L’investitore passivo che scommette (a sua insaputa) sull’high tech

Chi ha puntato sugli ETF che replicano i grandi indici, come lo S&P 500, a fine 2017 si ritrova esposto soprattutto ai FANG. E’ andata bene ma una scommessa diretta avrebbe reso di più.

L’investimento passivo nel 2017 è stato sicuramente un ottimo affare. Chi ha puntato sul replicante dell’indice più importante del mondo, lo S&P 500, ha portato a casa un rotondo 20%. Chi ha fatto lo stesso con l’ETF che replica il Nasdaq è andato vicino al 30%.

La differenza tra i due è che il secondo investitore aveva abbastanza chiaro su cosa puntare, vale a dire i titoli americani high-tech. Il primo un po’ meno, probabilmente era convinto che lo S&P fosse uno specchio abbastanza fedele della Corporate America.

Abbastanza, ma non del tutto. I tecnologici infatti, che quest’anno anno fatto faville con titoli che hanno portato a casa anche il 50% e oltre, rappresentano ormai poco meno di un quarto dell’intero indice in termini di valore.

Un anno fa erano poco meno del 21% e tre anni fa meno del 20%. L’investitore sugli ETF del Nasdaq sapeva cosa voleva, quello sul replicante dello S&P un po’ meno, ma alla fine ha comprato quasi la stessa cosa, ed adesso è esposto al rischio di una correzione dei tecnologici più o meno come l’investitore sul Nasdaq.

Lo stesso succede a chi ha puntato sugli ETF dell’azionario asiatico, di fatto ha scommesso pesantemente sui tecnologici, ma forse non lo sa. Il peso dei tecnologici sull’indice MSCI Emerging Markets, fatto soprattutto di Asia, è infatti passato dal 23% di un anno fa al 28% dello scorso 21 dicembre, secondo dati riportati dal WSJ.

La media degli ultimi 10 anni è solo del 17%. Dopo la corsa dei tecnologici del 2017, l’investitore tradizionale consapevole della propria scommessa potrebbe essere tentato di portare a casa almeno un po’ del capital gain realizzato.

Ma quello passivo e meno consapevole di cosa ha comprato come fa? Non può sfoltire il proprio ETF sullo S&P 500 dai tecnologici e tenere il resto. Dovrebbe smontare tutto e ricominciare da un’altra parte, magari con una gestione attiva.

C’è poi da dire che all’interno del comparto tecnologici, e questo vale soprattutto per l’investitore passivo che ha puntato sul replicante del Nasdaq, noto come QQQ, ha in realtà puntato soprattutto su una manciata di titoli, i cosiddetti FANG —che sta per Facebook, Amazon, Netflix e la holding di Google Alphabet.

Questi quattro titoli sono infatti responsabili di gran parte dell’aumento di valore dell’indice. Apple e Facebook sono saliti nell’anno del 50% ciascuno, ben oltre quello che ha fatto l’indice.

In pratica l’investitore passivo sui tecnologici si è contentato del 28% dell’indice, mentre poteva portare a casa quasi il doppio puntando solo su questi due titoli, ma ora è esposto a un rischio che si chiama proprio Apple e Facebook.




FinanciaLounge
29 Dicembre 2017
Partner
Top