Federal Reserve

International Editor’s Picks – 19 settembre 2016

19 Settembre 2016 - 8:04
financialounge - news
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Finalmente ci siamo: alza o non alza?
Mercoledì 21 nella serata europea Janet Yellen alzerà il velo sulle decisioni del FOMC. Le attese di un secondo rialzo dopo quello di dicembre 2015 sono basse. Il FT riporta che i tassi dei Federal fund puntano a una possibilità di appena il 18%, in discesa dopo che una raffica di dati americani sono usciti abbastanza deludenti per quanto riguarda la forza della crescita economica. Anche se fra questi c’è anche un’inflazione core, vale a dire depurata dai prezzi volatili di alimentari e energia, che viaggia ormai stabilmente sopra il 2%, che è l’obiettivo della Fed. Nel tempo che fu, il mantra dei banchieri centrali era prendere il mercato di sorpresa. Vediamo. Intanto arriva anche Bank of Japan, nello stesso giorno di calendario della Fed ma praticamente quasi un giorno prima, 18 ore, per ragioni di fuso. Nessuno si aspetta mosse a sorpresa, ma il governatore Kuroda potrebbe elaborare il suo pensiero sui tassi negativi dopo il mea culpa pronunciato due settimane fa. E in settimana c’è anche la geopolitica: i leader globali a partire dal 20 sono a New York City al palazzo dell’ONU. Parleranno Barack Obama, Theresa May e Francoise Hollande.

Ma se Janet sta ferma il mercato si muove
Anche l’inazione può essere un’azione. Almeno così la pensa il mercato globale da 13,6 trilioni di dollari dei titoli di stato che, secondo quanto riporta Bloomberg, sta mandando un segnale che non si vedeva da oltre 4 anni. Di che si tratta? Quasi tutti sono convinti che per ora la Fed si asterrà. E quindi si posiziona sulla parte breve della curva, vale a dire scadenze a due e cinque anni, e chiede un premio maggiore in termini di rendimento per le scadenze lunghe, soprattutto a 30-anni. E mercoledì scorso, prima di prendersi una pausa, i rendimenti di questi titoli hanno messo a segno nove giorni consecutivi di rialzo, una cosa che non succedeva dal 2012. Il ragionamento è semplice, più la Fed aspetta ad alzare i tassi, più si carica la molla dell’inflazione, che erode il valore del debito che matura nei decenni futuri. Quindi per comprare il 30 anni il mercato chiede rendimenti più alti. Anche perché le banche centrali in Asia e Europa sembrano restie a continuare a spingere al ribasso i tassi. Quindi la storia, più che i tassi dei Fed Fund, la racconta la curva dei rendimenti, e il relativo spread. Quello tra i 5 e i 30 anni dei treasuries americani, dopo aver toccato ad agosto un minimo di 102 punti, è risalito a 124 punti. Secondo molti, più la Fed aspetta, più è destinato ad allargarsi.

Apple guida la carica dei titoli tech
Se mai dovesse pagarla, Apple non avrà certo problemi a trovare i 14 miliardi di dollari della multa che l’Antitrust europeo vuole infliggere per le tasse che non avrebbe pagato in Irlanda. Nella settimana chiusa venerdì ha messo a segno un rialzo dell’11%, che per un titolo con la capitalizzazione del colosso di Cupertino vuol dire una montagna di soldi, 63 miliardi di dollari. Si paga la multa e ne avanzano quasi 50, di miliardi di bigliettoni. Si tratta del maggior rialzo settimanale messo a segno in quasi 5 anni, che ha trainato al rialzo i tecnologici a Wall Street: più 3% in settimana contro un modesto più 0,5% dello S&P 500. Il tecnologico Nasdaq Composite invece è avanzato del 2,3%. Martedì Apple è stato il solo titolo a salire nel Dow Jones che invece ha sofferto una perdita dell’1,4%. Seeking Alpha osserva che Apple è risorta dalla tomba in cui l’avevano prematuramente infilata molti analisti che ora invece corrono a correggere al rialzo i target price. Il titolo è bistrattato dai broker da quando era a $90, ora è a $115. Forse, nota il sito, i metodi di valutazione sono datati e vanno un attimo rinfrescati.
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