sfiorano i 15 miliardi di dollari. Gli analisti di Moody’s non si commuovono e fanno sapere che faranno il loro dovere, S&P e Fictch per ora non si pronunciano.

Kamala: un’indiana for President?
Dopo un Barack Hussein di ascendenze keniote avremo una Kamala di madre Tamil alla Casa Bianca? Mancano ancora più di tre anni alle presidenziali del 2020 ma il toto-presidente è già cominciano con chi ipotizza perfino un big della Net Economy successore di Trump, come Jeff Bezos o Mark Zuckerberg. Il caso di Kamala Harris, senatrice democratica della California, è più che una suggestione. Nei primi sei mesi del 2017 ha già raccolto 600.000 dollari per una dozzina di colleghi del Senato e si sta costruendo un profilo politico a livello nazionale. I soldi servono per sostenere le candidature di colleghi alle elezioni di mid-term del novembre 2018, ovviamente nella speranza che ricambino il favore alle primarie prima e alle presidenziali poi. Tra i suoi principali sostenitori c’è la senatrice Claire McCaskill del Montana, il senatore Jon Tester e Elizabeth Warren del Massachusetts. Dopo il disastro di Hillary il partito democratico è in cerca di nuovi leader e la cinquantaduenne Harris potrebbe funzionare come versione femminile di Obama.

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