Idee di investimento – Obbligazioni – 9 settembre 2019

di Redazione

L’area dollaro è una delle poche dei paesi “core” con rendimenti positivi e per questo Treasury e biglietto verde attraggono gli investitori. Così come i titoli investment grade, mentre nel debito emergente prevale la cautela

TREASURY ALLETTANTI

La recessione è in vista? Probabilmente sì, visto che i mercati obbligazionari hanno reagito con un brusco calo all’ipotesi che la Fed ritocchi i tassi altre cinque volte entro la fine del 2020, con tagli di 25 punti base per ogni appuntamento. “Compreso l’intervento di luglio, questo si tradurrebbe in un taglio di 150 punti base su un periodo di 18 mesi, un ritmo che si è registrato solo in un’occasione al di fuori di una recessione”, spiega nell’articolo Con il Bund sottozero i Treasury acquistano appeal Jared Franz, economista di Capital Group. Un altro segnale in questo senso arriva dall’inversione della curva dei rendimenti, che si verifica quando i tassi a breve termine superano quelli a lungo termine. Ci sono però altri fattori che stanno spingendo i rendimenti obbligazionari statunitensi verso il basso, compresi i tassi di interesse negativi in Europa e in Giappone. “Le obbligazioni sono scambiate in un mercato globale, ed è possibile che gli investitori non siano soddisfatti del rendimento dei Bund decennali intorno al -0,6%. In questo contesto, i Treasury all’1,6% appaiono ovviamente molto più allettanti”, sottolinea Franz. Secondo l’esperto, con la Banca centrale europea che probabilmente spingerà ulteriormente i tassi in territorio negativo il mese prossimo, “a livello globale i rendimenti obbligazionari stanno essenzialmente agendo da ancora sui rendimenti statunitensi”. Questo fatto “può aiutare a spiegare perché il mercato obbligazionario sembra prevedere una recessione, mentre il mercato azionario statunitense resta prossimo ai massimi storici”, aggiunge Franz.

L’APPEAL DELL’INVESTMENT GRADE

Una recessione che, se e quando arriverà, probabilmente si rivelerà particolarmente difficile per i mercati del credito con rating più basso. Ma non mancano i motivi per essere cautamente ottimisti sul segmento investment grade. Lo sostiene, nell’articolo Bond investment grade: la qualità continua a pagare, il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, facendo notare che in numerose società con rating BBB il ricorso alla leva è calato durante il 2019, con un indebitamento mediano lordo che negli ultimi mesi si è stabilizzato attorno a 2,6x. Gli esperti di J.P. Morgan AM aggiungono che gli indici di copertura degli interessi denotano un ottimo andamento, a circa 10x, il che indica che le società riescono a servire il proprio debito senza difficoltà. Se le incertezze del contesto macro dovessero persistere, i tassi potrebbero scendere ulteriormente, favorendo il credito di alta qualità. Considerata l’ottima performance di quest’anno, gli investitori potrebbero chiedersi per quanto ancora potrà proseguire un simile rialzo, ma secondo il team di J.P. Morgan AM gli spread potrebbero scendere ulteriormente nonostante siano già calati di 33 pb quest’anno, anche perché ad agosto sono cresciuti di 12 pb. J.P. Morgan Am osserva che quest’anno i fondi obbligazionari che si focalizzano su attivi ad alta qualità hanno registrato flussi in entrata per oltre 10 miliardi di dollari, a riprova della forza della domanda, mentre l’offerta netta del mercato di riferimento è calata del 18%. Per gli investitori obbligazionari vuol dire che la domanda di reddito fisso di alta qualità rimane sostenuta, grazie ai fondamentali stabili e ai rendimenti ragionevolmente più elevati rispetto ai titoli di Stato, che stanno scivolando sempre più in basso. Se il contesto attuale dovesse proseguire, visto che difficilmente le tensioni commerciali si allenteranno presto, i tassi possono continuare a calare, il che andrebbe a beneficio di questa asset class per la componente duration. Se, contrariamente alle aspettative, dovesse emergere un significativo miglioramento dei dati macro come risultato di una brusca inversione dello scenario delle controversie commerciali, i tassi core potrebbero salire, penalizzando la performance. Ma, secondo J.P.Morgan AM, “con elevata probabilità il rendimento complessivo rimarrebbe positivo per effetto della compressione della componente di spread”.

LA FORZA DEL DOLLARO FRENA IL DEBITO EMERGENTE

Resta il fatto che quella del dollaro Usa è tra le poche aree dei paesi “core” dove i tassi di interesse restano in positivo, e anche per questo il cambio effettivo del biglietto verde ha raggiunto in agosto nuovi massimi assoluti. “Nonostante il taglio dei tassi da parte della Federal Reserve in luglio, l’attuale contesto di incertezza geopolitica ha sostenuto il rafforzamento del dollaro Usa, facendone prevalere agli occhi degli investitori lo status di bene rifugio”, tengono a sottolineare nell’articolo Mercati emergenti, dolori estivi con il dollaro forte gli esperti di Euromobiliare Sgr. Proprio la solidità della valuta americana, secondo loro, è stata tra le principali cause della soffoperformance dell’area emergente nel mese di agosto.

DEBITO EMERGENTE: NESSUN CONTAGIO DALL’ARGENTINA

Un contesto che non è affatto favorevole all’Argentina, che per la nona volta nella sua storia ha dichiarato default, per ora solo tecnico, perché nuovamente in difficoltà sul fronte dell’indebitamento in valuta estera. Sulla base delle analisi condotte, il team multi asset di Milano di GAM Italia Sgr scrive, nell’articolo Debito emergente: niente contagio argentino, che il crollo dei prezzi delle obbligazioni argentine ha avuto ripercussioni tutto sommato contenute sull’asset class del debito emergente denominato in valuta forte. L’allargamento dello spread verso il Treasury Usa di agosto è stato causato soprattutto dal rally del titolo americano e solo in subordine dal contagio della crisi argentina. Inoltre, osservano gli esperti di GAM, i prezzi attuali incorporano già gli effetti di una pesante ristrutturazione: le quotazioni dei governativi internazionali argentini, che costituiscono l’80% del debito totale, sono arrivate a toccare valutazioni tra 35 e 40 centesimi, a seconda delle scadenze. Gli esperti ritengono inoltre che, in una fase in cui la ricerca di rendimento è resa ardua dalle politiche non convenzionali delle banche centrali, dalla crescita limitata degli utili aziendali e da valutazioni non a sconto, i fondamentali del debito emergente nel proprio complesso rappresentino un’interessante combinazione rischio/rendimento. La conclusione degli esperti di GAM è che lo spread attuale si colloca intorno ai 380-390 punti base con un rendimento a scadenza sopra il 5%. Ricordando che rischi, specifici o globali, sono sempre presenti, come pure la possibilità di tweet poco ortodossi, il team di GAM ritiene che l’asset class del debito emergente in valuta forte continui a meritare spazio all’interno di un portafoglio ben diversificato.

kyoshino / E+


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9 Settembre 2019
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