Ben Bernanke

Weekly Brief - 22 luglio 2013

22 Luglio 2013 12:00
financialounge -  Ben Bernanke commodities Federal Reserve indice J.P. Morgan Asset Management mercati azionari mercati emergenti USA utili weekly brief
financialounge -  Ben Bernanke commodities Federal Reserve indice J.P. Morgan Asset Management mercati azionari mercati emergenti USA utili weekly brief
In breve in questa edizione del Weekly Brief di J.P. Morgan Asset Management:

- I risultati degli utili dell’Indice S&P mostrano forti guadagni, riconducibili tuttavia in gran parte al settore finanziario.

- Se le attuali previsioni per le società che non hanno ancora pubblicato i risultati dovessero rivelarsi esatte, nel trimestre l’indice potrebbe registrare una crescita degli utili piatta

- L’allentamento quantitativo della Fed potrebbe sostenere le quotazioni nel medio termine, ma non sostituirsi ai profitti


Riflessioni della settimana
La Federal Reserve inizierà a ridurre il suo programma di acquisto di titoli prima di fine anno. L’effetto combinato di minore creazione di moneta e miglioramento della dinamica economica negli Stati Uniti potrebbe rafforzare il dollaro. In passato un apprezzamento del biglietto verde ha penalizzato i Mercati Emergenti. Le materie prime sono denominate principalmente in dollari e una rivalutazione della valuta americana rende meno interessanti tali beni, penalizzando le economie emergenti che ne dipendono. Pertanto, la riduzione dell’allentamento quantitativo, unita a un miglioramento dell’economia statunitense, potrebbe determinare una debolezza a breve termine per i Mercati Emergenti. Tuttavia, ciò potrebbe creare una finestra di opportunità per accrescere l’esposizione a quest’area in crescita dell’economia globale.


Finora tutto bene
Circa un terzo delle società appartenenti all’S&P 500 ha pubblicato gli utili del secondo trimestre (103 imprese, pari al 31% della capitalizzazione di mercato dell’indice). I risultati hanno superato le aspettative finora, ma la questione è quante altre sorprese positive potranno ancora esserci e di quale entità.
Nel complesso, le società che hanno pubblicato gli utili hanno superato le previsioni degli analisti del 3%, determinando una crescita effettiva degli utili del 12,9% rispetto al trimestre corrispondente del 2012 (cfr. figura 1).

La crescita degli utili per le 55 società (su 437) nell’indice Msci Europe che ha reso noti i risultati trimestrali è stata pari a -1,8%, con sorprese pari al -4,3%. Per contro, quasi tutta la crescita registrata per l’S&P 500 è giunta dai titoli finanziari, i cui risultati sono stati molto elevati: il comparto ha di conseguenza sovraperformato rispetto al resto dell’indice per diverse settimane ormai (cfr. figura 2). Se si escludono i finanziari, tuttavia, l’indice registra una crescita degli utili di appena lo 0,2%. Persino tale livello potrebbe non essere sostenibile.

Le previsioni per le restanti società dell’indice (stime Bloomberg) sono di un calo dell’1,3% degli utili per azione (esclusi i finanziari; 2,1% inclusi). Buona parte della flessione è dovuta ad Apple, i cui utili sono attesi calare del 22%. Dato che Apple è il secondo titolo più ampio in termini di capitalizzazione nell’S&P 500, ciò avrà un impatto significativo sulla crescita complessiva degli utili dell’indice. Se si esclude Apple dai calcoli, si ottiene comunque un risultato piatto rispetto all’anno scorso (esclusi finanziari; +3% inclusi). Se le società continueranno a battere le stime con scarti analoghi a quelli registrati sinora, il totale finale porterebbe a una crescita degli utili di circa il 3%. Le indicazioni prospettiche sugli utili, invece, sono state in linea con gli ultimi trimestri (cfr. figura 3).

Le attuali stime di utili sono già scontate nelle quotazioni azionarie, pertanto la prevista bassa crescita degli utili non dovrebbe necessariamente determinare una performance negativa dell’indice. Di fatto, l’S&P 500 ha guadagnato il 3% dall’inizio della stagione di pubblicazione delle trimestrali.

La questione è quanto tale rialzo dipenda dalle rassicurazioni sulla continuazione dello stimolo monetario fornite dal Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke e quanto invece sia ascrivibile all’aumento delle aspettative di utili. I bassi tassi d’interesse e la liquidità assicurata dall’allentamento quantitativo hanno sicuramente favorito il mercato azionario.
I rialzi dell’S&P 500 hanno sostanzialmente corrisposto a periodi di allentamento quantitativo (cfr. figura 4). Ma ancora più importante è stata la ripresa degli utili registrata in concomitanza. Gli utili per azione dell’indice sono risaliti da appena 5,55 dollari alla fine del 2008 a quasi 27 dollari nel primo trimestre del 2013. Ciò ha sorretto le quotazioni azionarie e impedito alle valutazioni di aumentare in misura sproporzionata. Tuttavia, come mostrato anche dalla figura 3, il ritmo della crescita degli utili si è attenuato negli ultimi trimestri anche se l’indice ha continuato a salire. Di conseguenza, l’attuale multiplo per l’S&P 500 di 15 volte le stime degli utili prospettici è superiore del 3% al livello mediano dal 1987.

Vi è certamente ulteriore margine per un aumento delle valutazioni, che può quindi fornire perduranti guadagni agli investitori azionari. Tuttavia, gli utili non reagiscono mai con troppo ritardo. Sebbene lo stimolo della Fed sia apprezzato, non può certo sostituire i profitti.

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