Investire nel settore auto? Per Morgan Stanley IM meglio non salire a bordo ora

di Redazione

Secondo Andrew Harmstone (Morgan Stanley IM) l’andamento economico dell’industria automobilistica dovrebbe segnare un percorso a U, con un crollo rilevante seguito da una crescita trainata dagli investimenti. Ma bisogna essere cauti nell’investire nel settore auto

L’industria automobilistica rimane una componente fondamentale dell’economia e della finanza, come dimostra la forte risonanza avuta dalla notizia della possibile fusione tra FCA e Peugeot Psa. Nonostante questo, il settore continua a registrare dati in flessione: dalle immatricolazioni alla domanda, dai margini alla produzione a livello globale.

DECLINO STRUTTURALE DELLA DOMANDA

“Il declino della domanda di autovetture sembrerebbe strutturale e non strettamente correlato ai dazi commerciali. Sembrano piuttosto essere rilevanti l’inasprimento degli standard sulle emissioni e gli incentivi pubblici stanziati per incoraggiare lo spostamento degli utenti sui veicoli elettrici. Le implicazioni economiche dovrebbero proseguire percorrendo un andamento a U, con un crollo rilevante seguito da una crescita trainata dagli investimenti” è il pensiero di Andrew Harmstone, Managing Director di Morgan Stanley Investment Management e gestore del team Global Multi-Asset.

INGENTI INVESTIMENTI ENTRO I PROSSIMI DUE ANNI

A suo parere, il settore è pervaso da una fase di cambiamento dirompente che rende sempre più tortuoso il cammino. Tuttavia, i Paesi che ambiscono ad azzerare le emissioni entro il 2025 dovranno necessariamente stanziare in tempi relativamente brevi ingenti investimenti che, a cascata, dovrebbero avere un effetto di stimolo sull’economia. “Riteniamo che tali investimenti, e i loro effetti, possano prendere forma nel giro dei prossimi due anni. Nell’immediato, e finché le quotazioni dei titoli del settore non subiranno ulteriori cali, suggeriamo cautela nella scelta di investire nel settore automobilistico” afferma Harmstone.

CONTRAZIONE DELLA DOMANDA GLOBALE

Le conclusioni a cui giunge il gestore sono frutto di un’approfondita analisi del settore e delle sue criticità strutturali che ne stanno determinando l’impasse. A cominciare dalla flessione della domanda globale di auto. Una contrazione che coinvolge in primis il mercato cinese, che rappresenta circa il 30% della domanda globale di autovetture: dopo aver archiviato una flessione del 4% nel 2018 – la prima dagli anni ’90 – ha accusato un ulteriore crollo del 12,9% su base annua nei primi 6 mesi di quest’anno.

FORTE DIMINUZIONE DELLA PRODUZIONE

A fronte della forte diminuzione della domanda si osserva un analogo declino della produzione globale di autovetture: fenomeno particolarmente evidente in Cina e in Germania, dopo questa è calata del 15% su base annua. Il Giappone è invece riuscito a muoversi in controtendenza, dal momento che figura tra i paesi più avanzati nella produzione delle vetture ibride e ad efficienza energetica. I veicoli elettrici a batteria, infatti, continuano a registrare tassi di crescita sostenuti pur partendo da una base estremamente ridotta.

L’UNICA SOLUZIONE È PASSARE AI VEICOLI ELETTRICI

“I produttori sono giunti al punto in cui non è più possibile migliorare ulteriormente il risparmio di carburante né ridurre il peso delle vetture. Pertanto, l’unica soluzione è passare ai veicoli elettrici” argomenta Harmstone. Si allunga intanto l’elenco dei Paesi che si sono spinti a prevedere obiettivi pari al 100% di vetture a zero emissioni. La Norvegia ha già annunciato il divieto di vendita di vetture a combustione interna entro il 2025. Entro il 2030 altri sei Paesi dovrebbero seguirla, mentre 11 nazioni hanno aderito alla campagna EV30@30, il cui obiettivo è di arrivare entro il 2030 ad un 30% di vetture elettriche in circolazione.

GLI IMPEGNI FINANZIARI PESANO SUI BILANCI

In un contesto del genere, nessuna delle grandi case automobilistiche può esimersi dall’investire in modo consistente nel campo delle vetture elettriche. Gli impegni finanziari presi a tal fine hanno però hanno appesantito i bilanci. Un ulteriore freno è quello dei margini di profitto, che con le auto elettriche scendono a circa la metà di quelli delle auto a benzina.

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LE SFIDE A BREVE DI CINA, GIAPPONE E STATI UNITI…

Passando in rassegna le diverse aree geografiche, Harmstone segnala le principali sfide per il breve termine. In Cina, sulla scia degli stimoli indirizzati alla ripartenza dell’industria automobilistica, il mercato potrebbe in parte stabilizzarsi, ma non abbastanza da registrare una ripresa significativa nel breve termine. Negli Stati Uniti, sebbene al momento non siano stati annunciati piani concreti per il settore automobilistico, le prossime elezioni presidenziali del 2020 potrebbero offrire l’occasione per proposte in questo ambito. Il Giappone, dal canto suo, essendo partito in anticipo ed essendo leader nel settore delle vetture ibride e ad efficienza energetica, va incontro alle minori sfide nel breve termine.

… E QUELLE DELL’EUROPA

Infine l’Europa, le cui sorti sono strettamente legate alle decisioni della Germania, data la rilevanza del settore nel paese. “A meno di un ulteriore deterioramento della crescita, la Germania non sembra al momento orientata ad intervenire, e questo nonostante un avanzo di bilancio e i timori per l’attività economica. Alla luce anche della forte incertezza determinata dalla Brexit, è pertanto improbabile che l’Europa possa registrare una ripresa generalizzata delle vendite e della produzione nel breve termine” conclude Harmstone.




FinanciaLounge
6 Novembre 2019
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