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International Editor’s Picks – 12 dicembre 2016

12 Dicembre 2016 09:46
financialounge -  Caterpillar Dow Jones Goldman Sachs innovazione International Editor's Picks Xi Jinping
financialounge -  Caterpillar Dow Jones Goldman Sachs innovazione International Editor's Picks Xi Jinping
Quei cappellini con su scritto: Dow 20.000
La settimana che si apre oggi non sarà solo quella del rialzo quasi certo di una Fed a cui i mercati guardano sempre meno, mentre guardano sempre più a Donald Trump. Tom Aspray su Forbes nota che potrebbe essere il miglior Natale da anni per l’investitore, se l’effetto Trump troverà conferma, con gli indici principali a livelli molto più alti di quanto si prevedesse in corso d’anno e soprattutto molto più alti rispetto al mini-abisso in cui erano precipitati a gennaio, a causa dei timori su Cina e emergenti innescati da una comunicazione completamente sbagliata proprio da parte della Fed, che a dicembre 2015 aveva fatto capire che avrebbe alzato i tassi 4 volte nei prossimi 12 mesi. Secondo Aspray l’ottimismo su Trump è ormai abbastanza radicato in diversi partecipanti, tanto da far scattare mercoledì scorso un programma di acquisti multi-miliardario. Molti traders a Wall Street si sono messi in testa il cappellino con su scritto Dow 20.000 e puntano soprattutto sui titoli a grandissima capitalizzazione. I primi 5 del Dow infatti da soli hanno portato a casa ben 700 punti dei circa 1.300 accumulati finora dal rally, con Goldman Sachs che da sola ha contribuito con 400 punti, vale a dire circa un terzo dei guadagni del Dow, grazie alle attese di deregulation bancaria firmata Trump. Tra gli altri spicca Caterpillar, titolo simbolo degli investimenti in edilizia e infrastrutture prediletti da Trump, che da inizio anno ha messo a segno un +47%, seguito da Nike, Coca-Cola, Pfizer e Disney.

Xi a Davos alla ricerca della leadership globale
Storica novità all’appuntamento di gennaio del World Economic Forum 2017 sulle nevi di Davos. Per la prima volta, riporta il FT, parteciperà al summit globale un presidente cinese, per la precisione Xi Jinping, che si troverà in Svizzera per una visita di Stato. L’elite globale del business che si riunisce ogni anno sulle montagne svizzere potrà toccare con mano l’attitudine di Xi nei confronti dell’economia e del commercio dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza Americana. Sembrerebbe che la visita voglia marcare la leadership globale del grande paese asiatico, nel contesto di una strategia americana più “insulare” con la nuova amministrazione. Dalla Brexit in poi, passando per le elezioni USA, la Cina ha moltiplicato gli sforzi per proporsi come campione del libero mercato e della lotta al cambiamento climatico. Per Kerry Brown, un esperto di Cina che insegna al King’s College di Londra, la partecipazione a Davos mostra con quanta ambizione la Cina guardi al mondo esterno: Xi al Forum verrà guardato come un simbolo di una Cina che tenta di riempire lo spazio che gli USA di Trump potrebbero potenzialmente lasciare vuoto.

L’innovazione che non riesce più a innovare
Si dice che il successo di un’innovazione si misura sulla sua capacità di migliorare la vita di tutti. Si dice anche che quella che viviamo è l’età d’oro dell’innovazione. Quindi la qualità della vita dovrebbe essere in sensibile miglioramento. In una lunga analisi il WSJ scopre che non è così, almeno in America: intelligenza artificiale, terapie genetiche, robotica e apps di ogni tipo, insomma tutte le meraviglie sfornate di questi tempi, non hanno prodotto un avanzamento significativo degli standard di vita degli americani. I miglioramenti nella vita quotidiana sono incrementali, non rivoluzionari. E non è neanche migliorata la produttività dell’economia: il “total factor productivity,” che misura il contributo dell’innovazione alla produttività, ha toccato il suo picco negli anni 50 al 3,4% l’anno, nell’ultima decade ha viaggiato a un patetico 0,5%. La prestazione di abitazioni, elettrodomestici e automobili sono più o meno le stesse di una generazione fa. Gli aerei non volano più veloci rispetto agli anni 60 e nessuno dei 20 farmaci più utilizzati per curarsi è entrato sul mercato nell’ultimo decennio. Spiegazione: l’innovazione è il prodotto di tentativi e errori, ma la nostra società tollera sempre di meno il rischio.
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