austerità fiscale

Eurozona, target di crescita e di inflazione ridotti

22 Gennaio 2014 14:15

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na modesta ripresa del PIL reale dell'Eurozona nel secondo trimestre (+0,3% su base trimestrale), la crescita ha subito un rallentamento nel terzo trimestre (+0,1%), ascrivibile principalmente alla decelerazione dell'economia tedesca (dallo 0,7% del secondo trimestre allo 0,3%) e francese (dallo 0,5% al -0,1%). Alcune economie periferiche hanno invece subito un miglioramento: la Spagna è finalmente uscita da una recessione durata ben 27 mesi grazie ad una crescita minima dello 0,1% mentre l'economia italiana è passata dal -0,3% del secondo trimestre al -0,1% del terzo.

“I dati disponibili relativi al quarto trimestre confermano la debole ripresa dell'indice composito dei direttori d'acquisto (PMI), in flessione nel mese di ottobre e novembre, che ha chiuso il mese a 51,7 punti, appena oltre la soglia di espansione” attesta John Greenwood, Chief Economist di Invesco. Dopo l'inatteso taglio del tasso di interesse operato dalla BCE nel mese di novembre, a dicembre il Consiglio direttivo ha mantenuto invariati i tassi di interesse.

Nonostante Draghi abbia confermato, durante la conferenza stampa mensile, di aver brevemente trattato l'argomento dei tassi di interesse negativi, il Presidente della BCE ha dichiarato che non è stato identificato alcuno specifico strumento, a conferma del mancato approfondimento da parte della BCE di proposte concrete per un tasso di interesse negativo sui depositi bancari.

“Tuttavia, dato che la crescita della massa M3 si attesta a malapena al 2,1% a/a e i prestiti bancari sono in flessione, a nostro parere è necessario intervenire sull'espansione del bilancio sia da parte della BCE sia da parte delle banche commerciali dell'Area Euro. Al contrario, da gennaio è stato ridotto il bilancio della BCE mentre, a fronte dell'asset quality review (AQR) programmata per il 2014 a opera del meccanismo unico di vigilanza (SSM) e degli stress test che seguiranno all'AQR, le banche saranno con tutta probabilità ancora più prudenti nel 2014, con un'ulteriore contrazione dei propri bilanci” lamenta John Greenwood.

In questo contesto di indebolimento della crescita aggregata di credito e massa monetaria, nella migliore delle ipotesi le prospettive di crescita del PIL dell'Eurozona appaiono modeste. Si rilevano però due note positive: da un lato un graduale allentamento della politica di austerità fiscale, dall'altro un aumento della forza concorrenziale di alcune delle economie periferiche.

“Nessuno di questi fattori però appare a mio parere in grado di garantire una ripresa sostenibile in assenza di un'adeguata crescita del credito e della massa monetaria o di un significativo indebolimento dell'euro” afferma John Greenwood. Secondo i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), il deficit strutturale di bilancio dell'Eurozona rettificato in base al ciclo passerà dal -1,6% del PIL nel 2013 al -1,2% nel 2014, vale a dire una stretta fiscale dello 0,4% (il minimo dal periodo precedente alla crisi).

Secondo alcuni economisti, la fine del periodo di austerità dovrebbe dare automaticamente avvio a una nuova espansione dell'attività ma, in assenza di un'espansione fiscale e di una crescita del credito, la ripresa potrebbe essere sostenuta solo da una svalutazione valutaria. Tuttavia, niente fa pensare che l'euro possa essere deprezzato in misura significativa. Come lo yen giapponese prima dell'avvio dell'Abenomics, al momento l'euro appare troppo forte per aiutare l'economia dell'Eurozona.

“A mio parere, solo un rafforzamento della domanda delle principali economie o anche un rafforzamento della domanda nell'Eurozona nel suo complesso (tramite un'espansione fiscale o monetaria) potrebbe far ripartire l'attività nei Paesi periferici ma, di nuovo, nulla fa pensare che i leader dell'Area Euro stiano valutando una di queste soluzioni” puntualizza John Greenwood.

Per il 2014, a fronte della debolezza della crescita della massa monetaria M3 e della flessione dei prestiti bancari, l'Eurozona appare ben lontana da un possibile allineamento ad USA e Regno Unito in termini di espansione del credito o della massa monetaria. Di conseguenza appare molto improbabile che l'attività economica dell'Area Euro possa ripartire, seguendo lo stesso sostenuto ma sostenibile trend degli USA o registrando un'improvvisa inversione di tendenza come quella vista nel Regno Unito. Inoltre, a fronte di una politica fiscale ancora restrittiva (seppure in graduale allentamento) e dell'improbabile deprezzamento valutario, non resta nemmeno uno dei tre principali strumenti (monetari, fiscali e valutari) abitualmente utilizzati per fa ripartire l'economia.

“Di conseguenza per il 2014 prevedo un tasso di crescita pari solo allo 0,8% (rispetto all'1,1% indicato dalla BCE) e un tasso di inflazione dello 0,6%, circa la metà rispetto all'1,1% previsto dalla BCE” conclude John Greenwood.

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