Possibile recessione negli USA? Non prima del biennio 2020-2021

La Fed continuerà a rialzare i tassi tra il 2018 e il 2019 ma, in assenza di shock, non sembra delinearsi all’orizzonte una recessione americana per almeno due anni.

“In assenza di shock, non vediamo una nuova recessione negli USA per almeno due anni. La Federal Reserve continuerà nel suo cammino di rialzo dei tassi quest’anno e il prossimo e tra 12 mesi il nostro caso base prevede una curva dei rendimenti dei Treasury USA 2-10 anni piatta, attorno al livello del 3,25%, innescando una previsione recessiva per il 2020 o il 2021, che potrebbe diventare auto-avverante, specialmente nel caso in cui la crescita degli utili aziendali avrà già raggiunto nel frattempo il picco”. Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni a cui giunge Mark Holman, CEO di TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel).

CURVA DEI TASSI USA 2-10 ANNI

Un’analisi, la sua, che parte dalla curva dei rendimenti dei Treasury USA 2-10 anni che si sta rapidamente appiattendo e che sta suscitando molti interrogativi dal momento che, in passato, si è rivelata un buon indicatore predittivo della prossima recessione. In primo luogo, Mark Holman spiega perché i tassi a breve USA si siano tanto impennati negli ultimi mesi. “La pendenza è dovuta all’enorme emissione di debito da parte del Tesoro statunitense: le previsioni per il 2018 sono di circa 1.250 miliardi di dollari di nuove emissioni di titoli sul mercato per contribuire al finanziamento del deficit” puntualizza Mark Holman, ricordando come questo sia il doppio degli importi del 2017 e, peraltro, con un supporto significativamente inferiore da parte del bilancio della Fed che non acquista più titoli obbligazionari sul mercato.

TESORO USA, FOCUS SUI TITOLI A BREVE TERMINE

Il Tesoro americano, per centrare l’obiettivo di raccolta, ha dovuto concentrare gran parte delle nuove emissioni sulla parte a breve termine della curva, mettendo sotto pressione i rendimenti a breve termine e il Libor. “È probabile che questo tecnicismo incida ancora un po’ sul mercato almeno finché il disavanzo è così alto o fino a quando il Tesoro USA non si sentirà a proprio agio con l’emissione di titoli di debito a più lungo termine” precisa il manager.

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CURVA INVERSA E RECESSIONE

Tornando alla questione della forma della curva di rendimento, Mark Holman ammette che una curva dei rendimenti inversa è stata storicamente un buon indicatore di riferimento per una prossima recessione: in genere, circa un anno dopo che la curva dei rendimenti USA si è invertita, l’economia è entrata in recessione. E’ anche vero, sottolinea il manager,che i tempi di questo indicatore guida variano con un certo margine e gli investitori farebbero pertanto bene a utilizzarlo in modo cauto come unica guida per le scelte di portafoglio.

FINE DEL CICLO

Resta il fatto che questa forma della curva di rendimento ha un senso alla fine del ciclo economico. In genere, i tassi di interesse salgono fino a un punto tale che il loro impatto finisce con il rallentare in modo importante l’economia e la banca centrale rimane in attesa. Il mercato, a quel punto, giudica che i tassi a lungo termine debbano ulteriormente scendere quando l’economia rallenta e l’inflazione non è più una minaccia: ne deriva che i rendimenti dei titoli a scadenza più lunga risultano inferiori ai rendimenti a breve termine. Il passo successivo è, di solito, il taglio dei tassi mentre la banca centrale, in tal modo, passa di nuovo a politiche monetarie espansive.

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IL LIVELLO PIU’ BASSO DALLA GRANDE CRISI

“Il motivo per cui ci stiamo concentrando su questo punto è dovuto al fatto che la curva dei rendimenti negli Stati Uniti tra i titoli a 2 anni e quelli a 10 anni è attualmente al livello più basso dalla grande crisi finanziaria: soltanto 50 punti base (+0,50%)” riferisce Mark Holman secondo il quale se è probabile che la curva si invertirà è altrettanto vero che non si può dire quando ciò accadrà. “Abbiamo fiducia nelle prospettive per quest’anno. Ci sono altri indicatori che escludono una recessione in tempi brevi: è improbabile pertanto avere una curva inversa nel 2018” specifica il manager.

TASSI AL 3% A INIZIO 2019

“Tuttavia entro la fine del 2018 avremo probabilmente i tassi massimi dei fondi federali almeno al 2,25% – aggiunge Holman – e con il proseguimento graduale del rialzo dei tassi da parte della Fed, ulteriori tre aumenti nel 2019 che dovrebbero essere incorporati nei prezzi del Treasury USA a 2 anni, che dovrebbe attestarsi al 3% al’inizio del 2019”. La tendenza all’appiattimento dovrebbe quindi continuare. Tuttavia, dal momento che i rendimenti del decennale USA sono già al 3%, è abbastanza improbabile che la curva vada a invertirsi entro il prossimo anno.

FINE ANNO CON DIFFERENZIALE A +0,25%

“Il nostro scenario più probabile per la fine dell’anno è un differenziale della curva 2-10 anni a circa 25 punti base (+0,25%), con i Treasury USA a 2 anni al 3,00% e quelli a 10 anni al 3,25%” confida Mark Holman Se poi il FOMC (l’organismo della Fed che decide sui tassi di interesse) confermerà i suoi dots (punti) 2020, con il tasso medio dei Fed Fund del 3,375% nel 2020, allora è molto probabile che la curva dei rendimenti diventi piatta.

LA CURVA PIATTA E’ SERVITA

“Sebbene difficile da prevedere in base ai dati economici di oggi che rimangono robusti, non è illogico che dopo 10 rialzi dei tassi la curva dei rendimenti si appiattisca completamente. Sarebbe comunque il più lungo periodo di crescita ininterrotta mai registrato, con la piena occupazione raggiunta già da tempo. Aggiungeteci un’assenza di inflazione (che tiene sotto controllo la parte lunga della curva), ed ecco che una curva di rendimento piatta è servita” conclude Mark Holman.




FinanciaLounge
8 Maggio 2018
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