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Nuovi metodi per investire in titoli di Stato

25 Maggio 2012 - 18:00
financialounge - news
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Lo spread tra btp decennali italiani e bund omologhi si mantiene stabilmente sopra i 400 punti base e la volatilità dei mercati resta molto sostenuta.

Per quanto tempo ritenete che questa situazione possa proseguire ?
“Oggi più che mai è difficile fare previsioni ma siamo convinti che fino alle nuove elezioni in Grecia, previste per il prossimo 17 giugno, persisterà sui mercati una situazione di alta volatilità” precisa Luca Di Patrizi, Direttore Generale di Pictet in Italia al FinanciaLounge che poi però indica una soluzione interessante per investire in titoli di Stato internazionali. “Si tratta di un approccio innovativo che utilizza un quadro di riferimento fondamentale per valutare la capacità e la volontà di un emittente di onorare i propri impegni di debito in modo da ridurre il rischio del portafoglio investito in titoli governativi e, al contempo, ottenere rendimenti interessanti a medio termine” rivela Luca Di Patrizi facendo riferimento al nuovo fondo Pictet - Global Bonds Fundamental recentemente autorizzato alla vendita retail per il mercato Italiano.

In un contesto di mercato in cui il merito di credito di molti emittenti governativi viene rimesso in discussione, questo prodotto offre ai risparmiatori italiani un’alternativa per investire nelle obbligazioni di stato con un approccio globale e libero di vincoli rispetto ai benchmark governativi tradizionali. Nell‘adottare un simile approccio, il fondo non fa distinzione tra emittenti dei mercati sviluppati ed emittenti dei mercati emergenti, offrendo agli investitori nelle obbligazioni governative un portafoglio più efficiente dal punto di vista di rischio e rendimento. Il fondo rappresenta un'alternativa alle strategie obbligazionarie incentrate sui tradizionali benchmark del reddito fisso basati sulla capitalizzazione di mercato ponderata, indici che risentono di alcuni vizi strutturali.

“Un indice convenzionale basato sul debito ponderato spinge gli investitori ad acquistare i titoli degli emittenti maggiormente indebitati, senza alcuna valutazione circa la sostenibilità a lungo termine dell'onere del debito. Esso limita inoltre la diversificazione sotto il profilo valutario e restringe la capacità degli investitori di trarre vantaggio dalla rapida espansione dell'economia e dei mercati dei capitali cui si è assistito nei paesi in via di sviluppo” conclude Luca Di Patrizi.
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