diversificazione

Come svincolarsi dagli impatti della crisi dell’eurozona

12 Giugno 2012 - 6:00
financialounge - news
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A mano a mano che si avvicina la data delle nuove elezioni in Grecia (domenica 17 giugno) salgono le tensioni sul debito sovrano della zona euro. Il segno più tangibile, entrato ormai nel vocabolario di tutti i giorni, è l’aumento dello spread, cioè il differenziale tra i rendimenti dei titoli di stato decennali italiani e quelli di uguale scadenza della Germania. Un incremento dovuto sia all’aumento del rendimento pagato dei btp a 10 anni che al restringimento di quello offerto dai bund decennali di Berlino. Per fare un esempio pratico, il 30 aprile 2012 il Btp 10 anni offriva un rendimento del 5,50% annuo mentre l’omologo bund tedesco ne riconosceva uno del’1,66% e lo spread valeva 384 punti base (ovvero il 3,84%), mentre l’1 giugno scorso lo spread era salito a quota 467 punti base come differenza tra il 5,85% garantito dal Btp decennale e l’1,18% del bund a 10 anni della Germania.

In questo contesto, c’è il pericolo che i risparmiatori restino in balia di questa instabilità senza prendere alcuna decisione per il proprio portafoglio. Esistono invece delle interessanti opportunità sui mercati tramite le quali, senza assumere rischi eccessivi, è possibile di raggiungere due importanti obiettivi: una più ampia diversificazione del portafoglio rispetto a quanto fatto finora e la possibilità di conseguire rendimento interessanti ma più stabili nel medio lungo periodo.
Per esempio, se si vuole evitare di comperare i bund tedeschi, che saranno ritenuti anche il porto più sicuro in questo momento ma che offrono rendimenti negativi rispetto all’inflazione attesa per i prossimi anni, si può cominciare ad allocare una quota del proprio giardinetto a reddito fisso in fondi obbligazionari specializzati sui bond societari europei e in quelli focalizzati sulle obbligazioni high yield.

I primi consentono di puntare su decine (o, addirittura, qualche centinaio) di titoli obbligazionari che rendono tra il 4% e il 5% all’anno e che sono emessi da solide società industriali, i cui bilanci sono molto più in salute di quelli pubblici dell’area euro.
I fondi obbligazionari high yield, invece, permettono di investire sulle aziende europee meno conosciute (ma non per questo meno valide di quelle dai grandi marchi) o che si stanno riprendendo da un ciclo di ristrutturazione e pagano rendimenti annui più alti, compresi tra il 6% e l’8%.
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