Obbligazioni investment grade, buone opportunità sul mercato primario

L’analisi del team di J.P. Morgan AM sui bond societari investment grade mostra diversi fattori di supporto all’asset class, sia in ambito fondamentale che in quello delle valutazioni.

Pur alla luce dei recenti rialzi dei rendimenti, le obbligazioni societarie USD investment grade, il cui indice offre attualmente un rendimento medio vicino al 4%, risultano ancora molto meno generose rispetto al debito governativo dei mercati emergenti, i cui rendimenti si attestano al di sopra del 6,5%. “D’altro canto, poiché le obbligazioni societarie Investment Grade non comportano i rischi generalmente associati al debito dei Mercati Emergenti, questi rendimenti potrebbero risultare appetibili per gli investitori” fa sapere il Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management.

NON È ESCLUSO UN RIALZO A SORPRESA

Non a caso, il team ritiene ancora opportuno mantenere un orientamento cauto sulle obbligazioni societarie investment grade. Ma non per questo esclude che, in particolare per motivi tecnici, si possa materializzare un rialzo a sorpresa. “Il quadro fondamentale è incoraggiante e le valutazioni sono sempre più interessanti. Negli ultimi mesi, alla luce delle preoccupazioni del livello di indebitamento netto, abbiamo continuato a ridurre l’allocazione di portafoglio al settore e ora disponiamo di risorse sufficienti per incrementare l’esposizione, concentrandoci in particolare sul mercato primario per cogliere le migliori opportunità” spiega il team.

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OPPORTUNITÀ SUL MERCATO PRIMARIO

Il cui riferimento è a quanto accaduto di recente in Europa, dove in occasione delle nuove emissioni, i sottoscrittori hanno potuto beneficiare di premi piuttosto cospicui (in alcuni casi prossimi al 30% dello spread complessivo. Più in generale, l’analisi del team sulle obbligazioni societarie investment grade mostra diversi fattori di supporto all’asset class, sia in ambito fondamentale, che tecnico e delle valutazioni.

FONDAMENTALI DI SUPPORTO

In particolare, per quanto riguarda i fondamentali, i risultati aziendali del secondo trimestre hanno confermato le solide dinamiche della crescita dei ricavi e dei profitti con rassicuranti prospettive future per gli utili delle società statunitensi ed europee. Inoltre, la leva finanziaria netta delle società investment grade statunitensi (che, come accennato in precedenza, tanto aveva preoccupato nei mesi scorsi) ha iniziato a ridursi dopo una fase di costante espansione, come certificato dalla contrazione della crescita media del debito lordo delle società non finanziarie passata da oltre il 4% del primo trimestre al 2,5% del secondo. Merito anche, e soprattutto, della riduzione delle nuove obbligazioni emesse dalle compagnie hi tech e farmaceutiche, in grado di ricorrere alla liquidità detenuta all’estero.

SPREAD SU LIVELLI ALLETTANTI

Sul versante invece delle valutazioni quantitative, il team reputa gli attuali livelli degli spread (extra rendimenti rispetto a titoli di stato omologhi) “su livelli nettamente più allettanti rispetto ai minimi di gennaio”. Basti pensare che i differenziali delle obbligazioni investment grade statunitensi sono saliti da inizio anno del 23% a 114 punti base (1,14%) e quelli europei del 41% a 121 punti base (1,21%). “Durante l’estate il rendimento dell’indice delle obbligazioni societarie Investment Grade statunitensi ha infatti superato – per la prima volta dal 2011 – la soglia del 4% e anche le scadenze più brevi del listino Investment Grade offrono un rendimento del 3,2%” puntualizza il team.

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QUADRO TECNICO CON LUCE E OMBRE

Infine, per quanto riguarda il quadro tecnico, si delinea un calo della domanda in Europa sulla scia della conclusione del programma di acquisto di obbligazioni societarie della BCE verso la fine dell’anno e una netta riduzione dei flussi di investimento provenienti dal mercato retail. “Al contempo, però, il mercato sembra assolutamente in grado di assorbire l’offerta delle società statunitensi ora che l’offerta degli intermediari è ridiscesa attorno a 1,7 miliardi di dollari dai circa 6 miliardi di un paio di settimane fa” conclude il team.

Kanizphoto / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
17 Settembre 2018
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