Antonio Bottillo

Il rischio diventa la variabile essenziale da valutare

13 Marzo 2015 10:20

financialounge -  Antonio Bottillo David Herro Eileen Riley livello di rischio mercati azionari Yves Maillot
i più che mai il rischio diventa una variabile essenziale da valutare e da prendere in considerazione come step iniziale di ogni processo di costruzione del portafoglio. La domanda cruciale da porsi e da porre ai risparmiatori è «quanto rischio si è disposti ad assumere e accettare? e questo livello di rischio è in linea con gli obiettivi di lungo termine? Da queste domande si può partire per costruire portafogli più robusti e durevoli, focalizzati sulle reali necessità degli individui” tiene a precisare Antonio Bottillo, Executive Managing Director e Country Head per l’Italia di Natixis Global Asset Management.
Solo dopo questa fondamentale premessa è infatti possibile procedere con la ricerca di valore sui mercati. Un obiettivo che, dopo anni di espansione dei mercati azionari globali e di tassi di interesse sui minimi storici in molti settori del mercato obbligazionario, è sempre più complesso da conseguire. In quest’ottica, alcuni esperti degli investimenti di Natixis Global Asset Management si sono riuniti in un "forum virtuale" per illustrare le proprie prospettive in tema di valutazioni: gli esperti hanno poi indicato dove sia possibile individuare attualmente le migliori opportunità in termini relativi e le residue occasioni d’investimento.
Per esempio, David Herro, Chief Investment Officer, International Equities di Harris Associates L.P., riscontra attualmente molte opportunità d’investimento in Europa e mantiene un’esposizione contenuta sulle società situate nei mercati emergenti. “I nostri portafogli internazionali hanno sempre avuto un peso importante sull’Europa, ma l'esposizione attuale è vicina ai massimi. Molti credono erroneamente che l'Europa sia un mercato omogeneo e che una società domiciliata in Europa generi tutti i propri utili nei mercati stagnanti dell'Europa. Personalmente cerco di trarre beneficio da tali generalizzazioni” sostiene David Herro che, al contrario, considera poco interessanti i mercati emergenti per vari motivi.
Innanzitutto, per il manager, è molto difficile individuare aziende con una governance chiara e trasparente, una buona redditività, efficaci modelli di business e le cui azioni siano scambiate a prezzi interessanti. “Preferisco un'esposizione verso mercati emergenti tramite società come Daimler, società del gruppo Mercedes-Benz; Diageo, la società di superalcolici, e Richemont che detiene marchi di lusso come Cartier, Piaget e JaegerLeCoultre. Tutte queste società sono esposte al settore dei consumi sui mercati emergenti, soprattutto in Asia. E i relativi titoli sono prezzati in modo molto interessante in questo momento” rivela David Herro mentre Eileen Riley, Global Equity Manager di Loomis, Sayles & Company in ambito azionario, ritiene interessanti alcuni comparti del settore dei beni di consumo discrezionali, così come la sanità e la tecnologia.
Più in generale, Eileen Riley, preferisce però richiamare l’attenzione sul contesto favorevole ai mercati azionari: “Tradizionalmente i mercati azionari tendono a sovraperformare i mercati obbligazionari in fasi di aumento dei tassi di interesse. Pertanto, con l'avvicinarsi del primo aumento dei tassi da parte della Fed negli Stati Uniti nel corso del 2015, tendo ad avere un approccio più costruttivo nei confronti dei titoli azionari. Inoltre, le politiche messe in atto da BCE e Banca del Giappone, che implicano l’iniezione di liquidità nei rispettivi mercati, promettono bene per i titoli azionari”.
Più dettagliata, infine, l’analisi formulate da Yves Maillot, Head of Europe Equity Investment di Natixis Asset Management. “Con un rapporto prezzo utili (P/E) medio di 15,9 in base alla nostre ultime stime del consensus sugli utili per il 2015, le valutazioni azionarie europee non sembrano né costose né economiche in questo momento. La crescita attesa degli utili (tra il 4% e il 6% per i profitti aziendali del Regno Unito) è stata colpita dalle correzioni al ribasso dei profitti del settore petrolifero. Tuttavia, se guardiamo al dividend yield medio del 3,5% (3,9% per i titoli nel Regno Unito), il mercato azionario europeo appare appetibile. I titoli europei sembrano più interessanti rispetto a quelli statunitensi, che sono più costosi (rapporto prezzo/utili medio di 17,9 e rapporto prezzo/valore contabile di 2,6 secondo le nostre stime del consensus). Tuttavia, i titoli giapponesi (con un rapporto prezzo/utili di 14,6 secondo le attuali stime sugli utili) sembrano molto più economici seppur con un dividend yield inferiore (2%) rispetto a quello europeo, e i titoli dell'area Asia ex-Japan sono attualmente prezzati allo stesso livello di valutazione (rapporto prezzo/utili di 15,7)” argomenta Yves Maillot per il quale l’incertezza di mercato e la volatilità possono generare un "premio" notevole per i settori difensivi dell'economa (sanità, beni di largo consumo, settore immobiliare, società high-yielding) nonché valutazioni interessanti per alcuni titoli ciclici.

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